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lunedì 26 novembre 2018

[RdL] Epilogo

One for Sorrow by ReneAigner

Luogo sconosciuto

Anudahabi riapre gli occhi. Si rende conto di avere ancora il braccio alzato, ma la spada ricevuta da Eracleo non c'è più. In verità nulla dei suoi possedimenti esiste più, c'è solo lui, avvolto da una veste che sembra essere composta di una densa nebbia color del temporale. Si guarda intorno, ma non scorge nulla. Nemmeno il pavimento esiste, ma stranamente questo non lo sconvolge. Si incammina in una direzione, l'unica e la più ovvia, come se avesse sempre saputo dove andare.
In lontananza appare qualcosa... uno scranno, forse? Sì, uno scranno, dove è seduta una donna. Si avvicina. I capelli neri incorniciano un volto perfetto, pallido e rigato da lacrime. Emana una sensazione di tenera tristezza.
Colto da un fortissimo senso di riverenza, Anudahabi si ferma a qualche passo di distanza, ed è sul punto di inginocchiarsi quando la donna si alza e avvicinandosi prende le sue mani. "Figlio mio, non ti inginocchiare"
"Ma... madre Anui?", balbetta timoroso Anudahabi. Le labbra della donna per un istante sembrano increspate da un sorriso.
"Figlio mio, ci hai donato il più nobile dei sacrifici. Con esso hai lacerato il nostro cordoglio ed hai sanato quello che non avevamo il permesso di sanare", sussurra mentre avvolge Anudahabi in un abbraccio materno. "Il tuo nome non sarà mai dimenticato, né il tuo spirito corrotto, perché il tuo gesto ha risparmiato la fine di molti, e di questo la signora del lutto ti è grata."
Mentre la donna pronuncia queste parole, Anudahabi viene avvolto da un senso di completezza ed appagamento. Ed è nella beatitudine di queste sensazioni che si addormenta.

Torralta, pomeriggio dell'8° Ahoer pieno (11 agosto)

"Lord Vorgèl, abbiamo messo in sicurezza Torralta. I brone che non si sono arresi sono stati sopraffatti. Pensiamo che i generali si siano asserragliati nelle stanze che furono di Lord Raleste. Non rispondono alle nostre richieste, ma non abbiamo sfondato le porte in nome dell'etichetta militare."
Lord Vorgèl ha l'aria pensierosa mentre impartisce ordini a destra e a manca. L'esultanza della vittoria condivisa tra i suoi uomini è, ai suoi occhi, conseguenza di un colpo di fortuna, e questo mette in discussione le sue capacità di leader. La possibile presenza di ostaggi di alto grado lo risolleva appena.
"Andiamo a vedere se si negheranno a me", risponde al sergente che gli sta di fronte, che scatta sull'attenti e fa dietro-front quasi in un unico movimento.
Arrivati sul posto Lord Vorgèl bussa vigorosamente.
"Sono il Lord Tilean Vorgèl, terzo del mio nome e signore di questa marca. In nome dell'etichetta militare vi impongo di arrendervi e di consegnarvi come prigionieri senza opporre resistenza. Sarete trattati come consono al vostro lignaggio secondo le convenzioni stabilite tra i nostri Imperi"
Nessuna risposta.
"Sfondate la porta", sentenzia il Lord rivolgendosi ai suoi uomini.
Due soldati prendono a spallate la porta, inutilmente. Poi, senza scomporsi, si armano di una panca presa lì vicino e la usano come ariete. Dopo pochi minuti la porta cede e i due, insieme al sergente e ad altri quattro uomini, entrano nella stanza.
Dopo pochi istanti il sergente esce nuovamente, e con il volto greve fa un cenno di diniego al Lord.
"Dannazione...", impreca Lord Vorgèl, entrando a sua volta.
La camera è relativamente spartana per essere appartenuta al signore di Torralta. Un semplice letto, una piccola libreria, armadi in legno scuro, bauli, ed un ampio scrittoio, verso il quale il Lord si avvicina a grandi passi.
"Purtroppo non hanno lasciato nulla, mio Lord", dice il sergente alle sue spalle, "Tranne quello", aggiunge indicando un piccolo scrigno intarsiato.
Lord Vorgél lo prende in mano. A giudicare dal peso c'è qualcosa dentro. Lo apre, e per un istante vede sé stesso fissarsi attraverso lo specchio all'interno del coperchio, poi il suo sguardo viene rapito dalla piccola ballerina che si è alzata - come se fino a quel momento fosse accucciata - nel momento in cui ha aperto lo scrigno, iniziando a roteare su sé stessa. Ma, invece della melodia di un carillon, lo scrigno diffonde la voce di uno sconosciuto con accento brone:
"...e quindi voi siete dei mercenari. Parlate la lingua del denaro, uh? E ditemi, quanto vorreste per passare dalla nostra parte? O anche solo per tenervi fuori dai piedi?"
"Beh, ad essere sincero", risponde una voce che il Lord riconosce immediatamente, "purché mi sia garantita l'incolumità, sarei anche disposto a farlo gratis..."
Lord Vorgèl chiude con malcelata calma lo scrigno, trattenendosi dallo scagliarlo a terra, poi sibila:
"Portatemi quel traditore di Medòm."

Una stanza buia, mattino dell'8° Tehner pieno (12 agosto)

Il llud con innesti tecnologici non è rilassato come l'ultima volta che si è messo di fronte alla telesfera. Né, quando l'apparecchio si illumina, lo sembra il brone rappresentato al suo interno.
"Che diavolo è successo?" sbotta il brone, senza tanti preamboli.
"Dannazione Kudrow, non cominciare. Non è che a me faccia piacere come si siano risolti gli eventi..."
"Risolti? RISOLTI?!? Ti rendi conto di quello che succederà adesso?"
"Certo che me ne rendo conto, faccio già molta fatica a tenere a freno l'impazienza dell'Imperatore..."
"Lo voglio ben credere!" lo interrompe Kudrow. "Adesso che ai suoi occhi siete avanti tecnologicamente rispetto a noi, non mi aspetterei altro! Piuttosto sbrigati a farci arrivare quegli schemi! Abbiamo bisogno di quegli scudi altrimenti la Battaglia dei Guadi diventerà una barzelletta in confronto a quello che succederà nei giorni a venire!"
"Adesso calmati, non c'è fretta..."
"Accidenti se c'è fretta!" ancora una volta Kudrow interrompe Mantar. "Il nostro leader è andato giù di testa, ha intenzione di mandarvi addosso tutte le corazzate volanti di cui disponiamo, ed io non voglio sacrificare tutto quel buon materiale a causa di un TUO errore!"
"Non si tratta di un errore, ma di un tradimento. Sta sicuro che il colpevole verrà punito in modo esemplare. Per quanto riguarda la fretta, sto cercando di trattenere l'entusiasmo dell'Imperatore inventando fandonie sui tempi di raffreddamento delle nuove armi e robe simili. E non posso passarti così i progetti sugli scudi, risulterebbe troppo sospetto. Nemmeno noi saremmo in grado di svilupparli in così poco tempo..."
"Che significa "nemmeno noi"? Stai dicendo che siete meglio di noi?"
"Sto dicendo, caro Kudrow, che bisogna agire con discrezione. E' quando le cose si mettono male che siamo in grado di dare il meglio di noi stessi. Tu occupati di tenere a bada l'impetuosità del vostro leader, io penserò a rallentare il nostro. Vedrai che le perdite saranno minime, probabilmente non arriveremo oltre Fezil prima di aver ristabilito l'equilibrio."
"Sarà meglio Mantar, sarà meglio. In gioco c'è il nostro accordo, e tu non vuoi che venga violato. A risentirci" conclude Kudrow, interrompendo il collegamento.
"Non ci contare troppo, pallone gonfiato." risponde Mantar allo schermo vuoto. "Ora," - riprende - "di certo Eracleo è un tipo in gamba, ma non così in gamba. Deve aver avuto dei complici. Non mi resta che trovarli... e poi arriva la parte divertente."

Pressi di Torralta, mattino del 9° Ahoer pieno (18 agosto)

"Lascia stare, sono sicuro che il sergente ce l'ha con me." bofonchia Aubec.
"Perché ne sei così sicuro?" replica l'amico Kiltar, spostando un'altra pesante pietra.
"Aiutami con questa... uff! Beh, intanto perché ci ha mandati qui. Cosa diavolo dovremmo trovare tra le macerie di quella... cosa? Sono macerie di macerie, capisci? Eppoi, ad essere del tutto sinceri, sono stato io a pisciargli nella borraccia", conclude Aubec con un sorriso perfido.
"Ah, ma allora è vero che è successo! Che i naga ti piglino, da quel giorno è stato ancora più bastardo di quanto non lo fosse già!"
"Eheh... se c'è qualcuno che si merita uno scherzo del genere è il sergente Vadolino. Conosco Olmer che è ai comandi di Bastanio, e a loro per esempio non hanno mai..."
"Shhh! Cos'è stato?"
"Cos...? Per gli dèi, lì c'è qualcosa che si muove!", esclama Aubec facendo un salto in dietro ed estraendo la spada corta.
Kiltar si avvicina al rumore, e nota delle pietre muoversi. Ne scosta una e sotto spunta una mano di bambino che cerca di arrancare l'aria. I due si mettono a scavare freneticamente per estrarlo dalle macerie. "Che mi prenda un'accidente... come fa ad essere ancora vivo dopo una settimana?", si stupisce Aubec.
Si rivela essere una bambina. E' lurida di terriccio e pietrisco, ma sembra star bene, anche se non accenna ad aprire gli occhi. La sua vocina squillante si diffonde nell'aria:
"Buongiorno signor Beige, buongiorno signor Indaco. Potrei avere un po' d'acqua?"

