lunedì 28 novembre 2022

Quel maledetto ponte sulle acque scure

Leopard Gecko by Carrie Warwick

Tempio delle scimmie, tarda mattinata del 13° tehner pieno (16 settembre)

Wotan si guarda intorno e sulla parete rocciosa che si innalza dalla parte opposta del crepaccio vede un caprone intento a brucare placidamente da ciuffi d'erba dai colori verde e rosa brillanti. Non riconosce le erbe, ma i loro colori lo incuriosiscono molto. Nota anche delle scimmie che li osservano dagli alberi vicini e tenta di comunicare con loro, ma queste si allontanano rapidamente quando si accorgono di aver attirato l'attenzione del westan cornato.

Bastiano volge la sua attenzione al fiume, e quando sulle rive in fondo alla scarpata nota qualcosa di inusuale - forse una carcassa - decide di calarsi senza troppe cerimonie. Rodrigo e Giannunzio reggono la corda, ma per una discesa priva di problemi avrebbe dovuto fare attenzione a ciò che gli sta intorno. Le pareti della scarpata, infatti, sono butterate da piccoli fori dai quali escono gechi (Strophurus taenicauda) che, infastiditi, sollevano la coda dalla quale emettono spruzzi di un liquido denso e maleodorante. Bastiano è talmente incuriosito e sorpreso da questo comportamento che si accorge troppo tardi del pericolo, solo quando il liquido sta bruciando nei suoi occhi. L'ondata di dolore gli fa mollare la presa, e copre i dodici metri che lo separano dal fondo della scarpata in caduta libera fratturandosi nuovamente la mano destra.

Silvy lo raggiunge agilmente senza nemmeno accorgersi dei gechi, e gli presta i primi soccorsi. Bastiano è totalmente cieco, ed a nulla valgono i lavaggi fatti dalla older con le acque del fiume - acque che sono calde ed hanno un vago odore di uova marce.

La ragazza dopo essersi accertata delle condizioni di Bastiano controlla la carcassa, che si rivela essere uno scheletro umano risalente a diverse decine di anni prima. Rinviene una tavoletta di argilla spezzata in due con delle iscrizioni incomprensibili. Le intasca senza dire nulla agli altri.

Con l'aiuto del gruppo, dopo che Wotan ha calmato i gechi, Bastiano viene issato a peso morto: gli eventi l'hanno fatto cadere in un profondo stato di apatia, tale che non tenta nemmeno di scalare la parete.

Wotan e Rodrigo si allontanano alla ricerca di un qualche rimedio per far recuperare la vista al compagno. Gli altri si adoperano per attraversare il ponte: sembra solido, ma anche molto vecchio.

Aileen estroflette dei tentacoli di materia oscura che la portano in volo dall'altra parte del ponte, come fossero trascinati dal vento. Così facendo aiuta gli altri a tendere una corda lungo il ponte, in modo da aiutare Bastiano nella traversata. Il Contrari attraversa gattoni borbottando fra sé e sé. Aveva immaginato questo momento in modo ben diverso: lui ultimo baluardo sul ponte a proteggere l’avanzata dei compagni dentro il tempio, a cacciare in acqua a colpi di spada orde di cavalcalupi al di là del parapetto... non certo cieco e monco a gattonare su di un maledetto ponte pericolante. A metà del tragitto una folata di vento gli fa mancare la presa e per un soffio non finisce in acqua. A quel punto un Nimrod ben più grande del solito è inviato da Diomira a trarlo in salvo. Il falco afferra delicatamente l’esausto Bastiano e lo appoggia sull’altra sponda. Il guerriero si abbandona sconsolato al salvataggio poco onorevole.

