lunedì 17 novembre 2014

[RdL] Stanze bianche

(c) by Vladislav Ociacia

Everek, Presidio della Corporazione, sera del 4° ahner crescente (10 aprile)

Il viaggio di ritorno non è stato piacevole. La compagnia è stata alloggiata nelle consuete cuccette a bordo della Allegra ma non troppo, ma questa volta è stato impedito loro di circolare per la nave. Questioni di sicurezza, sembrerebbe.  Oltre a ciò non è stata data loro la possibilità di verificare le condizioni psicofisiche del maestro After. Anche in questo caso per questioni di sicurezza.
L’arrivo al presidio della Corporazione non migliora le cose: non è consesso loro di vedere After, e vengono scortati in un’area che non hanno mai visto. E’ composta da ampie stanze bianche e ben pulite, dove l’ambiente ha uno sgradevole odore di composto chimico. Il gruppo viene a sapere che dovranno sottoporsi ad alcuni esami per verificare che gli eventi - in particolare il contatto con Chaim ed After - non abbia generato qualche spiacevole conseguenza. Maya è molto restia (per usare un eufemismo), ma viene convinta da Maliny - che da brava piscoscienziato vede la Corporazione sotto un’ottica differente - e soprattutto da Chaim, che è allo stremo delle forze. Sembra infatti che tutti gli arcani di cura praticati su di lui non abbiano alcun effetto, ed è ancora gravemente ferito a seguito dello scontro con Brapir Akrak.
Maya intende far sapere ai custodi del tempio di Shogiru che After è vivo e trattenuto dalla Corporazione, per cui convince Kaisho a fuggire per portare loro un messaggio. Il whirn non se lo fa ripetere due volte, e con movenze furtive si allontana non visto.

Everek, Presidio della Corporazione, alba del 4° nehener crescente (13 aprile)

Al gruppo viene chiesto più volte un resoconto dettagliato dell’accaduto ed ogni membro viene sottoposto a svariati esami, eseguiti da uomini in camice con macchinari complessi. Tutto sommato il personale della Corporazione è gentile - anche se in un modo strano - e la compagnia viene trattata con riguardo.
Tuttavia lo spirito libero di Maya si sente oppresso da quelle mura, ed all’alba del quarto giorno decide di andarsene.
Il suo tentativo viene subito frustrato da una guardia che le ricorda che non può uscire dall’edificio. Maya fa della resistenza, e la guardia è costretta ad immobilizzarla. Nel frattempo Kirsten ed un’altra guardia sono intervenuti. Kirsten, desiderosa di aiutare la compagna di avventure, ignora l’altra guardia, che brandendo una sorta di asticella metallica le intima di allontanarsi. La novizia scopre a sue spese che si tratta di un bastone fulminante e, percorsa da dolorose scariche elettriche, si accascia al suolo in preda a convulsioni. Maya desiste immediatamente dai suoi propositi di fuga per soccorrerla, e le due si ritirano nella loro stanza.

Poche ore dopo, mentre la compagnia è alle prese con la colazione, ricevono la visita del Prof. Kimmen. Con aria contrita si scusa dell’accaduto, attribuendo la colpa all’eccesso di zelo delle guardie del turno notturno.
Per scusarsi offre qualsiasi aiuto gli sia possibile dare. Come prima cosa concede a chi lo desidera di allontanarsi dal presidio quando vuole, benché, sottolinea, l’iter degli esami non sia ancora completo. Per quanto riguarda After, non può ancora lasciarlo andare, ma concede a Maliny di partecipare agli studi effettuati sul vecchio maestro.

lunedì 10 novembre 2014

[RdL] I colossi

(c) by Syllo

Monte Wulter, mattino del del 4° ahner crescente (10 aprile)

Come da accordi, la compagnia è in attesa della Allegra ma non troppo. Il resto del giorno precedente è passato nel tentativo di convincere Chaim dell’accaduto e nel ripercorrere il tragitto a ritroso. Il gruppo sarebbe stato felice di porre alcune domande alla strana creatura incontrata sul pianoro roccioso, ma quando sono passati di lì di lei non c’era più traccia.
Giunti al luogo di incontro con alcune ore di anticipo, si sono accampati ed hanno dormito per alcune ore un sonno agitato.
Tutti sono taciturni ed assorti nei loro pensieri, quando la nave del capitano Antorei arriva da ovest. Come di consuetudine viene calata una scialuppa per issare a bordo i nuovi passeggeri.