Immagine (c) by René Aigner

lunedì 30 luglio 2018

[RdL] La battaglia di Torralta, parte 3

Shadow of the Colossus by ChasingArtwork
La terra trema preannunciando l’arrivo dei colossi. Superano le colline, gettando la loro ombra di terrore sulle truppe llud. Per alcuni lunghi minuti sia llud che brone sono pietrificati dalla presenza di queste creature immense che avanzano incuranti di ciò che le circonda.

Bodo ed Anudahabi si allontanano dal campo di battaglia, alla ricerca di una posizione adatta per avvicinarsi ad uno dei colossi presso una collina vicina.
Armida, che era a bordo della tempesta, scende a terra con uno dei dispositivi di trasporto cilindrici. Vede Bodo ed Anudahabi e si unisce a loro.

Medòm, che ha visto più battaglie della maggior parte dei soldati, non si lascia distrarre dai colossi e cerca un’arma sostitutiva tra quelle dei caduti. Lancia un’ultima occhiata al campione corazzato, e giudicando le sue armi inefficaci si muove alla ricerca di un altro avversario.

La Tempesta ha abbastanza energia per non precipitare ma non sufficiente per volare, per cui resta poggiata al fianco della collina come un enorme dirigibile ancorato a terra per un’estremità. L’ammiraglio Hardar dà ordine di far fuoco, ed uno dei piccoli velivoli aerostatici viene inghiottito nel buio. Il colosso che seguiva questo velivolo si ferma improvvisamente dando l’impressione, seppur privo di occhi e di lineamenti, di guardarsi intorno stupito.

Sir Marton, seguito da altri tre Ammazzagiganti, si scaglia sul colosso spaesato con un urlo di guerra. Abbattono la violenza dei loro magli dapprima sul piede destro, poi, con evoluzioni degne di acrobati circensi, raggiungono il ginocchio corrispondente. Il colosso sembra essere più incuriosito che infastidito dagli attacchi.
Anudahabi, Bodo ed Armida ne approfittano per avvicinarsi al lato sinistro.
Lo sciamano estrae con la destra la spada ricevuta da Eracleo, e con la sinistra il medaglione di Medòm: il nordan l’aveva in precedenza dato a Bodo per non rischiare di perderlo durante le cariche, e Anidahabi l’aveva sottratto all’arciere nottetempo.
Lo sciamano auran invoca l’aiuto della dèa della morte Anui, gridando “una vita per una vita!”, e poi accade: viene avvolto dalla luce fino a diventare luce egli stesso, così intensa da costringere tutti nel campo di battaglia a chiudere gli occhi. Meno di un istante, poi il silenzio cade come un velo sulla valle. I colossi si immobilizzano. Dapprima alcuni detriti si staccano dal loro corpo, poi altri ed altri ancora, con frequenza crescente, fino a divenire un vero e proprio crollo strutturale.

Bodo ed Armida riaprono gli occhi, e ammiccando si accorgono che Anudahabi non c’è più.

Sir Marton, alla caduta del primo detrito si desta immediatamente dallo stupore e grida ai suoi uomini - ma anche a Bodo e Armida - “Crollo imminente!”
I sei si mettono in fuga immediatamente, mentre dalle loro spalle arrivano come proiettili prima sassi, poi macigni, ed infine la valanga di macerie di ciò che resta del colosso.

Passano alcuni minuti prima che Bodo si riprenda. Cerca con gli occhi Armida, semi-coperta da detriti. Respira ancora, e non sembra aver riportato ferite gravi. Guarda in cima alla collina, ora coperta da detriti, gli occhi fissi nel vuoto lasciato da Anudahabi.

Le urla di vittoria dei llud invadono nuovamente il campo di battaglia. La maggior parte dei brone battono in ritirata, mentre gli altri gettano le armi in segno di resa. Solo qualche testa calda continua a combattere, ma viene rapidamente sopraffatto.

La battaglia di Torralta è vinta dai llud, e la minaccia dei colossi è sventata una volta per tutte.

Immagine (c) by Justin Currie

lunedì 18 giugno 2018

[RdL] La battaglia di Torralta, parte 2

Demacian Knight
Il campione corazzato avanza verso Medòm e Bodo. L’arciere scocca alcune frecce ben piazzate, ma l’armatura è priva di qualsiasi fessura ed i colpi rimbalzano via. Anudahabi, che ha visto la scena, sale a cavallo e corre in aiuto dei suoi compagni. Capito che si tratta di una creatura corrotta, invoca l’aiuto degli dei per bandirla. Ma non accade nulla.

Le tre navi volanti brone iniziano la loro avanzata, tempestando il campo di battaglia con colpi di ballista. Dalla prua della Tempesta spunta uno strano dispositivo. Ronza in modo sinistro, poi una sorta di cubo nero non più grande di un elmo si forma in cima al dispositivo. L’oggetto, roteando si muove a bassa velocità verso una delle tre navi. Giunto sul bersaglio avvampa in un silenzioso lampo di oscurità. Si sente un secco “ffhop!” e poi un terzo della nave - la parte avvolta dall’oscurità - è sparito. La nave, che ha l’aspetto di un frutto grottesco addentato da un titano, si piega di lato per poi precipitare sul campo di battaglia. Le grida di gioia dei llud e le urla di angoscia dei brone si coprono a vicenda.

Il caos scatenato distrae il campione corazzato, ma non Medòm, che coglie l’occasione per colpirlo nuovamente. Questa volta l’arma del nordan va in frantumi, lasciandolo sgomento.

Delle due navi volanti brone, una effettua una manovra evasiva e si allontana dal campo di battaglia. L’altra sembra invece acquistare velocità. La Tempesta colpisce ancora, ma non abbastanza velocemente da impedire di essere speronata. La nave brone precipita rovinosamente, mentre la Tempesta è costretta ad un atterraggio di emergenza sul fianco della collina.

Dalle colline oltre le retrovie dei brone si levano in volo le piccole navi aerostatiche che precedono il sopraggiungere dei Colossi.

Immagine (c) by Joon Ahn

lunedì 7 maggio 2018

[RdL] La battaglia di Torralta, parte 1

Electronic Angel by Aroonna

Pressi di Torralta, mattino dell’8° Ahoer pieno (11 agosto)

Anudahabi trova alcune erbe necessarie alle sue invocazioni. Di nascosto dai suoi compagni pone una domanda alla dea Anui, chiedendo se il suo sacrificio le sarà gradito. La Dea risponde positivamente, dando coraggio allo sciamano.
Tornato dagli altri invoca un’aurora per infondere ottimismo nelle truppe.

La colonna arriva a Torralta alle 10. Tra le truppe nemiche si vedono vari giganti meccanici, e sopra i resti del castello ci sono tre navi volanti. Dei colossi nemmeno l’ombra. L’assalto è pianificato per mezzogiorno. Alcuni ambasciatori sono inviati a trattare, ma senza successo.

Arriva la Tempesta, dalla quale sono calati sul campo alcuni giganti meccanici llud. Sono in inferiorità numerica, circa tre a uno, ma sono evidentemente più sofisticati.

Pressi di Torralta, mezzogiorno dell’8° Ahoer pieno (11 agosto)

La battaglia ha inizio.
La prima linea è composta da un lato dai Lancieri di Lagogrande, dall’altro dagli Ammazzagiganti, tra i quali ci sono Medòm e Bodo.
Alcuni cavalieri cadono in buche scavate nel terreno appositamente per spezzare la carica della cavalleria. Medòm riesce a controllare la sua cavalcatura, ma viene colpito ad una gamba da una freccia: tra i brone ci sono molti arcieri che stanno bersagliando le truppe llud.

Sul campo di battaglia si distingue una brone in grado di volare grazie ad un dispositivo indossato come uno zaino. Sferra rapidi attacchi per poi tornare in quota, in modo da sottrarsi alla risposta delle armi bianche.
Bodo, coperto da Medòm, bersaglia la brone volante, mettendola in difficoltà, ma poi verso di loro incede un fante corazzato. La sua armatura sembra - più che essere costruita - scolpita in un unico blocco di metallo. Medòm colpisce con tutta la sua forza il fante al volto, che incassa quasi senza nemmeno piegare la testa di lato. Il nordan inizia ad indietreggiare, incitando il compagno a fare altrettanto.

