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lunedì 26 novembre 2018

[RdL] Epilogo

One for Sorrow by ReneAigner

Luogo sconosciuto

Anudahabi riapre gli occhi. Si rende conto di avere ancora il braccio alzato, ma la spada ricevuta da Eracleo non c'è più. In verità nulla dei suoi possedimenti esiste più, c'è solo lui, avvolto da una veste che sembra essere composta di una densa nebbia color del temporale. Si guarda intorno, ma non scorge nulla. Nemmeno il pavimento esiste, ma stranamente questo non lo sconvolge. Si incammina in una direzione, l'unica e la più ovvia, come se avesse sempre saputo dove andare.
In lontananza appare qualcosa... uno scranno, forse? Sì, uno scranno, dove è seduta una donna. Si avvicina. I capelli neri incorniciano un volto perfetto, pallido e rigato da lacrime. Emana una sensazione di tenera tristezza.
Colto da un fortissimo senso di riverenza, Anudahabi si ferma a qualche passo di distanza, ed è sul punto di inginocchiarsi quando la donna si alza e avvicinandosi prende le sue mani. "Figlio mio, non ti inginocchiare"
"Ma... madre Anui?", balbetta timoroso Anudahabi. Le labbra della donna per un istante sembrano increspate da un sorriso.
"Figlio mio, ci hai donato il più nobile dei sacrifici. Con esso hai lacerato il nostro cordoglio ed hai sanato quello che non avevamo il permesso di sanare", sussurra mentre avvolge Anudahabi in un abbraccio materno. "Il tuo nome non sarà mai dimenticato, né il tuo spirito corrotto, perché il tuo gesto ha risparmiato la fine di molti, e di questo la signora del lutto ti è grata."
Mentre la donna pronuncia queste parole, Anudahabi viene avvolto da un senso di completezza ed appagamento. Ed è nella beatitudine di queste sensazioni che si addormenta.

Torralta, pomeriggio dell'8° Ahoer pieno (11 agosto)

"Lord Vorgèl, abbiamo messo in sicurezza Torralta. I brone che non si sono arresi sono stati sopraffatti. Pensiamo che i generali si siano asserragliati nelle stanze che furono di Lord Raleste. Non rispondono alle nostre richieste, ma non abbiamo sfondato le porte in nome dell'etichetta militare."
Lord Vorgèl ha l'aria pensierosa mentre impartisce ordini a destra e a manca. L'esultanza della vittoria condivisa tra i suoi uomini è, ai suoi occhi, conseguenza di un colpo di fortuna, e questo mette in discussione le sue capacità di leader. La possibile presenza di ostaggi di alto grado lo risolleva appena.
"Andiamo a vedere se si negheranno a me", risponde al sergente che gli sta di fronte, che scatta sull'attenti e fa dietro-front quasi in un unico movimento.
Arrivati sul posto Lord Vorgèl bussa vigorosamente.
"Sono il Lord Tilean Vorgèl, terzo del mio nome e signore di questa marca. In nome dell'etichetta militare vi impongo di arrendervi e di consegnarvi come prigionieri senza opporre resistenza. Sarete trattati come consono al vostro lignaggio secondo le convenzioni stabilite tra i nostri Imperi"
Nessuna risposta.
"Sfondate la porta", sentenzia il Lord rivolgendosi ai suoi uomini.
Due soldati prendono a spallate la porta, inutilmente. Poi, senza scomporsi, si armano di una panca presa lì vicino e la usano come ariete. Dopo pochi minuti la porta cede e i due, insieme al sergente e ad altri quattro uomini, entrano nella stanza.
Dopo pochi istanti il sergente esce nuovamente, e con il volto greve fa un cenno di diniego al Lord.
"Dannazione...", impreca Lord Vorgèl, entrando a sua volta.
La camera è relativamente spartana per essere appartenuta al signore di Torralta. Un semplice letto, una piccola libreria, armadi in legno scuro, bauli, ed un ampio scrittoio, verso il quale il Lord si avvicina a grandi passi.
"Purtroppo non hanno lasciato nulla, mio Lord", dice il sergente alle sue spalle, "Tranne quello", aggiunge indicando un piccolo scrigno intarsiato.
Lord Vorgél lo prende in mano. A giudicare dal peso c'è qualcosa dentro. Lo apre, e per un istante vede sé stesso fissarsi attraverso lo specchio all'interno del coperchio, poi il suo sguardo viene rapito dalla piccola ballerina che si è alzata - come se fino a quel momento fosse accucciata - nel momento in cui ha aperto lo scrigno, iniziando a roteare su sé stessa. Ma, invece della melodia di un carillon, lo scrigno diffonde la voce di uno sconosciuto con accento brone:
"...e quindi voi siete dei mercenari. Parlate la lingua del denaro, uh? E ditemi, quanto vorreste per passare dalla nostra parte? O anche solo per tenervi fuori dai piedi?"
"Beh, ad essere sincero", risponde una voce che il Lord riconosce immediatamente, "purché mi sia garantita l'incolumità, sarei anche disposto a farlo gratis..."
Lord Vorgèl chiude con malcelata calma lo scrigno, trattenendosi dallo scagliarlo a terra, poi sibila:
"Portatemi quel traditore di Medòm."