Giannunzio non è più fortunato: mette un piede in fallo e nonostante i suoi tentativi di riprendere l'equilibrio precipita in acqua. In quel momento Yelena lancia un grido di angoscia, preoccupata per il nordan, e in un rombo di tuono sparisce per riapparire al suo fianco. L'energia elettrica prodotta dallo spostamento folgora entrambi e la ragazza sviene. Giannunzio subisce la scarica senza scomporsi troppo, e con possenti bracciate trae in salvo la ragazza, che da soccorritrice si è ritrovata ad essere soccorsa.

Nel frattempo Wotan e Rodrigo trovano alcune erbe medicinali adatte ad un decotto per la cura della vista. Prima di tornare sui loro passi vedono - non visti - un cavalcalupo solitario in perlustrazione. Decidono di tornare al tempio senza attirare l’attenzione

Silvy fa un calco con la matita della tavoletta e chiede a Diomira di esaminarlo. La scrittura è composta da simboli che nessuno dei presenti conosce, ma ricordano quelli visti al tempio del guado. Secondo Diomira non è legato ad alcuni rituale magico, ma comunque ha a che fare con la religione.

La pietra blu punta dietro alla parete rocciosa, quindi il posto è quello giusto.

L'ingresso è sbarrato da un portone alto sei metri e largo cinque. Due grossi anelli di roccia, dall'aspetto molto robusto, sono appesi a cinque metri di altezza. Si accede a questa porta tramite tre gradini insolitamente alti e Diomira vi riconosce subito una trappola. Se non si apre la porta in modo corretto da alcuni fori nei gradini fuoriescono delle lance, o forse delle frecce. Sulla porta sono incisi bassorilievi di scimmie, tra le quali se ne riconosce una più grande delle altre verso la quale le altre sembrano avere molto rispetto. La scimmia più grande ha una corona sottile in testa. In due immagini speculari incise sulle colonne questa scimmia - riconoscibile solo per la corona - sta usando un lungo bastone per raccogliere dei frutti tondi - forse dei cachi.

Anche Wotan e Rodrigo, una volta tornati, incontrano difficoltà nell'attraversare attraversare il ponte. Wotan fa un tuffo prima di riuscire a passare dall’altro lato. Rodrigo è più sfortunato e per ben due volte finisce di sotto slogandosi una caviglia. Alla fine decide di attraversare a nuoto anche lui, non prima di aver schiantato e distrutto il primo dei tre tronconi del ponte. Lo fa soprattutto per un eccesso d'ira, ma anche per complicare la vita ad eventuali cavalcalupi che volessero raggiugnerli.

Aileen sale sulla parete rocciosa, sempre aiutata dai nastri di buio, ed osservando i dintorni dall’alto nota che alcune scimmie, all’ennesimo suono di corno, sembrano reagire spaventate. Durante la discesa raccoglie le erbe che interessano a Wotan: si rivelano essere fusti carnosi verdi striati di rosa brillante, con un odore intenso fra anice e cipolla. Il westan vi riconosce una pianta dalle eccellenti proprietà repellenti contro i parassiti. Aileen consegna uno dei due fusti raccolti a Yelena in modo che venga consegnato in Corporazione.

Giannunzio e Rodrigo divelgono anche il terzo troncone del ponte, e ne ricavano delle lunghe assi da usare - eventualmente - per discendere nella scarpata una volta ispezionato il tempio. Ma prima intendono utilizzarli per alzare contemporaneamente i due batacchi e bussare all'enorme portone. Chissà chi sarà ad aprir loro la porta...

Fine quarantaquattresima puntata.


Diario a cura di Bastiano
Revisione a cura di Ohmnibus
Immagine by Carrie Warwick

lunedì 21 novembre 2022

Marcia forzata

The little monkey by Junling Wang

Giungla di Tiwia, pomeriggio del 13° sener pieno (13 settembre)

La marcia nella giungla prosegue fino a sera, senza tracce evidenti di passaggio di cavalcalupi (ma forse di qualche altra creatura).