Immagine (c) by Aroon Nachatri

lunedì 19 marzo 2018

[RdL] L'arma segreta

(c) by Samouel

Casteltilean, mattino del 8° Tahner pieno (8 agosto)

La testa della spedizione militare è in procinto di partire. Anudahabi, Bodo e Medòm si stanno preparando a loro volta quando vengono interrotti da Armida, che gli chiede di incontrarsi in una stanza specifica nell’ala riservata agli uomini della corporazione.
Giunti sul luogo, Armida scopre con disappunto che la stanza è occupata. Cerca di convincere l’occupante che lei e gli altri sono lì per cercare “dispositivi particolari” a seguito di una soffiata. L’uomo non le crede, soprattutto perché sprovvista di un’autorizzazione. Sbatte loro la porta in faccia.
Armida spiega agli altri che si dovevano incontrare qui con un’altra persona, e devono assolutamente liberare la stanza prima che arrivi teletrasportandosi. La psicoscienziata sostiene di poter usare uno dei suoi poteri per convincere l’occupante della stanza ad allontanarsi, se qualcuno di loro riesce trattenerlo sulla porta per una trentina di secondi.
Bodo torna a bussare finché, il tipo, spazientito, apre nuovamente la porta, ma qualcosa va storto: invece di attivare il suo potere Armida rilascia una scarica elettrostatica che interessa lei e Bodo. La ragazza sviene. Medòm fa un passo avanti e la prende al volo prima che cada a terra, e spiega allo sconosciuto che è una cosa che le capita spesso. Lo sconosciuto spiega di essere un dottore, ed insiste per portare Armida in infermeria. Bodo, Anudahabi e Medòm ne approfittano per entrare nella stanza. Si rendono conto solo allora che è la stessa stanza dove hanno incontrato Rando.
Nel frattempo Armida riesce ad usare il potere di dominazione ed ordina allo sconosciuto di restare in infermeria per due ore, quindi si unisce agli altri.

Dopo pochi minuti nella stanza appaiono due persone: Eracleo ed il maestro Kaldaw. Lo psicoscienziato dice di avere buonissime notizie (anche se il maestro del tempio non sembra condividere il buon umore dello psicoscienziato): dopo lo studio dell’oggetto reperito all’interno del colosso sembra siano riusciti a capire cosa li animi e come distruggerli. Porge al gruppo un oggetto molto simile ad una spada, spiegando che si tratta di una sorta di antenna. Sarà sufficiente avvicinarsi ad almeno 10 metri da un colosso ed attivarla per distruggere TUTTI i colossi esistenti. Sembra fin troppo facile, ed in effetti Kaldaw aggiunge, nonostante il dissenso di Eracleo che l’attivazione dell’arma causerà la morte di Luce. Eracleo sostiene con insistenza che si tratta di un sacrificio necessario ed accettabile. In caso contrario quanti uomini perderanno la vita a causa del conflitto? Quante famiglie perderanno la loro casa? Quanti bambini resteranno orfani dei loro genitori? La vita di una singola bambina vale quello di migliaia di soldati?
Kaldaw suggerisce che la vita della bambina può essere salvata. Nuovamente Eracleo si mette a discutere con il maestro del tempio affinché non riveli informazioni non necessarie, ma il maestro procede: i brone hanno individuato una sorta di spaccatura nel mondo spirituale, e l’anno utilizzata per connettere lo spirito di innocenti alla materia che compone i colossi dando loro vita. Lo spirito di Luce ha la stessa “forma” ed è abbastanza potente da poter chiudere tale spaccatura, recidendo ogni connessione con i colossi esistenti ed impedendo la creazione di nuovi. E’ per questo che è richiesto il suo sacrificio per distruggere i colossi.
Tuttavia, procede Kaldaw, secondo le sue analisi (non confermabili, sottolinea Eracleo), il medaglione di Medòm in quanto collegamento con la bambina permetterebbe di modellare uno spirito secondo la “forma” di quello di lei, in modo da poter usare questo secondo spirito per chiudere la frattura.
“E lo spirito della bambina?”, chiede Anudahabi.
“Perderebbe tutto il suo potere”, gli risponde Kaldaw.
“Diventando una bambina normale?”
“Diventando una bambina normale”
Eracleo insiste e sottolinea che non c’è nessuna garanzia che il processo di interposizione funzioni, e rischierebbe di sprecare la loro unica possibilità di fermare l’avanzata dei brone, ma oramai Anudahabi ha già preso la sua decisione.

Dopo essersi separati da Eracleo e Kaldaw, il gruppo si riunisce in un luogo appartato. Utilizzano il medaglione di Medòm per parlare con Luce. La bambina dice di essere circondata da “luci” molto luminose ma dai colori opachi. Il gruppo dice di essere prossimo ad una possibile battaglia, e chiede il suo aiuto. La bambina dice che farà il possibile per loro.

Casteltilean, primo pomeriggio del 8° Tahner pieno (8 agosto)

La spedizione è partita da qualche ora. Il gruppo raggiunge la testa del convoglio e si uniscono a sir Martòn, che scambia battute soldatesche con Medòm per spezzare la tensione.
Alla sera Medòm consegna il medaglione a Bodo in quanto lui sarà impegnato in prima fila. La spada sarà invece custodita da Anudahabi.

Verso torralta, mezzogiorno del 8° Sener pieno (9 agosto)

Il convoglio giunge alla fattoria dove Anudahabi, Bodo e Medòm hanno alloggiato qualche giorno prima mentre erano in missione diplomatica.
Il luogo è stato completamente razziato di ogni bene di minimo valore, ed ora è deserto.

Pressi di Torralta, sera dell’8° Nehener pieno (10 agosto)

Il convoglio giunge nei pressi di Torralta. La tensione è altissima e si parla il minimo indispensabile, mentre ci si organizza all’assalto. L'arrivo della nave di appoggio Tempesta non migliora gli umori. I più pregano, alcuni cercano conforto tra le braccia delle prostitute, quasi nessuno riesce a dormire.

Immagine (c) by Vasily

lunedì 25 dicembre 2017

[RdL] Il monolite

Ship. by duster132

Casteltilean, sera del 7° Ahoer pieno (4 agosto)

Sulla via del ritorno i nostri non incontrano problemi, e dopo un giorno di viaggio arrivano in prossimità di Casteltilean. Prima ancora di giungere in vista del castello salta all’occhio un enorme monolito nero fluttuare nel cielo, a circa 60 metri di altezza direttamente sopra al castello. L’apparenza è minacciosa, ma le legioni accampate nella valle non mostrano preoccupazione: dicono che il monolite è arrivato il giorno prima e sembra trattarsi di rinforzi alleati. Medòm nota l’assenza dei Figli di Kamen tra le truppe di mercenari.

Giunti al castello il gruppo nota che dal monolite di tanto in tanto si aprono dei portelli dai quali escono cilindri fluttuanti fatti di metallo, del diametro di circa tre metri, sopra i quali ci sono uno o due individui in tenuta militare o con la divisa della Corporazione. Si direbbero una sorta di ascensore per salire e discendere dal monolite. Gli uomini del castello confermano che si tratta della Tempesta, una nave della Corporazione capitanata dall’ammiraglio Hardar ed inviata per fornire supporto logistico.

Il gruppo viene ricevuto dal Marchese per far rapporto sull’accaduto. Vorgèl ringrazia tutti per essersi comportati nel migliore dei modi date le circostanze, ed afferma che quanto accaduto da un punto di vista diplomatico non sarà privo di conseguenze. Informa inoltre il gruppo sui piani per l’immediato futuro: le forze imperiali, anche grazie al supporto della Tempesta, effettueranno un assalto in massa ai danni di Torralta per riprenderne il possesso, per poi proseguire l’azione di riconquista come un cuneo fino ai guadi. A quel punto, dopo aver tagliato tutte le vie di rifornimento dei brone, riconquistare i territori sottratti sarebbe stato questione di tempo. Anudahabi, Medòm e Bodo si dicono disponibili a prender parte alle operazioni. Lord Tilean, soddisfatto, li congeda invitandoli a riposarsi.

Lungo la via verso i loro alloggi sono intercettati da una ragazzina di 15 anni in divisa della corporazione. Spiccano i suoi stivaloni dalla foggia appariscente ed una spada tecnologica che porta al fianco (e che sembra essere troppo grande per lei). Mentre si sta presentando dalla sua mano parte una dolorosa scarica elettrica che colpisce Medòm. Non sembra essere un attacco, dato che anche lei sembra subirne le conseguenze, ed infatti si scusa profondamente dicendo che è un’afflizione di cui soffre di tanto in tanto.
Si presenta come Armida, studiosa della corporazione. Un po’ goffamente rivela di essere stata inviata da Eracleo per aiutarli a salvaguardare la bambina. Il gruppo capisce che sta parlando di Luce. La ragazzina è stata inviata per prendere in consegna il cuore di colosso.