Una stanza buia, mattino dell'8° Tehner pieno (12 agosto)

Il llud con innesti tecnologici non è rilassato come l'ultima volta che si è messo di fronte alla telesfera. Né, quando l'apparecchio si illumina, lo sembra il brone rappresentato al suo interno.
"Che diavolo è successo?" sbotta il brone, senza tanti preamboli.
"Dannazione Kudrow, non cominciare. Non è che a me faccia piacere come si siano risolti gli eventi..."
"Risolti? RISOLTI?!? Ti rendi conto di quello che succederà adesso?"
"Certo che me ne rendo conto, faccio già molta fatica a tenere a freno l'impazienza dell'Imperatore..."
"Lo voglio ben credere!" lo interrompe Kudrow. "Adesso che ai suoi occhi siete avanti tecnologicamente rispetto a noi, non mi aspetterei altro! Piuttosto sbrigati a farci arrivare quegli schemi! Abbiamo bisogno di quegli scudi altrimenti la Battaglia dei Guadi diventerà una barzelletta in confronto a quello che succederà nei giorni a venire!"
"Adesso calmati, non c'è fretta..."
"Accidenti se c'è fretta!" ancora una volta Kudrow interrompe Mantar. "Il nostro leader è andato giù di testa, ha intenzione di mandarvi addosso tutte le corazzate volanti di cui disponiamo, ed io non voglio sacrificare tutto quel buon materiale a causa di un TUO errore!"
"Non si tratta di un errore, ma di un tradimento. Sta sicuro che il colpevole verrà punito in modo esemplare. Per quanto riguarda la fretta, sto cercando di trattenere l'entusiasmo dell'Imperatore inventando fandonie sui tempi di raffreddamento delle nuove armi e robe simili. E non posso passarti così i progetti sugli scudi, risulterebbe troppo sospetto. Nemmeno noi saremmo in grado di svilupparli in così poco tempo..."
"Che significa "nemmeno noi"? Stai dicendo che siete meglio di noi?"
"Sto dicendo, caro Kudrow, che bisogna agire con discrezione. E' quando le cose si mettono male che siamo in grado di dare il meglio di noi stessi. Tu occupati di tenere a bada l'impetuosità del vostro leader, io penserò a rallentare il nostro. Vedrai che le perdite saranno minime, probabilmente non arriveremo oltre Fezil prima di aver ristabilito l'equilibrio."
"Sarà meglio Mantar, sarà meglio. In gioco c'è il nostro accordo, e tu non vuoi che venga violato. A risentirci" conclude Kudrow, interrompendo il collegamento.
"Non ci contare troppo, pallone gonfiato." risponde Mantar allo schermo vuoto. "Ora," - riprende - "di certo Eracleo è un tipo in gamba, ma non così in gamba. Deve aver avuto dei complici. Non mi resta che trovarli... e poi arriva la parte divertente."

Pressi di Torralta, mattino del 9° Ahoer pieno (18 agosto)