Mentre si allestisce il campo Wotan e Silvy vanno in cerca di erbe. Il westan le consegna il mortaio che lei gli ha chiesto giorni prima. La avverte però che l'oggetto non potrà essere mai usato per schiacciare animali o insetti, pena le ire della sua dea. Silvy parla anche della sua ricerca delle erbe che dovrebbero rendere giganti, e Wotan si offre di parlare con il maiale gigante di Torana per chiedergli una descrizione dell’erba che lo ha ingrandito. Tuttavia il fatto è avvenuto troppo tempo fa e Silvy dubita che l'animale possa ricordarsi qualcosa.

Preparato il campo, Yelena prende da parte Bastiano e lo redarguisce per il suo comportamento spericolato sul ponte: lasciando la cima e correndo verso i cavalcalupi si è messo messo in serio pericolo senza una ragione valida. Lui sembra molto dispiaciuto e la notte dorme così male da svegliarsi peggio del solito.

Giungla di Tiwia, pomeriggio del 13° nehener pieno (14 settembre)

La notte è passata senza troppi problemi e la compagnia si è rimessa in cammino in direzione sud-est. Nel pomeriggio si iniziano a sentire, provenire da una grade distanza, suoni di corna da nord-ovest. La compagnia si sente braccata.

Rodrigo trova un luogo ben difendibile, adatto a montare il campo, e insieme a Carenna si occupa di preparare delle trappole lungo il perimetro.

Bastiano, Silvy ed Aileen si imbattono in una radura di fiori odorosi che si rivelano essere cipolle. Nella radura ci sono anche patate, ed i tre riescono a raccogliere abbastanza viveri per almeno quattro giorni.

Bastiano vorrebbe farcire dei bocconi di carne di oppio (che secondo lui dovrebbe avere proprietà soporifere) per abbandonarli nei pressi del campo in modo da mettere fuori qualche cavalcatura. Ma la sua battuta di caccia non è fortunata: trova solo una rana, e quando si incaponisce di volerla usare comunque come boccone avvelenato completa il disastro imbrattandosi le mani con i resti del povero anfibio.

Su suggerimento di Yelena si cerca di capire quale offerta potrebbe essere fatta ai cavalcalupi per poter aprire un dialogo. Secondo Bastiano restituire la scheggia azzurra che hanno trovato dopo il primo incontro con i cavalcalupi potrebbe essere la soluzione ideale, ma Diomira ha già preso in considerazione l'idea, scartandola: non ha alcuna intenzione di restituire l’oggetto. Sempre Diomira suggerisce che potrebbero preparare del pesce frollato nella torba, o costruire talismani simili a quello trovato sulla scogliera di Torana.

Diomira insiste per fare il turno di guardia con Aileen, e con l'intenzione di fare una chiacchierata finisce per farle un interrogatorio: da quanto sa controllare le ombre? Come fa? Con quali scopi le usa? Quali sono i suoi principi etici e morali? Aileen resta sulla difensiva, facendo notare sempre più esplicitamente a Diomira che non sono affari che la riguardano e che dovrebbe pensare a sé stessa. Diomira è convinta che nelle risposte di Aileen si nasconda una natura utilitaristica, e la etichetta come tale.

Nonostante le distrazioni la notte passa senza sorprese.

Giungla di Tiwia, tarda mattinata del 13° tehner pieno (16 settembre)

Le due giornate precedenti sono state piuttosto simili tra loro. Il suono di corni in lontananza, il senso di essere braccati, i febbrili preparativi di Rodrigo e Carenna per mettere al sicuro il campo. Verso sera Aileen ha scorto un piccolo fiume a circa 10 km a sud, ed il giorno dopo si mettono in cammino verso quel punto - che corrisponde a quello indicato dalle pietre.

Il gruppo è più che mai sul chi vive. I cavalcalupi potrebbero piombare loro addosso da un momento all'altro, ma i movimenti che intravvedono nella giungla si rivelano essere solo scimmie. In effetti in questa zona sembrano essere molto più numerose che altrove, sebbene restino sempre alla larga dalla compagnia.