Casteltilean, notte del 7° Ahoer pieno (4 agosto)

Ci vuole un po’ prima di ritrovare il punto esatto dove hanno seppellito il cuore, soprattutto vista la scarsa illuminazione fornita dalla luna calante. Finalmente lo trovano e la ragazzina dice che userà uno speciale zaino per inviare l’oggetto direttamente ad Eracleo, ma quando tocca il cuore è presa dalle visioni. Superata la crisi decidono di raccogliere l’oggetto usando lo zaino come un guanto. Sembra funzionare, e dopo un momento di concentrazione da parte di Armida, l’oggetto sparisce.
Il gruppo torna al castello. Anudahabi, spossato, va a dormire. Medòm va a trovare il suo amico sir Martòn per raccontargli le sue gesta a Torralta. Bodo va a bere qualcosa, ed Armida lo segue, evidentemente per darsi un tono da adulta. Bodo cerca di flirtare con la ragazzina, ma lei ignora (o non comprende) le avances, e dopo un po’ i due si ritirano nei propri alloggi.

lunedì 30 ottobre 2017

[RdL] Il duello

Barren lands duel by sirallon

Torralta, mattino del 7° Nehener pieno (3 agosto)

Dopo una mattinata di ozio forzato, all’ora del pasto giunge un paggio che porge a Medòm un un pugnale sopra un cuscino di velluto. Anudahabi capisce che si tratta di una sfida a duello da parte di Kurlag, e lo spiega al nordan, il quale prende il pugnale. Il paggio fa un inchino e se ne va.
Terminato il pasto, Medòm viene intercettato dalle guardie che gli restituiscono le armi e gli dicono di prepararsi. Aggiungono che uno del gruppo può assistere alla preparazione di Kurlag. Anudahabi invoca rapidamente il favore degli dèi su Medòm, poi va da Kurlag.

Torralta, pomeriggio del 7° Nehener pieno (3 agosto)

Nel pomeriggio Medòm viene condotto nella piazza d’arme di Torralta, dove già è presente lo sfidante ed un nutrito gruppo di spettatori composto da soldati e graduati brone.
Kurlag è equipaggiato con la stessa armatura potenziata che indossava nel campo di battaglia, e non sembra avere fasciature al braccio ferito.

Il duello ha inizio. Kurlag incalza Medòm, che a dispetto della sua tattica offensiva si ritrova ad indietreggiare di fronte ad un avversario troppo forte per lui. Poi però il brone si sbilancia - forse a causa di una fitta di dolore al braccio - ed il nordan ne approfitta con un fendente dall’alto verso il basso. Kurlag scarta di lato, ma scivola nel fango esponendo la gamba sinistra al morso dell’acciaio. Il fendente è talmente potente da giungere fino all’osso e spezzarlo nell’impatto. Tutto si ferma per un istante che sembra durare un’eternità, poi Kurlag si accascia con un grido di dolore. Gli spettatori esplodono in un boato di rabbia nei confronti del vincitore, e fanno per accerchiarlo. Ma Vassiliov è più lesto: afferra Medòm e lo trascina lontano, chiamando a sé anche Bodo, Anudahabi ed i cavalieri liberati. “Quello che vi è successo in questi giorni non rappresenta il volere dell’Impero. Il cavaliere Kurlag ha agito di propria iniziativa, spero che lo capiate”, dice mentre li fa salire in tutta fretta su alcuni cavalli pronti a partire. Il gruppo parte a tutta velocità, mentre Vassiliov tenta di intercettare alcuni inseguitori. L’ultima cosa che vedono è Vassiliov travolto dai commilitoni brone.

Immagine (c) by Allon Kremer

lunedì 21 agosto 2017

[RdL] Ospitalità

Dining room by PolarNecromorph

Torralta, metà mattino del 7° Sener pieno (2 agosto)

L’ufficiale brone con il braccio al collo - che si presenta come Kurlag -  non da’ segno di riconoscere Medòm, ed il nordan fa altrettanto.
Le trattative si svolgono in fretta: i brone controllano i documenti trasportati dalla compagnia e liberano i sei cavalieri. Il gruppo viene invitato a restare per il pranzo, e sebbene la richiesta sia al limite dell’inappropriato, per non rischiare di arrecare offese l’offerta è accettata.
Il pranzo è composto da piatti semplici e discorsi molto ponderati. Alla sua conclusione Kurlag, con evidente sorpresa degli altri ufficiali brone, invita Medòm a restare più a lungo, mentre gli altri sono congedati. Il nordan cerca di rifiutare l’offerta, ma senza troppi giri di parole Kurlag dice che può restare come ospite o come prigioniero, a lui la scelta. Ovviamente accetta l’invito, e decidono di restare con lui i compagni Bodo ed Anudahabi. Anche i cavalieri appena liberati decidono di restare: non possono abbandonare chi è venuto in loro soccorso. Tolbaras ed i soldati, invece, tornano a Casteltilean per far rapporto sull’accaduto.

Torralta, pomeriggio del 7° Sener pieno (2 agosto)

Gli “ospiti” sono alloggiati in una delle poche costruzioni integre di Torralta. Nell’edificio sono sempre presenti 4 guardie brone e due servitrici molto avvenenti. Mentre sono liberi di muoversi all’interno dell’edificio, possono uscire solo scortati, e comunque sempre all'interno delle mura. Non sembrano esserci possibilità di fuga. Bodo ammazza il tempo provandoci con le servitrici, senza troppo successo.

Torralta, sera del 7° Sener pieno (2 agosto)

Il gruppo è di nuovo a tavola con Kurlag ed il suo luogotenente Vassiliov. Il brone, appreso che Medòm e gli altri sono mercenari, offre loro denaro - molto - per passare dalla loro parte o anche solo per tenersi fuori dai conflitti. Medòm si dice disposto ad accettare anche gratis purché gli sia garantita l’incolumità. Kurlag si dice d’accordo, ma affinché la posizione di Medòm sia corroborata è necessario che la comunichi al suo attuale Signore, ossia il marchese Vorgèl Tilean.
Ma Medòm, da quando è stato nominato baronetto, è anche un vassallo del marchese, ed una dichiarazione del genere equivarrebbe ad una condanna per alto tradimento.
Naturalmente Medòm si tira indietro.
La cena finisce, ma l’unico che sembra averla gradita è Kurlag.

Immagine (c) by Alex Bidge

lunedì 10 luglio 2017

[RdL] Vecchie conoscenze

Ogre Concept by jubjubjedi

Bosco nei pressi di Casteltilean, alba del 7° Tahner pieno (1 agosto)

Dopo essersi alzati presto, Bodo ed Anudahabi cercano nel bosco un luogo adatto per nascondere l’artefatto. Bodo colpisce con la pala qualcosa di molliccio che si lacera schizzando un fiotto di liquido rosso bollente. I due fanno per fuggire, ma gli alberi si sono animati e, sradicati dalla loro sede, sbarrano loro la strada. Uno degli alberi colpisce violentemente Bodo, che si sveglia di soprassalto. Era un’altra visione. I due si sbrigano a seppellire l’oggetto, e dopo averne marcata la posizione tornano al castello.

Casteltilean, mattino del 7° Tahner pieno (1 agosto)

Il Sergente Tolbaras, che già dal giorno prima ha aiutato il gruppo con i preparativi della missione, si presenta agli alloggi degli ospiti ma trova solo Medom, che prende tempo.
Bodo ed Anudahabi tornano dal loro viaggio nel bosco, e dopo essersi frettolosamente rinfrescati la comitiva parte.
I prigionieri (dieci) ed i soldati di guardia (sei) sono distribuiti equamente su due carri. Medòm, Tolbaras ed un altro soldato sono a cavallo, mentre Anudahabi e Bodo sono a cassetta insieme ai cocchieri.
Dopo aver superato l’ultima postazione di guardia llud, Medòm va in avanscoperta precedendo di un centinaio di metri.
Improvvisamente una creatura balza dal bosco che costeggia la via sorprendendo tutti. E’ una creatura umanoide deforme di grosse dimensioni. Bodo e Medòm si accorgono di averla già vista… è il naga incontrato sul campo di battaglia pochi giorni prima! La creatura sembra ricordarsi di loro e tenta di attaccare Medòm, ma Bodo la bersaglia con precisione finché il naga non crolla a terra, evaporando in un denso fumo nero innaturale.
Il gruppo prosegue.

Verso sera tre brone a cavallo si parano davanti a loro. Uno di loro si fa avanti e si presenta come Jomin Kar. Chiede se sono qui per la missione di scambio dei prigionieri, e dopo aver ricevuto risposta positiva, insieme ad altri sei brone (usciti da nascondigli lì vicino) scortana il gruppo fino ad una fattoria abbandonata per passare la notte.

La fattoria, quartier generale di un gruppo di soldati brone, è in stato di abbandono. Tutti gli elementi che potevano dare una nota di calore sono spariti: nessuna massaia ad occuparsi della casa, nessun contadino ad occuparsi dei campi, e gli unici animali sono le cavalcature dei soldati.
Il gruppo ed i prigionieri sono alloggiati in un fienile abbandonato. Bodo decide di ispezionare il luogo per precauzione. Scopre, al piano superiore, il cadavere di una donna, deceduta da tempo. La poverina deve essersi rifugiata lì per sfuggire ai soldati che, avanzando verso Casteltilean, sono passati per la fattoria. Per qualche ragione è deceduta nel suo nascondiglio, e nessuno prima di Bodo l’ha trovata.
Il gruppo decide di lasciare il corpo lì dov’è, e la notte passa senza ulteriori sorprese.