"Lascia stare, sono sicuro che il sergente ce l'ha con me." bofonchia Aubec.
"Perché ne sei così sicuro?" replica l'amico Kiltar, spostando un'altra pesante pietra.
"Aiutami con questa... uff! Beh, intanto perché ci ha mandati qui. Cosa diavolo dovremmo trovare tra le macerie di quella... cosa? Sono macerie di macerie, capisci? Eppoi, ad essere del tutto sinceri, sono stato io a pisciargli nella borraccia", conclude Aubec con un sorriso perfido.
"Ah, ma allora è vero che è successo! Che i naga ti piglino, da quel giorno è stato ancora più bastardo di quanto non lo fosse già!"
"Eheh... se c'è qualcuno che si merita uno scherzo del genere è il sergente Vadolino. Conosco Olmer che è ai comandi di Bastanio, e a loro per esempio non hanno mai..."
"Shhh! Cos'è stato?"
"Cos...? Per gli dèi, lì c'è qualcosa che si muove!", esclama Aubec facendo un salto in dietro ed estraendo la spada corta.
Kiltar si avvicina al rumore, e nota delle pietre muoversi. Ne scosta una e sotto spunta una mano di bambino che cerca di arrancare l'aria. I due si mettono a scavare freneticamente per estrarlo dalle macerie. "Che mi prenda un'accidente... come fa ad essere ancora vivo dopo una settimana?", si stupisce Aubec.
Si rivela essere una bambina. E' lurida di terriccio e pietrisco, ma sembra star bene, anche se non accenna ad aprire gli occhi. La sua vocina squillante si diffonde nell'aria:
"Buongiorno signor Beige, buongiorno signor Indaco. Potrei avere un po' d'acqua?"

Immagine (c) by René Aigner

lunedì 30 luglio 2018

[RdL] La battaglia di Torralta, parte 3

Shadow of the Colossus by ChasingArtwork
La terra trema preannunciando l’arrivo dei colossi. Superano le colline, gettando la loro ombra di terrore sulle truppe llud. Per alcuni lunghi minuti sia llud che brone sono pietrificati dalla presenza di queste creature immense che avanzano incuranti di ciò che le circonda.

Bodo ed Anudahabi si allontanano dal campo di battaglia, alla ricerca di una posizione adatta per avvicinarsi ad uno dei colossi presso una collina vicina.
Armida, che era a bordo della tempesta, scende a terra con uno dei dispositivi di trasporto cilindrici. Vede Bodo ed Anudahabi e si unisce a loro.

Medòm, che ha visto più battaglie della maggior parte dei soldati, non si lascia distrarre dai colossi e cerca un’arma sostitutiva tra quelle dei caduti. Lancia un’ultima occhiata al campione corazzato, e giudicando le sue armi inefficaci si muove alla ricerca di un altro avversario.

La Tempesta ha abbastanza energia per non precipitare ma non sufficiente per volare, per cui resta poggiata al fianco della collina come un enorme dirigibile ancorato a terra per un’estremità. L’ammiraglio Hardar dà ordine di far fuoco, ed uno dei piccoli velivoli aerostatici viene inghiottito nel buio. Il colosso che seguiva questo velivolo si ferma improvvisamente dando l’impressione, seppur privo di occhi e di lineamenti, di guardarsi intorno stupito.

Sir Marton, seguito da altri tre Ammazzagiganti, si scaglia sul colosso spaesato con un urlo di guerra. Abbattono la violenza dei loro magli dapprima sul piede destro, poi, con evoluzioni degne di acrobati circensi, raggiungono il ginocchio corrispondente. Il colosso sembra essere più incuriosito che infastidito dagli attacchi.
Anudahabi, Bodo ed Armida ne approfittano per avvicinarsi al lato sinistro.
Lo sciamano estrae con la destra la spada ricevuta da Eracleo, e con la sinistra il medaglione di Medòm: il nordan l’aveva in precedenza dato a Bodo per non rischiare di perderlo durante le cariche, e Anidahabi l’aveva sottratto all’arciere nottetempo.
Lo sciamano auran invoca l’aiuto della dèa della morte Anui, gridando “una vita per una vita!”, e poi accade: viene avvolto dalla luce fino a diventare luce egli stesso, così intensa da costringere tutti nel campo di battaglia a chiudere gli occhi. Meno di un istante, poi il silenzio cade come un velo sulla valle. I colossi si immobilizzano. Dapprima alcuni detriti si staccano dal loro corpo, poi altri ed altri ancora, con frequenza crescente, fino a divenire un vero e proprio crollo strutturale.

Bodo ed Armida riaprono gli occhi, e ammiccando si accorgono che Anudahabi non c’è più.

Sir Marton, alla caduta del primo detrito si desta immediatamente dallo stupore e grida ai suoi uomini - ma anche a Bodo e Armida - “Crollo imminente!”
I sei si mettono in fuga immediatamente, mentre dalle loro spalle arrivano come proiettili prima sassi, poi macigni, ed infine la valanga di macerie di ciò che resta del colosso.

Passano alcuni minuti prima che Bodo si riprenda. Cerca con gli occhi Armida, semi-coperta da detriti. Respira ancora, e non sembra aver riportato ferite gravi. Guarda in cima alla collina, ora coperta da detriti, gli occhi fissi nel vuoto lasciato da Anudahabi.