Infine giungono al fiume. La sua larghezza varia dai sei ai quindici metri, e scorre in fondo ad una scarpata di circa 12 metri. Nella parte dove la distanza tra i bordi della scarpata è maggiore è stato costruito un ponte di legno composto da tre sezioni poggianti su due rocce che fanno da pilastro naturale. Il ponte conduce ad uno spiazzo creato sul fianco della collina. In questo spiazzo è ben visibile un enorme portone fiancheggiato da quattro colonne istoriate con scimmie.

Intanto dalla giungla continuano ad arrivare i suoni dei corni, che sembrano essere almeno quattro. Ora che le distanze si stanno accorciando potrebbe essere una buona idea inviare qualcuno a spiarli, secondo Bastiano...

Fine quarantatreesima puntata.



Diario a cura di Bastiano
Revisione a cura di Ohmnibus
Immagine by Junling Wang

lunedì 14 novembre 2022

Le tre chiavi

Jungle Bridge by Connor Rigby

Tempio del guado, pomeriggio del 13° ahner pieno (11 settembre)

Giannunzio si mette subito al lavoro ispezionando i grossi blocchi raffiguranti un volto. Nota che negli occhi deve esserci un qualche meccanismo, mentre sopra ad ognuno c'è un incavo grande come un pugno, di forme differenti: rotondo, quadrato e triangolare.

Il disco sulla parete di destra ha delle incisioni ricorrenti, rappresentanti delle iscrizioni. Diomira esclude possano essere riferite ad una qualche divinità da lei conosciuta, e guardando bene nota che la ciclicità dei simboli è solo apparente: ogni ciclo contiene delle differenze sottili ma certamente intenzionali dal precedente.

Aileen scopre che sotto il pelo dell'acqua ci sono dei buchi di venti centimetri di diametro, due in direzione dell’edificio e altri due in direzione dell’esterno, questi ultimi sono otturati.

Bastiano, affascinato dalle figure geometriche della facciata, si allontana per avere una visione di insieme e riconosce un volto stilizzato in cui la porta rappresenta la bocca.

Wotan nel frattempo esamina nel dettaglio la porta e nota alcune piccole rocce trasparenti che con tutta probabilità rappresentano un meccanismo ad attivazione ottica per l'apertura. Inoltre si rende conto che non può essere un caso che questi sensori siano all’altezza degli occhi delle statue. Non capacitandosi di come ciò possa accadere, Wotan cerca inutilmente di ruotare e spostare i blocchi con i volti, finché Rodrigo non controlla accuratamente e conferma che i blocchi sono costruiti sul terreno, privi di rotaie o altri meccanismi per muoverli.

Si procede alla pulizia dell’area: dalle pareti vengono rimosse le radici, i canali di scolo vengono disostruiti e l'acqua viene fatta defluire. Le iscrizioni sulla ruota secondo Wotan rappresentano un calendario. Il deflusso dell'acquitrino mette in luce una grande quantità di detriti e fanghiglia tra i quali Rodrigo e Carenna rinvengono un antico scheletro umano in pessime condizioni.

Giannunzio ha una illuminazione e si chiede se l'oggetto sferico preso al Tempio del Naga sia delle stesse dimensioni di uno degli incavi sopra le grosse facce. Non solo Yelena pensa di sì, ma confessa che tale oggetto non è rimasto alla Corporazione come concordato, bensì è nascosto nel suo zaino su consiglio dell'ing. Bo Frontogru. Avvicinandosi all'incavo l'oggetto inizia a ronzare rumorosamente, e giunto a pochi centimetri le sfugge dalle mani per posizionarsi in una delle scanalature. Gli occhi della faccia si aprono emettendo una debole luce azzurra.