Torralta, metà mattino del 7° Sener pieno (2 agosto)

Il gruppo, sempre scortato dagli uomini di Jomin Kar, arriva a Torralta a metà mattino.
Le strutture principali del forte sono sparite, come strappate da terra; al loro posto dei moncherini di pareti e colonne a ricordare la loro presenza.
Dopo una breve attesa nella piazza d’armi, degli ufficiali brone scortano i sei prigionieri llud per lo scambio.
In quel momento Medòm realizza che uno degli ufficiali, che ha il braccio fasciato, è il soldato corazzato che ha affrontato - e sconfitto - negli scontri per la liberazione di Casteltilean.

Immagine (c) by jacob atienza

lunedì 12 giugno 2017

[RdL] Scegli la tua via

Human Torch Commission by FlowComa

Casteltilean, 7° Ahner pieno (31 luglio)

Il gruppo passa una notte agitata, cambiandosi di turno per fare la guardia all’artefatto. Sono ancora indecisi sul da farsi: consegnarlo all’Ing. Deniels e quindi alla Corporazione (o al marchese nel migliore dei casi), oppure cercare un modo per raggiungere il monastero e consegnarlo ai custodi che stavano proteggendo Luce?
Anudahabi cerca una risposta utilizzando le sue conoscenze arcane: convoca un’aquila e lega alla sua zampa un messaggio da consegnare ai suoi contatti nella locanda “Il Picchio Rosso”.
Al Maestro Kaldav.
Continuiamo a ricercare il bene della creatura.
Siamo in possesso del cuore di un colosso dentro a cui forse dimora la scheggia di un’anima di creatura simile.
Siete in grado di studiarlo con profitto?
Rispondete con stessa aquila se possibile.
“Picchio Rosso”
 Nel frattempo Bodo e Medòm parlando con gli addetti della Corporazione scoprono che lo stesso portale che ha permesso ai giganti arcani llud di scendere in campo sarà nuovamente aperto l’indomani per permettere brevemente il passaggio nei due sensi. La notizia viene presa per un segno del fato e si recano dal marchese Tilean per avvertirlo dell’imminente partenza.
Lord Tilean si mostra perplesso: li stava per convocare per affidare loro una missione diplomatica di scambio di prigionieri. In quanto vassalli non possono tirarsi indietro, ed accettano.
Informato dell’accaduto, Anudahabi manifesta la sua preoccupazione: i tre hanno un contratto con la Corporazione, e se dovessero arrivare ordini contrastanti la richiesta del marchese il gruppo si troverebbe nella spiacevole situazione di dover scegliere se disubbidire al nobile o all’organizzazione.

Mentre Bodo e Medòm si preparano per la partenza, Anudahabi si reca ancora una volta in visita da Calliana. Le dice di non essere riuscito ad apprendere le conoscenze necessarie per curare una frattura come quella subita dalla donna, ma si propone di eseguire ugualmente un intervento. Il Capitano dei Figli di Kamen realizza in fretta che nonostante i rischi quella è l’opzione migliore che ha, per cui acconsente ed Anudahabi si mette al lavoro.
Accende incensi aromatici somministra alla donna una tisana lenitiva. Nel frattempo salmodia litanie incomprensibili e gesticola in modo bizzarro tracciando in aria figure invisibili. Dopo lunghi minuti di questi rituali, posa le mani sulla ferita, e le sue dita penetrano apparentemente senza sforzo la pelle e le carni. Calliana trattiene stoicamente il dolore esploso ferocemente al ginocchio, mentre Anudahabi riallinea i frammenti ossei, riattacca i tendini lacerati e sistema i fasci muscolari. Dopo alcuni lunghi momenti Anudabi ritrae le dita. Sono imbrattate del sangue della donna, ma a dispetto di questo il ginocchio è sano, e laddove si apriva una brutta ferita ora resta una cicatrice rosea.
Il capitano Calliana riapre gli occhi, sorpresa di come il dolore patito fino a pochi istanti prima sia improvvisamente sparito. Titubante si alza in piedi, e dopo aver percorso alcuni passi rivolge al vecchio sciamano uno dei suoi rari sorrisi.
“Venerabile Anudahabi” - comincia - “Mai come ora la fiducia in un uomo si è rivelata ben riposta. Da ora e per sempre sono in debito con voi. La mia spada e quelle dei Figli di Kamen sono al vostro servizio. Chiamate ed accorreremo.”

Intanto Bodo e Medòm sono alle prese con l’artefatto oltre che con i preparativi della missione diplomatica. Sono ancora in dubbio sul suo destino, se nasconderlo in un luogo sicuro (quale?) o se consegnarlo al marchese (sarà la persona giusta?). Medòm entra accidentalmente in contatto con l’oggetto, e quando ciò accade il medaglione del padre vibra in modo strano, quasi “allarmato”. Il nordan verifica che questo avviene ogni volta che tocca l’artefatto, e consiglia a Bodo di non toccarlo. Bodo non riesce a trattenersi, ed allunga la mano verso l’oggetto. In quel momento Medòm avvampa e prende a bruciare come legna secca. Il westan si lancia verso l’amico tentando di soffocare le fiamme con una coperta, ed in quel momento si accorge che si tratta dell’ennesima visione. Decide dunque di non toccare mai più il “cuore”.

Immagine (c) by Wayne Nichols

lunedì 29 maggio 2017

[RdL] L'altro Cuore

Maw by Methuselah3000

Casteltilean, 6° Enhor pieno (30 luglio)

Anudahabi si reca nel campo dei Figli di Kamen per far visita al capitano Calliana ed esaminare meglio la ferita alla gamba. Purtroppo lo sciamano non è in grado di intervenire, ma decide di andare nei boschi vicini alla ricerca di erbe curative. Calliana gli assegna due uomini di scorta, e dopo qualche ora trova delle erbe adatte a lenire il dolore, adatte ad un eventuale intervento chirurgico.

Bodo e Medòm si recano da Rando/Eracleo, ma quando stanno per entrare Bodo ha una visione in cui Eracleo usa l’oggetto per accrescere il proprio potere. Convinto che la visione sia inviata da Luce, i due tornano sui loro passi e si chiudono nelle loro stanze, in attesa di Anudahabi.

I tre discutono sul da farsi. Medòm chiede di poter toccare l’oggetto per sperimentare le visioni, ma il suo medaglione vibra e diventa bollente destando immediatamente il nordan dalle visioni.
Non giungendo ad una decisione, i tre stabiliscono di tenere con loro il dispositivo e montare la guardia tutta la notte. Anudahabi usa un’invocazione per diminuire la necessità di riposo, poi si assenta per tornare nuovamente da Calliana.

Lo sciamano torna intorno alle 20, e Medòm coglie l’occasione per mangiare qualcosa nella sala comune. Sulla via incontra la contessa Elminia che gli chiede di Bodo, lui risponde di averlo perso di vista.
Tornato dai suoi compagni informa Bodo dell’incontro con la contessa. Il westan finge indifferenza.
Anche Anudahabi va alla sala comune, ed anche lui incontra la contessa che gli chiede di Bodo. Lo sciamano risponde che probabilmente sta dormendo. Dopo aver mangiato l’auran fa un giro delle mura, e nota in lontananza delle luci che sembrano ferme a mezz’aria approssimativamente nel luogo dove sono stati abbattuti i giganti meccanici. Gli uomini di guardia dicono di non sapere di cosa si tratta e non mostrano curiosità o paura.
Anudahabi torna dai compagni ed informa Bodo di aver incontrato anche lui la contessa, lui in tutta risposta decide di andare a dormire nella sua stanza. Di nascosto dai suoi compagni va invece dalla contessa, che con un sorriso malizioso gli dice di voler parlare di affari, ma l’indomani perché ora è molto tardi.
Bodo ancora una volta torna nella sua stanza con la coda fra le gambe.

Immagine (c) by Methuselah3000

lunedì 15 maggio 2017

[RdL] Indagini e colpi di fortuna

Castle by mrainbowwj

Casteltilean, primo pomeriggio del 6° Tehner pieno (29 luglio)

Bodo e Medòm decidono di interrogare i prigionieri brone per avere dettagli sui colossi, ma giunti al campo di prigionia non vengono lasciati entrare: per avere contatti con i prigionieri è necessario un lasciapassare del capitano delle guardie.
I due si mettono alla ricerca di Calomero Rolandi e sono indirizzati allo studio del marchese. Qui, oltre al capitano delle guardie ed al marchese Tilean, ci sono anche il tenente Soleange ed il comandante Vrenovsky, intenti fino a pochi istanti prima a discutere di strategie di guerra. Il marchese concede il lasciapassare ai due, ma li avverte che i prigionieri sono già stati interrogati dall’ing. Deniels e che quindi è meglio che prima parlino con lui. Chiede quindi ai due di informare Anudahabi di comunicare eventuali suoi spostamenti, senza meglio specificare le ragioni di tale richiesta.
Il nordan ed il westan si mettono allora alla ricerca di Anudahabi, che trovano nel tempio del castello ora adibito a ricovero dei feriti. L’auran li accoglie con freddezza per via della discussione avuta il mattino.
Si rimettono di nuovo in cammino alla ricerca di Rando, l’uomo della corporazione che li ha contattati ma del quale non si sono fidati. Lo trovano nella sua stanza e, al riparo di orecchi indiscreti, rivela di essere Eracleo. Resta molto deluso quando i due dicono di aver consegnato lo strano oggetto al dott. Zanoch. Per riconoscersi anche sotto mentite spoglie, Eracleo dice che la prossima volta che li incontrerà utilizzerà la parola “luce” in un discorso nel caso abbia necessità di parlare con loro in privato.
Giunta l’ora di cena, i due vanno nella sala comune. Dopo cena Bodo compra una caraffa di vino prima di andare dalla contessa, ma non la trova nella sua stanza. Torna nella sua camera e si ubriaca.