Le urla di vittoria dei llud invadono nuovamente il campo di battaglia. La maggior parte dei brone battono in ritirata, mentre gli altri gettano le armi in segno di resa. Solo qualche testa calda continua a combattere, ma viene rapidamente sopraffatto.

La battaglia di Torralta è vinta dai llud, e la minaccia dei colossi è sventata una volta per tutte.

Immagine (c) by Justin Currie

lunedì 19 marzo 2018

[RdL] L'arma segreta

(c) by Samouel

Casteltilean, mattino del 8° Tahner pieno (8 agosto)

La testa della spedizione militare è in procinto di partire. Anudahabi, Bodo e Medòm si stanno preparando a loro volta quando vengono interrotti da Armida, che gli chiede di incontrarsi in una stanza specifica nell’ala riservata agli uomini della corporazione.
Giunti sul luogo, Armida scopre con disappunto che la stanza è occupata. Cerca di convincere l’occupante che lei e gli altri sono lì per cercare “dispositivi particolari” a seguito di una soffiata. L’uomo non le crede, soprattutto perché sprovvista di un’autorizzazione. Sbatte loro la porta in faccia.
Armida spiega agli altri che si dovevano incontrare qui con un’altra persona, e devono assolutamente liberare la stanza prima che arrivi teletrasportandosi. La psicoscienziata sostiene di poter usare uno dei suoi poteri per convincere l’occupante della stanza ad allontanarsi, se qualcuno di loro riesce trattenerlo sulla porta per una trentina di secondi.
Bodo torna a bussare finché, il tipo, spazientito, apre nuovamente la porta, ma qualcosa va storto: invece di attivare il suo potere Armida rilascia una scarica elettrostatica che interessa lei e Bodo. La ragazza sviene. Medòm fa un passo avanti e la prende al volo prima che cada a terra, e spiega allo sconosciuto che è una cosa che le capita spesso. Lo sconosciuto spiega di essere un dottore, ed insiste per portare Armida in infermeria. Bodo, Anudahabi e Medòm ne approfittano per entrare nella stanza. Si rendono conto solo allora che è la stessa stanza dove hanno incontrato Rando.
Nel frattempo Armida riesce ad usare il potere di dominazione ed ordina allo sconosciuto di restare in infermeria per due ore, quindi si unisce agli altri.

Dopo pochi minuti nella stanza appaiono due persone: Eracleo ed il maestro Kaldaw. Lo psicoscienziato dice di avere buonissime notizie (anche se il maestro del tempio non sembra condividere il buon umore dello psicoscienziato): dopo lo studio dell’oggetto reperito all’interno del colosso sembra siano riusciti a capire cosa li animi e come distruggerli. Porge al gruppo un oggetto molto simile ad una spada, spiegando che si tratta di una sorta di antenna. Sarà sufficiente avvicinarsi ad almeno 10 metri da un colosso ed attivarla per distruggere TUTTI i colossi esistenti. Sembra fin troppo facile, ed in effetti Kaldaw aggiunge, nonostante il dissenso di Eracleo che l’attivazione dell’arma causerà la morte di Luce. Eracleo sostiene con insistenza che si tratta di un sacrificio necessario ed accettabile. In caso contrario quanti uomini perderanno la vita a causa del conflitto? Quante famiglie perderanno la loro casa? Quanti bambini resteranno orfani dei loro genitori? La vita di una singola bambina vale quello di migliaia di soldati?
Kaldaw suggerisce che la vita della bambina può essere salvata. Nuovamente Eracleo si mette a discutere con il maestro del tempio affinché non riveli informazioni non necessarie, ma il maestro procede: i brone hanno individuato una sorta di spaccatura nel mondo spirituale, e l’anno utilizzata per connettere lo spirito di innocenti alla materia che compone i colossi dando loro vita. Lo spirito di Luce ha la stessa “forma” ed è abbastanza potente da poter chiudere tale spaccatura, recidendo ogni connessione con i colossi esistenti ed impedendo la creazione di nuovi. E’ per questo che è richiesto il suo sacrificio per distruggere i colossi.
Tuttavia, procede Kaldaw, secondo le sue analisi (non confermabili, sottolinea Eracleo), il medaglione di Medòm in quanto collegamento con la bambina permetterebbe di modellare uno spirito secondo la “forma” di quello di lei, in modo da poter usare questo secondo spirito per chiudere la frattura.
“E lo spirito della bambina?”, chiede Anudahabi.
“Perderebbe tutto il suo potere”, gli risponde Kaldaw.
“Diventando una bambina normale?”
“Diventando una bambina normale”
Eracleo insiste e sottolinea che non c’è nessuna garanzia che il processo di interposizione funzioni, e rischierebbe di sprecare la loro unica possibilità di fermare l’avanzata dei brone, ma oramai Anudahabi ha già preso la sua decisione.