Risulta chiaro a tutti la necessità di altre due “chiavi”, probabilmente ubicate nei punti indicati dalla chiave stessa, tanto più che il tempio del guado ne risulta al centro. Cosa nasconderà di così importante questo tempio se per accedervi sono necessarie chiavi così distanti tra loro? Delle armi? La tomba degli eroi? O forse, come suggerisce Silvy, è la prigione di un'enorme creatura?

Si decide di mandare in ricognizione Nimrod, il fidato falco di Diomira. L'edificio si estende per alcune decine di metri e poi poggia in uno sperone roccioso che si alza di una decina rispetto alla costruzione. Il tetto è completamente invaso da alberi e vegetazione, tanto da renderlo indistinguibile dalla giungla circostante.

Bastiano decide di scalare la parete ed ispezionare accuratamente la parte superiore nella speranza che le radici abbiano aperto un varco. Lo accompagnano in questa ricerca Diomira, che lo raggiunge con un balzo innaturalmente alto, ed Aileen che sale aiutata da inquietanti tentacoli neri che le spuntano dalle spalle. Gli altri oramai sono abituati a tutto e non si stupiscono più di tanto.

L'ispezione si rivela infruttuosa, ma prima di scendere Aileen si accorge che anche nel centro del cortile, sebbene ancora nascosto dai detriti, si cela un volto stilizzato di cui le statue rappresentano gli zigomi ed il mento.

Una volta tornati di sotto, Bastiano effettua ulteriori ricerche nel punto di incontro degli sguardi delle statue. Sotto la melma percepisce delle scanalature nel terreno, ma non capisce se si tratta di incisioni o semplicemente la traccia tra due blocchi vicini. L'idea di ripulire il cortile viene subito accantonata a causa del tempo che una tale operazione richiederebbe.

Nel frattempo la fanghiglia ha iniziato ad asciugarsi emettendo un odore molto intenso, misto tra palude, torba e decomposizione.

Rodrigo propone di abbattere il portone a picconate. Diomira lo esamina e con tono grave ed oltremodo serioso dichiara "strane forze sono all'opera in questo luogo", tanto basta a Rodrigo per desistere dai suoi intenti.

Giunta la sera, si decide di preparare l'accampamento fuori dal cortile del tempio. L'indomani si partirà per il sito a sud, nella speranza che il fiume volga in quella direzione per impiegare meno tempo.

Tempio del guado, pomeriggio del 13° sener pieno (13 settembre)

Il giorno prima la compagnia ha dovuto abbandonare il fiume perché deviava ad ovest, e dopo un'altra giornata di cammino la strada viene sbarrata da un altro fiume, che scorre verso est in fondo ad un canyon di circa 20 metri.

Mentre si discute se cercare un passaggio a monte o a valle, Wotan vede a poca distanza un ponte di legno e corde parzialmente inglobato nella vegetazione. Sembra molto vecchio ed in disuso, ma anche abbastanza robusto da permettere il passaggio. Bastiano, assicurato ad una corda, decide di andare per primo, ma quando si trova a metà strada quattro cavalcalupi sbucano dall’altro capo del ponte e lo bersagliano di frecce avvelenate. Mentre i suoi compagni rispondono all'attacco, lui accecato dall'ira si libera dalla corda e si scaglia sui nemici con l'intento di catturarne uno - ed uno solo. Ha troppe domande sull'occhio e deve avere risposte a tutti i costi.

Appena giunto in corpo a corpo, però, scorge una strana figura metà umanoide e metà bestia delle dimensioni di un cavalcalupo. La figura batte a terra il suo bastone sibilando parole incomprensibili, e la zona rocciosa dove è ancorato il ponte si stacca dalla parete, precipitando. Bastiano con un colpo di reni evita l'ultima salva di frecce e si lancia in salvo; non altrettanto fortunati sono i cavalcalupi, che precipitano nel vuoto.