Casteltilean, mattino del 6° Enhor pieno (30 luglio)

Al mattino Bodo, Medòm ed Anudahabi si incontrano fuori dalle loro stanze, ma il westan e l’auran hanno un altro alterco. Medòm fa da mediatore e con un po’ di impegno riesce a calmare gli animi riappacificando i due.
Insieme vanno da Deniels, che spiega quanto scoperto: i brone hanno messo a punto un congegno che, posizionato all’interno di un castello, è in grado di animarlo, o meglio utilizzare il materiale della struttura per generare un corpo. L’ingegnere è stupito di come i brone siano in grado di imbrigliare tutta l’energia per realizzare ciò, e comunque non ha idea di come possano controllare i colossi.
Interrogare i prigionieri risulta superfluo una volta appreso quanto detto da Deniels, per cui Anudahabi torna a prestare servizio tra i feriti, mentre Bodo e Medòm tornano sul campo di battaglia a cercare qualcosa di interessante tra i resti degli altri colossi.

Incredibilmente Bodo trova un altro congegno come quello trovato sulle mura del castello.

Immagine (c) by Wenjun Mao

lunedì 17 aprile 2017

[RdL] Il Cuore

Polymer Clay Steampunk Egg by ValerianaSolaris

Casteltilean, mattina del 6° Tehner pieno (29 luglio)

Bodo ed Anudahabi si alzano presto per cercare resti del colosso crollato presso le mura del castello. Grazie ai poteri dello sciamano individuano qualcosa di interessante a 15 metri dal terreno (circa 30 dalla cima delle mura). Non riuscendo a raggiungere il luogo, contattano il dr. Zanoch, che seppur molto interessato è troppo oberato di lavoro per poter dare una mano. Su concessione del marchese, il gruppo si avvale dell’aiuto dei carpentieri del castello e recuperano uno strano oggetto metallico a forma di uovo della lunghezza di circa mezzo metro, dal quale fuoriescono vari cavi di varia lunghezza, tutti quanti tranciati o divelti.
Bodo mette l’oggetto in un sacco e se lo mette in spalla, quando sente un dolore al fianco e, abbassato lo sguardo, vede i cavi penetrare la sua pelle. Il mondo intorno a lui inizia a rimpicciolire, per poi accorgersi di essere lui ad aumentare di dimensione. Frammenti di roccia si staccano dalle mura e dagli edifici di Casteltilean e si uniscono al suo corpo. Bodo realizza con orrore di diventare un colosso, quando il pensiero di Luce lo fa risvegliare. Era una visione.
Racconta quanto vissuto agli altri, e preoccupati cercano Zanoch per affidargli l’oggetto. Il gruppo è intercettato da un uomo della corporazione che si presenta come Rando: dice di dover consegnare loro alcuni oggetti richiesti. Fiutando la trappola, Medòm e Bodo proseguono la ricerca di Zanoch, mentre Anudahabi segue Rando.
L’uomo della corporazione si rivela essere Eracleo sotto mentite spoglie. Apprende da Anudahabi del reperto, e dice che è importante che sia consegnato a lui e non ad un altro membro della corporazione, in modo da poter fare ricerche per proprio conto.

Nel frattempo Bodo e Medòm hanno consegnato l’oggetto al dr. Zanoch, che riconosce la sua importanza ed è intenzionato a consegnarlo alla corporazione al più presto.

Bodo e Medòm trovano Anudahabi nella sua stanza, e quando il vecchio auran sottolinea l’urgenza di recuperare l’oggetto per Eracleo, Bodo dice di non potersi fidare. Nasce una lite tra i due, ed Anudahabi se ne va offeso.

Anudahabi va da Shildoq, il cerusico del castello, e lo trova impegnatissimo a curare i feriti della battaglia. Molti riversano in gravi condizioni. Aiuta come può, sanando le ferite gravi ma senza intervenire sui moribondi - la sua devozione ad Aanui gli impedisce di farlo - e durante la sua permanenza nell’infermeria chiede consiglio su come curare ferite come quelle di Calliana - pur non facendo il nome del capitano. Shildoq gli dice di non essere in grado di curare danni simili, e che probabilmente solo un abile chirurgo della corporazione può effettuare un intervento simile.

Bodo e Medòm vanno alla ricerca di Rando/Eracleo per sentire la sua versione dei fatti, ma incontrano invece sir Martòn che si complimenta con Medòm per come ha combattuto e gli propone di diventare un Ammazzagiganti. Il nordan è lusingato ma declina l’offerta.


Immagine (c) by Valeriana

lunedì 20 marzo 2017

[RdL] La battaglia di Casteltilean - La fine dell'assedio

Medieval Banquet by cerkuenik
L’arrivo sul campo di battaglia dei giganti meccanici del Llundian rappresenta il segnale della riscossa. Mentre questi spezzano l’avanzata della controparte brone, dalle slitte costruite sui fianchi di Casteltilean sono schierati i giganti pilotati dal tenente Tamara Soleange ed i suoi cavalieri, ponendo gli assedianti del lato Sud della valle tra i due schieramenti meccanizzati. La maggior parte degli uomini del Bronerun, circondati, rompono i ranghi e cercano di fuggire come possono, mentre i più coraggiosi ingaggiano una battaglia senza speranza che porterà alla loro morte o prigionia.
I brone a Nord di Casteltilean si preparano per dare manforte ai loro fratelli, quando dai boschi sul fianco delle colline emergono dei nuovi rinforzi llud: armati alla meno peggio, una quantità apparentemente senza fine di miliziani li attaccano senza tregua, spezzando finalmente l’assedio.
Il grosso delle forze brone è in fuga, e finalmente Casteltilean è libero. Nel cielo splende una magnifica quanto insolita aurora boreale dei colori dell’arcobaleno.

Casteltilean, sera del 6° Ahoer pieno (28 luglio)

Per festeggiare la rottura dell’assedio, alla sera è indetto un banchetto. Naturalmente Anudahabi, Bodo e Medòm, in quanto baronetti, sono invitati al tavolo dei nobili. I tre uomini sono salutati dal marchese Tilean, che rinnova la sua promessa di eterna amicizia in nome dei grandi servigi offerti alla marca.
Leggermente in ritardo si unisce al banchetto un volto noto quanto inatteso: la contessa Elminia de’ Gutiel.
La sua presenza non è un caso: racconta di aver ricevuto dal generale Rolgar l’incarico di radunare tutte le forze possibili per contribuire a spezzare l’assedio - da mettere in campo solo in una situazione di potenziale vittoria. E’ così che ha girato per tutti i piccoli feudi e villaggi per radunare - anche grazie al suo carisma - tutti gli uomini possibili raggiungendo un organico di oltre duemila unità (sebbene la maggior parte semplice milizia contadina).
“Avremo tutti i giorni a venire per piangere i caduti. Questa sera festeggeremo i vivi”, proclama il marchese al primo di una lunga serie di brindisi. La cena prosegue lietamente tra racconti più o meno gonfiati sulle gesta in battaglia e fiumi di vino a sopperire la carenza di viveri.

Anudahabi nota che Calliana - le poche volte che si è mossa dalla sua posizione - zoppica vistosamente. Dopo il banchetto la avvicina, e nonostante lei sia restia a parlare dell’argomento, scopre che è stata ferita gravemente alla gamba destra. Dopo una breve visita scopre che si tratta di una grave frattura scomposta. Le sue arti magiche, sebbene siano in grado di curare la ferita, non sono in grado di correggere questo tipo di problema, e lascerebbero alla donna una vistosa claudicazione (nel migliore dei casi). Lo sciamano lascia il capitano dei Figli di Kamen promettendo di fare tutto quanto in suo potere affinché si rimetta in salute.

Bodo, nel frattempo - complice anche il vino scorso a fiumi - si dimostra una piacevolissima compagnia agli occhi della contessa Elminia. Dopo molte risate e pettegolezzi, la serata dei due si conclude nella stanza di lei.

Immagine (c) by Bruno Cerkuenik

lunedì 13 marzo 2017

[RdL] La battaglia di Casteltilean - I giganti meccanici

Castle ram by Onikaizer

Bodo si trova faccia a faccia con l’aberrazione fuori controllo. Fortunatamente l’invocazione di Anudahabi è ancora attiva, ed il mostro - che ora non è più controllato dalla Custode brone - decide di allontanarsi, lasciando al westan una strana sensazione di sconcertato sollievo.