Dopo essersi separati da Eracleo e Kaldaw, il gruppo si riunisce in un luogo appartato. Utilizzano il medaglione di Medòm per parlare con Luce. La bambina dice di essere circondata da “luci” molto luminose ma dai colori opachi. Il gruppo dice di essere prossimo ad una possibile battaglia, e chiede il suo aiuto. La bambina dice che farà il possibile per loro.

Casteltilean, primo pomeriggio del 8° Tahner pieno (8 agosto)

La spedizione è partita da qualche ora. Il gruppo raggiunge la testa del convoglio e si uniscono a sir Martòn, che scambia battute soldatesche con Medòm per spezzare la tensione.
Alla sera Medòm consegna il medaglione a Bodo in quanto lui sarà impegnato in prima fila. La spada sarà invece custodita da Anudahabi.

Verso torralta, mezzogiorno del 8° Sener pieno (9 agosto)

Il convoglio giunge alla fattoria dove Anudahabi, Bodo e Medòm hanno alloggiato qualche giorno prima mentre erano in missione diplomatica.
Il luogo è stato completamente razziato di ogni bene di minimo valore, ed ora è deserto.

Pressi di Torralta, sera dell’8° Nehener pieno (10 agosto)

Il convoglio giunge nei pressi di Torralta. La tensione è altissima e si parla il minimo indispensabile, mentre ci si organizza all’assalto. L'arrivo della nave di appoggio Tempesta non migliora gli umori. I più pregano, alcuni cercano conforto tra le braccia delle prostitute, quasi nessuno riesce a dormire.

Immagine (c) by Vasily

lunedì 29 gennaio 2018

[RdL] Calma apparente

Blacksmith by Nikkolainen

Casteltilean, mattino del 7° Tehner pieno (5 agosto)

Un gran numero di soldati imperiali si stanno ammassando nella valle attorno a Casteltilean, pronti per un’avanzata massiccia. Il terreno della zona è collinoso ed i soldati sono migliaia, per cui l’avanzata avverrà per piccoli gruppi.
Il piano consiste nell’arrivare a Torralta in massa, conquistarla rapidamente e quindi procedere fino ai guadi, per poi espandersi verso nord e sud per riconquistare le terre perdute.
Medòm va dal marchese Tilean per informarsi sull’assalto. Il marchese sta discutendo con Deniels, Tamara, Vrenovsky e l’ammiraglio Hardar, capitano della Tempesta.
Gli comunicano che i lancieri di Lagogrande parteciperanno al primo assalto insieme agli Ammazzagiganti, anche se non è stata rilevata la presenza né di giganti né di colossi. Dopo aver ringraziato per le informazioni, Medòm si ritira.
Il gruppo si incontra per pranzo. Si parla del più e del meno. Bodo e Medòm decidono di impiegare il tempo prima della partenza prendendo lezioni sull’uso delle arcanomacchine dalla giovane Armida, mentre Anudahabi va a parlare con il fabbro Hiragar - un brone - per chiedergli dettagli sulla cultura della sua razza. L’uomo è molto impegnato e dice all’anziano che potranno parlarne a cena.

Casteltilean, sera del 7° Tehner pieno (5 agosto)

Medòm si reca all’accampamento degli Ammazzagiganti per incontrare sir Martòn e comunicargli che intende unirsi a loro per il primo assalto. Il capitano gli consegna un martello da guerra e lo nomina “brigadiere di testa”, fraintendendo che il nordan voglia unirsi in pianta stabile. Medòm accetta il fraintendimento come un segno del destino.
Anudahabi incontra Hiragar e parlano del più e del meno. Il fabbro non conosce bene la cultura dei brone, vivendo nell’impero llud da moltissimo tempo, ma racconta quel poco che ricorda.