Allegra ma non troppo, in partenza dal monte Wulter, mattino del 4° ahner crescente (10 aprile)

Il capitano accoglie il gruppo con aria mesta, ed annuncia loro che la Corporazione, nonostante gli accordi presi, ha bombardato il bozzolo, senza aver ottenuto nessun risultato. Maya va su tutte le furie, ed Antorei si difende dicendo che non ha avuto voce in capitolo nella decisione presa dalla Corporazione. Tra le righe fa notare che se non ha avuto rilevanza la sua opinione di capitano di certo non hanno tenuto conto di quella di uno sciamano arrivato chissà quando da chissà dove.
La compagnia dice di avere la soluzione al problema, e fa pressioni affinché la Allegra ma non troppo si diriga verso il bozzolo. Il capitano si vede costretto a rifiutare: gli ordini del Prof. Kimmen sono tassativi: la compagnia degli Erranti è richiesta al più presto per un dettagliato resoconto della loro esplorazione del monte Wulter. Maya ancora una volta alza i toni della discussione e ricordando al capitano che deve loro la vita pretende, senza successo, di essere trasportata al bozzolo. E’ Maliny a fare la differenza: attiva un potere piscoscientifico che stimola la parte del cervello preposta all’obbedienza, indebolendola. Con gentilezza, rinnova la richiesta di Maya, e questa volta il capitano cede. La rotta della Allegra ma non troppo viene modificata di qualche grado verso nord, dritto verso il bozzolo.

Colli del Larentar, mezzogiorno del 4° ahner crescente (10 aprile)

Nonostante il mezzo miglio di distanza, la visione è agghiacciante.
Il bozzolo è cresciuto a dismisura, ed ora ha inglobato l’intera collina. L’aspetto è quello di un bubbone eruttato dalla nuda terra. Tutto intorno, per un raggio di almeno 50 metri, la foresta è sparita ed il terreno vetrificato, probabilmente a seguito dei bombardamenti della Corporazione.
Il peggio, però, non è quello che vedono, ma quello che accade.
L’interno del bubbone prende ad agitarsi freneticamente ed a dischiudersi come un osceno fiore di carne purulenta. Ne emergono due steli scheletrici che si incurvano fino a raggiungere il terreno. Attaccati ad essi emerge, apparentemente a fatica, un bulbo con numerosi peduncoli. Dopo un attimo tutto è chiaro: gli steli sono le enormi braccia della creatura che sta emergendo dal bozzolo, il bulbo ne costituisce il torso ed i peduncoli sono teste - sette - attaccate a lunghi colli.
Mentre il “parto” della creatura procede, il vento si alza ed il cielo si copre di dense nubi nere. Il capitano Antorei è intento ad impartire ordini alla sua ciurma, ed a Chaim ci vuole un po’ per fargli capire che vuole scendere. Il capitano ritiene che il brone sia impazzito, ma alla fine cede alle sue insistenze e, Zaradal in mano, Chaim viene calato con la consueta scialuppa. Fa appena in tempo, perché i venti costringono la Allegra ad allontanarsi.
Nel frattempo la creatura - senza dubbio una nuova incarnazione di Brapir Akrak - si erige in tutta la sua imponenza. Le teste si guardano intorno per alcuni istanti, poi si mette in cammino verso sud. Sembra muoversi a rallentatore, ma date le sue dimensioni si muove con allarmante velocità.

Solo dopo essere aver visto la scialuppa risalire verso la Allegra ma non troppo Chaim si rende conto di non sapere come “trasformarsi” nel colosso, e rimasto solo non ha nemmeno la possibilità di parlarne con gli altri. Prova a dirigere la spada (che vibra molto intensamente) verso il mostro, prova a rieseguire i movimenti del rituali, prova addirittura a parlare alla spada, ma non succede nulla.
Intanto la creatura avanza. In pochi passi lo supera, ignorandolo. Il brone è costretto ad evitare i detriti sollevati ad ogni passo della creatura gigantesca. Stordito, tenta di rincorrerla, ed è preda dello sconforto quando si accorge di non essere in grado di raggiungerla. Inciampa e cade a faccia avanti, perdendo i sensi.

In quel momento dalla Allegra ma non troppo, che sta volando verso Everek, l’equipaggio sente un boato assordante, come un boom sonico, e vede alzarsi un’enorme colonna di detriti dietro a Brapir Akrak. Tutto resta come immobile per alcuni interminabili istanti, poi dalla nube di detriti emerge una mazza gigantesca, grande come un palazzo, che si abbatte sul mostro a sette teste.

La vista di Chaim torna lentamente, come dopo un mancamento. Allarmato, si accorge di non avere il controllo del suo corpo. Intravede dietro una cortina di fumo una creatura a sette teste alta quanto lui, e sente il suo braccio essere trascinato prima in alto poi in basso. Colpisce con violenza la creatura, che barcolla. Impiega alcuni secondi per capire che la creatura che sta affrontando è la stessa emersa dal bubbone, che le rocce che vede in lontananza sono montagne e che l’erba che sta calpestando sono in realtà alberi.

Dalla Allegra ma non troppo la compagnia, il capitano Antorei ed il resto dell’equipaggio non possono che assistere impotenti allo scontro. Brapir Akrak reagisce prontamente, e mentre una delle teste azzanna Chaim-colosso un’altra spalanca le fauci davanti il suo volto inondandolo di una sostanza che sembra assorbire la luce.