Le schermaglie intanto continuano, ma la strategia dei llud non sembra sortire gli effetti desiderati sull’esercito nemico.

Medòm, trascinato nelle retrovie dalla sua cavalcatura, è soccorso da Anudahabi e dal dr Zanoch. In quel momento arrivano degli uomini a cavallo di due centauri meccanici. Ognuno dei veicoli traina un piccolo rimorchio su cui è installata una strana apparecchiatura a forma di piramide conica composta da cilindri concentrici.
Gli uomini conferiscono con il dr Zanoch, che poi riporta la notizia agli altri: la Corporazione è riuscita a sfruttare la falla creata dalla distruzione del nullificatore di armoniche, e grazie ad un congegno di ultima generazione è in grado di trasportare sul campo di battaglia dei rinforzi. Tuttavia perché ciò avvenga è necessario posizionare le due strane arcanomacchine in posizioni ben precise, attualmente occupate dagli assedianti. Medòm, Jaser ed altri sei uomini si offrono come scorta, ma all’orizzonte appare una complicazione: i brone hanno messo in campo i giganti meccanici.

Gli uomini si dividono in due gruppi - ognuno scorta uno dei due dispositivi - ed avanzano con decisione tra le file nemiche, decisi ad arrivare sul luogo richiesto prima dei giganti meccanici avversari.
Quando il dr Zanoch comunica che il luogo è stato raggiungo, Medòm e Jaser non hanno il tempo di tirare un sospiro di sollievo: uno dei giganti meccanici incombe su di loro. La colossale macchina da guerra alza in cielo un braccio artigliato, per poi abbatterlo a terra. Medòm schiva il colpo per miracolo - anche se l’impatto con il terreno gli fa quasi mordere la lingua. Jaser, intanto, si è nascosto chissà dove. Quando il gigante alza di nuovo il maglio per caricare un nuovo colpo, Medòm è preso dal panico e tenta di arretrare affannosamente. All’improvviso dalla sua destra spuntano tre uomini armati di poderosi magli, e con un urlo rabbioso colpiscono tutti e tre nello stesso punto - con una tempistica ed una precisione impressionante - il ginocchio del gigante meccanico. Pur nella sua inespressività nel volto abbozzato della macchina da guerra sembra possibile leggere dello stupore quando, cedute le giunture della gamba colpita, questa si inclina di lato per poi rovinare a terra. I nuovi arrivati - tre Ammazzagiganti capitanati da sir Martòn - lanciano un grido di esultanza per poi mettersi a difesa dei dispositivi trasportati fin lì.
Il dr Zanoch e gli altri studiosi della Corporazione attivano i dispositivi, che si estendono come due lunghe antenne. Tra queste si forma uno spazio bidimensionale attraverso il quale si scorge un altro luogo.
E da quel luogo, attraversando lo spazio bidimensionale arrivano sul campo di battaglia i giganti meccanici dei llud.

Immagine (c) by Juan Calle

lunedì 20 febbraio 2017

[RdL] La battaglia di Casteltilean

Steampunk Fighter with Exoskelton by reaper78

Le schermaglie tra l’esercito brone ed i mercenari pagati dal Llundian si protraggono a lungo. I primi sono valorosi combattenti ed in superiorità numerica, ma la strategia mordi e fuggi dei llud lascia poco spazio di manovra agli assedianti.
D’altro canto anche se la strategia elaborata dai llud sembra funzionare, di fatto non sembra che gli avversari risentano dei loro ripetuti attacchi.

Medòm, sebbene combatta a cavallo, partecipa agli attacchi sferrati dalla fanteria dando ampiamente prova del suo valore. Durante uno di questi assalti si trova di fronte ad una figura peculiare: deve essere sicuramente un generale o un campione brone, a giudicare dal come gli altri soldati gli lascino spazio. E’ disarmato, ma indossa un’armatura dall’aspetto sofisticato. Sembra rivolgersi a Medòm, che prontamente raccoglie la sfida e si lancia contro di lui. Troppo tardi il cavaliere si accorge che il robusto brone è armato di tirapugni di metallo incandescente. Schiva fortunosamente il primo attacco, che gli lascia comunque una lunga bruciatura sull’armatura.
Il pugile è velocissimo, ed al primo colpo fa seguire rapidamente un secondo, ed un terzo. Medòm è in difficoltà, e tira le redini del suo cavallo per allontanarsi da quella furia. Ha giusto il tempo di rimettersi in posizione di guardia prima che gli sia di nuovo addosso. Ma questa volta non si fa cogliere di sorpresa, ed abbassa la sua arma puntando non al corpo, ma al pugno incandescente. Scintille di fuoco sprizzano in tutte le direzioni mentre l’acciaio del nordan si fa strada tra i muscoli e le ossa. L’uomo urla di dolore e di terrore, mentre i suoi commilitoni si lanciano su di lui per fargli da scudo; Medòm decide di non rischiare oltre, e tirate le redini torna a sua volta tra le fila dei llud.

Ogre Concept by jubjubjedi

Bodo ed Anudahabi sono arretrati rispetto al fronte di combattimento. Il primo scocca frecce micidiali, mentre il secondo presta i primi soccorsi a chi li richiedono.
Si accorgono di un gran trambusto in una zona del campo, che scoprono essere causato da un’enorme creatura umanoide. Ai polsi ha dei pesanti ceppi con delle enormi catene, che usa per flagellare gli avversari.
Bodo la colpisce con dei tiri precisi, ma le frecce hanno solo l’effetto di attirare la sua attenzione e farla caricare contro il westan. Fortunatamente Anudahabi si accorge che si tratta di un naga, e ne blocca l’avanzata grazie ad un’invocazione sacra ad Anui. La creatura fugge priva di controllo, spargendo terrore tra gli stessi brone.
Medòm, elettrizzato dalla precedente vittoria, si lancia verso la creatura. La colpisce, ma il suo attacco sembra essere come una puntura di zanzara per il mostro. Per tutta risposta questo alza la sua pesante mano e lo colpisce duramente. Il nordan vacilla, quindi cade da cavallo privo di sensi. La cavalcatura rotea gli occhi di terrore per poi fuggire verso le retrovie llud, trascinando con sé un inconscio Medòm, fortunosamente impigliato nella staffa.

-cultist- by majafi

La creatura sembra riacquistare controllo, e torna alla carica verso Bodo. Anudahabi nel frattempo ha individuato una figura ammantata di rosso. Il volto è celato da un cappuccio con dipinto un occhio, e probabilmente è il custode che sta controllando la creatura.
Avverte Bodo, che dopo aver preso la mira scocca una freccia micidiale. Come una saetta colpisce l’occhio dipinto sul copricapo del custode, penetrando a fondo. L’evocatore emette un rantolo, e cade all’indietro, morto prima ancora di toccare terra.

Nello stesso momento la creatura, che ormai incombe su Bodo, emette un grido. Si contorce come percorso da una scossa elettrica, finché i ceppi che ha alle braccia non si disintegrano. Il bruto, ora libero da ogni controllo, non sembra aver capito che è stato Bodo a liberarlo.


Le immagini sono (c) di: Han, ParkJacob Atienzamajafi

lunedì 16 gennaio 2017

[RdL] L'arcobaleno

Iris by GENZOMAN

Valle senza nome, sera del  6° Sener pieno (26 luglio)

La base sotterranea viene ispezionata a fondo e messa in sicurezza. Senza perdere tempo, il gruppo ed i mercenari si incamminano per riunirsi al grosso delle truppe. Dieci uomini dei soldati regolari restano nei pressi dell’installazione per sorvegliare la zona fino all’arrivo degli esperti della Corporazione.

Alba del 6° Nehener pieno (27 luglio)

I prigionieri sono stati interrogati tutta la notte, senza però fornire alcuna informazione interessante. Sono quindi condotti a Faer scortati da dieci uomini di Vrenovsky. Con loro anche Vilkor, che nei giorni precedenti ha subito gravi ferite.

I capitani, insieme al gruppo, si riuniscono in un consiglio di guerra per discutere la strategia da adottare in base alle informazioni raccolte dagli esploratori. Durante il consiglio si verificano molti attriti soprattutto per il fatto che i capitani delle compagnie mercenarie non sono disposti a collaborare: ogni compagnia ha la sua strategia e i capitani non sono intenzionati a scendere a patti.
La mediazione del gruppo mitiga questi attriti e viene definito un piano di attacco dove ogni compagnia mercenaria può dare il suo meglio.
Si tratta di un piano volto a logorare le forze nemiche. Le truppe regolari, insieme agli Ammazzagiganti di Sir Martòn, sferrano un primo blando attacco per poi ritirarsi con lo scopo di farsi seguire. I Figli di Kamen insieme ai Lancieri di Lagogrande con una morsa a tenaglia attaccano gli inseguitori sui fianchi. Questa tattica è volta a distogliere l’attenzione da Casteltilean, che a sua volta è in grado di sferrare un attacco a sorpresa nel momento di maggior distrazione del nemico.
Il rapporto tra i brone ed i llud è molto svantaggioso per questi ultimi, per cui tutto viene puntato sul minare la sicurezza degli assedianti per costringerli a ritirarsi.