Casteltilean, mattino del 7° Enhor pieno (6 agosto)

Bodo si fa accompagnare da Medòm dagli Ammazzagiganti. Il westan vuole conoscere i punti deboli dei giganti, soprattutto quelli suscettibili ad un attacco con arco e frecce.
Sir Martòn rimanda i due dall’ing. Dabloise, lo studioso che fornisce intelligence e supporto tecnico ai mercenari. Questi spiega che i giganti sono molto differenti tra di loro. In qualche caso il pilota vede il campo di battaglia attraverso una feritoia, ed un arciere esperto può colpirlo attraverso di essa; molti altri modelli non hanno questo difetto dato che la visione del campo di battaglia avviene attraverso specchi e lenti, senza fornire nessuna parte del corpo direttamente esposta.

Immagine (c) by Nikolay Fomin

lunedì 25 dicembre 2017

[RdL] Il monolite

Ship. by duster132

Casteltilean, sera del 7° Ahoer pieno (4 agosto)

Sulla via del ritorno i nostri non incontrano problemi, e dopo un giorno di viaggio arrivano in prossimità di Casteltilean. Prima ancora di giungere in vista del castello salta all’occhio un enorme monolito nero fluttuare nel cielo, a circa 60 metri di altezza direttamente sopra al castello. L’apparenza è minacciosa, ma le legioni accampate nella valle non mostrano preoccupazione: dicono che il monolite è arrivato il giorno prima e sembra trattarsi di rinforzi alleati. Medòm nota l’assenza dei Figli di Kamen tra le truppe di mercenari.

Giunti al castello il gruppo nota che dal monolite di tanto in tanto si aprono dei portelli dai quali escono cilindri fluttuanti fatti di metallo, del diametro di circa tre metri, sopra i quali ci sono uno o due individui in tenuta militare o con la divisa della Corporazione. Si direbbero una sorta di ascensore per salire e discendere dal monolite. Gli uomini del castello confermano che si tratta della Tempesta, una nave della Corporazione capitanata dall’ammiraglio Hardar ed inviata per fornire supporto logistico.

Il gruppo viene ricevuto dal Marchese per far rapporto sull’accaduto. Vorgèl ringrazia tutti per essersi comportati nel migliore dei modi date le circostanze, ed afferma che quanto accaduto da un punto di vista diplomatico non sarà privo di conseguenze. Informa inoltre il gruppo sui piani per l’immediato futuro: le forze imperiali, anche grazie al supporto della Tempesta, effettueranno un assalto in massa ai danni di Torralta per riprenderne il possesso, per poi proseguire l’azione di riconquista come un cuneo fino ai guadi. A quel punto, dopo aver tagliato tutte le vie di rifornimento dei brone, riconquistare i territori sottratti sarebbe stato questione di tempo. Anudahabi, Medòm e Bodo si dicono disponibili a prender parte alle operazioni. Lord Tilean, soddisfatto, li congeda invitandoli a riposarsi.

Lungo la via verso i loro alloggi sono intercettati da una ragazzina di 15 anni in divisa della corporazione. Spiccano i suoi stivaloni dalla foggia appariscente ed una spada tecnologica che porta al fianco (e che sembra essere troppo grande per lei). Mentre si sta presentando dalla sua mano parte una dolorosa scarica elettrica che colpisce Medòm. Non sembra essere un attacco, dato che anche lei sembra subirne le conseguenze, ed infatti si scusa profondamente dicendo che è un’afflizione di cui soffre di tanto in tanto.
Si presenta come Armida, studiosa della corporazione. Un po’ goffamente rivela di essere stata inviata da Eracleo per aiutarli a salvaguardare la bambina. Il gruppo capisce che sta parlando di Luce. La ragazzina è stata inviata per prendere in consegna il cuore di colosso.

Casteltilean, notte del 7° Ahoer pieno (4 agosto)

Ci vuole un po’ prima di ritrovare il punto esatto dove hanno seppellito il cuore, soprattutto vista la scarsa illuminazione fornita dalla luna calante. Finalmente lo trovano e la ragazzina dice che userà uno speciale zaino per inviare l’oggetto direttamente ad Eracleo, ma quando tocca il cuore è presa dalle visioni. Superata la crisi decidono di raccogliere l’oggetto usando lo zaino come un guanto. Sembra funzionare, e dopo un momento di concentrazione da parte di Armida, l’oggetto sparisce.
Il gruppo torna al castello. Anudahabi, spossato, va a dormire. Medòm va a trovare il suo amico sir Martòn per raccontargli le sue gesta a Torralta. Bodo va a bere qualcosa, ed Armida lo segue, evidentemente per darsi un tono da adulta. Bodo cerca di flirtare con la ragazzina, ma lei ignora (o non comprende) le avances, e dopo un po’ i due si ritirano nei propri alloggi.