Bastiano cerca di raggiungere la strana creatura, ma questa è protetta dalla fitta vegetazione, e prima che lui possa metterle le mani addosso questa si dissolve come un'intreccio di radici che si ritirano nel terreno. Diomira, che era giunta in aiuto di Bastiano con uno dei suoi balzi, sarà l'unico altro testimone di questo evento oltre il combattente.

Passano alcuni minuti di silenzio interrotti dalle imprecazioni di Bastiano, che pur di raggiungerla avrebbe appiccato le fiamme alla giungla. Quando è ormai chiaro che non ci sarebbero state altre interazioni con i cavalcalupi si cerca un modo per attraversare il canyon.

Silvy si propone per scende lungo il ponte ed assicurare alcune corde all'estremità penzolante. Aileen, che può spostarsi nell'aria con l'aiuto di inquietanti tentacoli d'ombra, si occupa di trasportare a Diomira e Bastiano le cime. Infine Diomira dà sfoggio di un'impressionante energia nascosta e, trasfigurata nel volto dallo sforzo, riesce ad issare il ponte prontamente assicurato da Bastiano ad altri alberi della giungla.

Dopo poco il gruppo è dall'altra parte del canyon.

Fine quarantaduesima puntata.


Diario a cura di Bastiano
Revisione a cura di Ohmnibus
Immagine by Connor Rigby

lunedì 7 novembre 2022

Troppi galli nel pollaio

Ovidio Benson ([#002] by Olga Slyusareva)

Torana, sera del 12° sener pieno (6 settembre)

Durante la preparazione della cena il gruppo discute il da farsi. Diomira con grande sforzo mentale esclude con sufficiente certezza che il simbolo dell’occhio fosse presente nei graffiti della grotta del naga, ora crollata.

Carenna porta una torta di patate per i compagni vegetariani, sperando ed ottenendo l'apprezzamento di Silvy. Poco dopo arriva anche Ovidio, per il quale Diomira ha riservato un posto vicino a Carenna. Giannunzio notando che i due sono seduti vicini e forse risentito dal rifiuto della donna ottenuto quel pomeriggio, si siede sguaiatamente tra i due irrompendo nella loro conversazione. Ma non sembra essere l'unico interessato a quella conversazione: Silvy poco prima aveva avuto uno screzio con il nordan per la questione della "fiamma condivisa", che lui aveva ritenuto questione di poco conto mentre per la older rappresenta un grosso cambiamento nel suo stile di vita. Lei decide allora di ripagarlo con la sua stessa moneta concentrandosi fortemente nel tentativo di avvampare... riuscendoci. Anche Giannunzio avvampa. Tutti saltano in piedi, Giannunzio per la sorpresa, tutti gli altri per lo spavento, soprattutto Ovidio che cade sulla schiena. Diomira prende molto male la situazione, che reputa a ragione un grave rischio per i presenti e per l'edificio della Chiesa del Nuovo Ordine, completamente in legno. Seguono attimi di tensione quando Giannunzio afferma di non essere avvampato per sua volontà. Yelena si preoccupa che il potere possa sfuggire al suo controllo, ma quando Silvy confessa la situazione si tranquillizza (anche se Diomira resta piuttosto scontenta dello "spirito scherzoso" di alcuni membri della compagnia).

Yelena, scortata da Bastiano, si accomiata per prima per portare in Corporazione tutte le importanti informazioni sull’occhio, nella speranza che queste siano di aiuto alle ricerche. Diomira fa conoscenza con le dodici anime salvate dai lavori forzati e aiuta come può quelli di loro che iniziano a mostrare i primi segni di astinenza da oppio.

Giungla di Tiwia, sera del 12° nehener pieno (7 settembre)

Dopo essere partiti con le prime luci del sole, il gruppo raggiunge il campo di papaveri dove non sembra essere cambiato nulla da quando l'hanno lasciato. Si decide per seguire le tracce lasciare dai banditi durante la fuga. La direzione delle tracce però è opposta a quella stabilita per il viaggio, quindi dopo alcune centinaia di metri - dopo aver valutato la strada presa dai banditi - si ritorna sui propri passi.