I militari si mettono in marcia e si accampano per l’ultima volta a poche ore dal luogo pianificato per gli scontri.

In molti cercano di scacciare le paure tra le braccia di una delle prostitute al seguito dei militari, tra questi anche Bodo e Medòm.

Nei pressi di Casteltilean, alba del 6° Ahoer pieno (28 luglio)

Anudahabi passa la notte in meditazione, e poco prima dell’ora stabilita per il risveglio esegue uno dei suoi rituali più complessi. Al sorgere del sole un arcobaleno luminosissimo si accende nel cielo. I suoi colori sono sgargianti come non mai, e sembra puntare su Casteltilean come ad indicare la via della vittoria.

Presto si sparge la voce tra gli uomini che l’evento sovrannaturale è un chiaro segno che la volontà degli dèi è dalla loro parte, e tutti si preparano all’imminente battaglia con rinnovato vigore.

lunedì 12 dicembre 2016

[RdL] Assalto!

Monument-pylon idealization by artofjosevega

Valle senza nome, pomeriggio del  6° Sener pieno (26 luglio)

Sir Martòn attiva il suo maglio potenziato e con due colpi formidabili abbatte la parete. Dall’altra parte, nel buio, si estende un corridoio. Dopo averne percorsi pochi metri scatta un allarme, ma è impossibile capire se sono stati loro ad attivarlo o il gruppo di Calliana e Rhinosserou, penetrato dall’ingresso principale. Non c’è tempo per porsi dubbi: arrivati ad un incrocio a T, il gruppo vede da un lato un brone in camice bianco che fugge chiudendo una paratia dietro di sé, dall’altro un gruppo di soldati brone avanzare minacciosamente.
Mentre Zanoch e Anudahabi cercano di forzare la paratia, gli altri ingaggiano un furioso combattimento.
Il gruppo ha la meglio sugli avversari, ma Medòm riporta ferite minori, ed il suo mantello adattivo è ridotto ormai ad uno straccio. Bodo, Martòn e l’altro ammazzagiganti al seguito sono più fortunati, ma non illesi. Nel frattempo il dr. Zanoch ha aperto la paratia, e tutti entrano in quello che sembra un laboratorio. Oltre una parete a vetri due brone in camice bianco sono intenti ad agire su una plancia di controllo lunga tutta una parete. Oltre loro un’ampia finestra si affaccia su un’enorme stanza sferica al centro della quale si erige una mezzaluna di un materiale simile all’ossidiana che poggia a terra tramite un sostegno. Al centro del semicerchio, sorretto da scariche elettriche, un globo luminoso vibra in modo minaccioso.
Il gruppo si precipita nella stanza sfondando la fragile porta ed allontanando gli uomini dalla consolle. Uno di loro due, il più vecchio, è stoico e non parla, mentre il più giovane chiede di essere salvato: il nullificatore di armoniche è in sovraccarico e minaccia di esplodere.
Bodo, Medòm e l’ammazzagiganti al seguito si allontanano per informare la vedetta di far evacuare il gruppo di Calliana e Rhinosserou, mentre Anudahabi, Zanoch e Sir Martòn tentano di evitare il peggio. L’unico modo è scollegare il cavo di alimentazione principale del nullificatore, una dozzina di metri più in basso. Il dr. Zanoch utilizza la psicoscienza per migliorare temporaneamente le capacità di Martòn, che con maestria scaglia il suo maglio. L’arma sembra essere attratta dal bersaglio, tanto è preciso il tiro: il cavo viene divelto, ed il globo di luce si affievolisce fino a spegnersi.

lunedì 21 novembre 2016

[RdL] Le opzioni

-- Fantasy Wyv 01 -- by yvanquinet

Valle senza nome, mattino del  6° Sener pieno (26 luglio)

Arriva il mattino e di Bodo non c’è traccia. I mercenari si mettono alla ricerca di possibili ingressi alla base brone, mentre Medòm, Anudahabi ed il dr Zanoch vanno alla ricerca del loro amico.
Lo trovano nei pressi del campo, e decidono di fare una seconda ispezione: la prima è stata interrotta precipitosamente dalla pioggia di pietre, ma dato che le catapulte adesso sono scariche un attacco simile non dovrebbe ripetersi.
All’interno di una delle capanne viene trovata una botola che porta ad una cantina. In alcune casse ci sono dei vegetali rinsecchiti ed anneriti dal tempo - patate o forse mele. Ma quello che desta più interesse è una porzione di parete dove segni di muratura suggeriscono l’esistenza di un passaggio sigillato. Non è possibile stabilire se il passaggio porti alla base nascosta dei brone, ma potrebbe essere interessante provare; purtroppo però nessuno ha gli strumenti adatti per scavare, per cui sono costretti a tornare al punto di ritrovo stabilito.

Valle senza nome, pomeriggio del  6° Sener pieno (26 luglio)

Il gruppo si riunisce ai mercenari, ed insieme ai capitani delle compagnie discutono sul da farsi. Sembra che gli uomini di Calliana abbiano trovato un possibile ingresso. Si decide di effettuare un attacco congiunto da i due passaggi; tuttavia dato che quello murato è accessibile tramite una botola, solo un gruppo ristretto di uomini può penetrare da lì. Ovviamente meno uomini significa maggiori rischi. Dato che hanno trovato il passaggio, il gruppo decide di attaccare da quel lato, accompagnati da due Ammazzagiganti. Sir Martòn si unisce a loro.

Poche decine di minuti dopo sono tutti in posizione. Una mezza dozzina di soldati regolari formano una catena umana per il dispaccio rapido di comandi da una postazione all’altra. L’ora prestabilita per l’irruzione si avvicina, ed il silenzio che precede quegli attimi è carico di tensione.

lunedì 31 ottobre 2016

[RdL] Attacco al campo brone

Rhinosserou by Motise

Valle senza nome, tarda mattina del  6° Tahner pieno (25 luglio)

Il gruppo si avvicina in modo guardingo alla struttura. Dopo aver evitato un paio di trappole, giungono ad una recinzione composta da cavi metallici orizzontali. Secondo il dr. Zanoch sono elettrificati, ed è meglio non toccarli. Anudahabi si avvicina per esaminarli, ma inciampa e ci finisce addosso. Una scarica elettrica lo attraversa, folgorandolo, ma per fortuna un Ammazzagiganti lo allontana prontamente dai cavi, scongiurando il peggio. Lo sciamano è comunque ferito e privo di conoscenza. Il gruppo decide di riunirsi alle compagnie mercenarie in modo da sottoporre Anudahabi a cure mediche e procurarsi l’equipaggiamento necessario per neutralizzare i cavi elettrificati.

Primo pomeriggio del  6° Tahner pieno (25 luglio)

Il gruppo si riunisce al grosso della compagnia. I capitani mercenari, vista la presenza di un campo ben organizzato, decidono di affrontare il campo brone con un numero congruo di uomini.
A metà pomeriggio Anudahabi sta molto meglio. Il gruppo riparte verso l’accampamento brone, questa volta scortato da 50 uomini, tra cui Sir Martòn, il Capitano Calliana ed il Capitano Rhinosserou.

Campo Brone, tardo pomeriggio del  6° Tahner pieno (25 luglio)

In poco tempo la recinzione elettrificata viene abbattuta e superata.
Nella zona Anudahabi ed il dr. Zanoch percepiscono l’effetto del nullificatore di armoniche, e si rendono conto di non poter utilizzare i loro arcani. Anudahabi, ancora ferito, resta indietro con 10 soldati dell’esercito regolare, mentre il dottore decide comunque di entrare nell’accampamento per fornire la sua consulenza in caso siano rinvenute arcanomacchine.
Il campo risulta stranamente deserto. Le poche baracche sono vuote e piene di polvere. Presto Medòm e Bodo si rendono conto che si tratta di una trappola, ma è troppo tardi: sul campo iniziano a piovere macigni che sfondano i tetti degli edifici e colpiscono i mercenari. Segue una fuga precipitosa per allontanarsi dal campo. Purtroppo due dei Lancieri di Lagogrande non ce la fanno, ed anche Vilkor subisce gravi ferite ed una seria frattura al braccio destro.
Anudahabi, che era rimasto indietro, non ha potuto far altro che assistere impotente all’attacco. Ha però visto da dove i massi sono stati scagliati, ed è lì che tutti si dirigono, in cerca di risposte.
Giunti sul luogo, però, ci si accorge che si tratta di una catapulta meccanica azionata automaticamente. La catapulta ora è senza munizioni, quindi non costituisce più un problema.
Vilkor, accompagnato da 10 uomini dell’esercito regolare, torna verso il grosso delle truppe, e forse si incamminerà per tornare a Faer. Con il braccio in quelle condizioni non può certo continuare la missione.
Nel frattempo gli altri valutano che se il campo del nullificatore è presente, la vera base non può essere lontana. Gli uomini rimasti si accampano in modo da riprendere le ricerche l’indomani. I Lancieri di Lagogrande, Rhinosserou in testa, tornano al campo brone per recuperare i corpi dei fratelli caduti. Bodo li segue per effettuare ulteriori indagini, ma si perde sulla via del ritorno e passa la notte in solitudine nel bosco.