Giungla di Tiwia, pomeriggio del 12° tehner pieno (9 settembre)

Dopo due giorni di cammino la compagnia giunge ai resti del serpente enorme all'interno del quale è custodita la tomba del Re Gorundo. Bastiano si accerta che nessun occhio sia comparso sui resti della gigantesca creatura, e si convince che si tratti di un culto seguito solo dai cavalcalupi (dimenticando che gli stessi simboli esistono anche nella Repubblica di Barianor).

Si attraversa quindi il lago e Wotan acconsente a soffiare nel fischietto donatogli da Rephona per invocare l'aiuto dei hroak. Dal fischietto non sembra uscire nessun suono, fatto sta che dopo pochi minuti arrivano quattro hroak, ai quali chiedono udienza con la regina.

L'udienza viene accettata e si tiene la sera. Sembra che gli hroak non conoscano il simbolo dell'occhio, né hanno visto il passaggio della cometa, ma informati dell'evento entrano subito in agitazione e dicono che non c'è altro tempo da perdere: occorre recarsi sul luogo dell'impatto prima dell'avvento del grande serpente ed emulare le gesta degli antichi eroi.

Gli hroak si offrono di scortare il gruppo lungo il fiume per farli muovere più velocemente "almeno fino alle barriere, dove l'acqua scende dal cielo". La compagnia accetta l'idea ma non l'aiuto.

L'atmosfera si gela quando Wotan racconta candidamente alla regina che la promessa di mantenere segreta l'esistenza degli hroak non è stata mantenuta. Seguono interminabili attimi di silenzio in cui - probabilmente - la regina e Yelena comunicano telepaticamente. Dopodiché la regina - sempre tramite Pepe - si dice amareggiata, ma quel che è fatto è fatto e non c'è altro tempo da perdere.

Prima di congedarsi, da una domanda di Bastiano si viene a sapere che il generale Jabka, insieme ad alcuni fedelissimi, ha preso le distanze dalla regina e non si sa di preciso cosa stia facendo.

Giungla di Tiwia, pomeriggio del 13° ahner pieno (11 settembre)

Il gruppo ha esplorato il resto del lago e si è inoltrato in uno dei due rami principali che lo alimentano. L'idea è quella di recarsi sul luogo dell'impatto della cometa e nel frattempo seguire le indicazioni delle pietre azzurre.

Così facendo giungono in una zona dove il fiume si allarga e il fondale si abbassa, l’acqua è limpida e sarebbe un buon posto per un guado.

Abbandonate le imbarcazioni in secca, dopo poco viene raggiunta la prima meta del viaggio. Si tratta di una sorta di sito archeologico: degli affioramenti di strutture costruite da creature senzienti e i resti di una strada simile a quella nei pressi della grotta del naga. Seguendola si giunge ad una struttura molto più grande che potrebbe essere un tempio. Una sorta di ingresso allagato da due palmi di acqua ricoperta di una vegetazione verde brillante che la fa sembrare un prato. L'antro è circondato da mura per tre lati e mezzo, e dalla pozza si stagliano tre blocchi alti circa due metri rappresentanti volti rivolti verso il centro. Due si guardano vicendevolmente e il terzo dai piedi di una scalinata guarda verso l’ingresso dell’area. La scalinata alle sue spalle sale verso un portone abbellito da figure geometriche che sembra però murato, e le pareti laterali sono in procinto di essere lentissimamente inglobate da radici di possenti alberi. Nella parete di destra c'è un'enorme iscrizione circolare incisa nella parete, ma i cui dettagli sono resi illeggibili dall'intrico di vegetazione che la ricopre.

Fine quarantunesima puntata.


Diario a cura di Bastiano
Revisione a cura di Ohmnibus
Immagine by Olga Slyusareva