Quando Chaim sente una fitta di dolore alla spalla e la sua vista venir meno, decide che è il momento di mettere da parte la paura e dare il meglio di sé. Nel vorticare le mazze alla disperata ricerca del bersaglio si rende conto di aver riacquistato il controllo del corpo. Nello stesso momento che sente una delle mazze impattare contro il corpo dell’avversario una morsa si stringe sulla sua coscia sinistra. Dolorante, si frega gli occhi con l’avambraccio, mentre fa un passo indietro e brandisce la mazza impugnata con l’altra mano in modo difensivo. La sua vista torna appena in tempo per vedere il mostro che si sta avventando su di lui. La situazione sembra disperata, ma inspiegabilmente Brapir Akrak incespica e si ferma prima di colpirlo.

A bordo della Allegra tutti sentono il rombo sibilante provenire da sud. Si tratta di una nave che viaggia a velocità impressionante, e quando supera la Allegra tutti esultano riconoscendo la Luce d’argento. Si dirige contro la schiena di Brapir Akrak in un apparente attacco suicida, ma poco prima di schiantarsi vira bruscamente, a differenza del siluro che procede dritto impattando ed esplodendo in una sfera infuocata. L’esplosione fragorosa infiamma la schiena della titanica creatura, ma l’unico effetto è quello di farla incespicare. Una delle teste si gira, alla ricerca del colpevole, e quando individua la Luce d’argento emette due colonne di luce dagli occhi. La Luce d’argento esegue una manovra evasiva, ma qualcosa va storto: dalla Allegra vedono del fumo uscire dalla nave, che si allontana zigzagando ad una velocità nettamente inferiore al normale.

Chaim, dolorante e sanguinante, approfitta della situazione e colpisce una delle teste con tale violenza da staccarla dal lungo collo. Brapir Akrak non si dà per vinto e continua a mordere il suo avversario alle spalle ed ai fianchi, ma le mazze colpiscono più forte e con un ultimo, immane sforzo, Chaim le abbatte all’unisono. Brapir Akrak barcolla indietro, si inginocchia e poi si accascia su sé stesso. La creatura a sette teste, ormai senza vita, si pietrifica in un’enorme statua deforme, che poi si sbriciola andando a formare un cumulo di pietrisco di 20 metri.
Chaim, stremato, perde nuovamente i sensi.

Quando si risveglia, Chaim è tra le braccia di Parsic, che sta salmodiando qualcosa. Accanto vede Maya, Maliny e tutti gli altri. Si alza a fatica, e capisce di trovarsi ai piedi del cumulo di pietrisco - che ad un’analisi più attenta risulta trattarsi di sale.
Il gruppo si accorge di un movimento, e tutti alzano gli occhi. Dalla cima del cumulo, completamente nudo e con espressione assente, sta scendendo, incespicando, il maestro After.

lunedì 3 novembre 2014

[RdL] Il prescelto (parte 2)

(c) by Jkuo

Monte Wulter, mattino del del 3° enhor crescente (9 aprile)

Dopo aver superato altri due torii, a circa 15 minuti l’uno dall’altro, il gruppo giunge ad un grande pianoro roccioso. Dall’aspetto sembra essere il risultato dell'asportazione di una parte del fianco della montagna. Kaisho è sicuro che quello è il primo luogo visto in sogno, e la compagnia si mette in cerca della piattaforma, quando vengono avvicinati da una strana creatura umanoide. E’ alta circa un metro e sessanta. La pelle è di un grigio tenuamente tendente all’azzurro, e non porta abiti oltre ad un gonnellino, apparentemente composto da materiale vegetale. E’ fortemente ingobbito e la sua testa si protende verso l’avanti. Gli occhi sono di un blu elettrico, atteggiati in un’espressione severa, almeno per gli standard umani. Ai lati del volto e della bocca dei barbagli carnosi pendono flaccidi, mentre la parte superiore del capo si protende verso l’indietro. Il suo passo è caudicante, e cammina reggendosi ad un pesante bastone.
La compagnia, dopo un’attimo di perplessità, decide di tentare un approccio amichevole, e Chaim esordisce presentandosi e dichiarando di essere alla ricerca della piattaforma per il rituale. La figura emette dei suoni composti da sibili, schiocchi e colpetti di tosse. Chaim guarda con aria interrogativa gli altri, che rispondono facendo spallucce. Quando la creatura capisce di non essere compresa chiude gli occhi, e nelle menti dei presenti appaiono delle immagini e delle sensazioni.
La spada Zaradal, una sensazione interrogativa
Chaim mostra prontamente la spada. L’espressione della creatura si addolcisce. Si incammina verso una direzione e, seguendola, il gruppo arriva ad una piattaforma di roccia.
Si tratta di una lastra di roccia dura, probabilmente di marmo grigio. Muschi e licheni l’hanno quasi completamente invasa, ma comunque sono visibili delle incisioni. Si tratta di iscrizioni posizionate in modo da creare geometrie prevalentemente circolari. Parsic non riconosce le iscrizioni, anche se sono simili a quelle degli antichi testi sacri. Attorno alla piattaforma principale, di circa due metri di diametro, ce ne sono altre sei più piccole, di circa 40 cm.
La creatura si concentra di nuovo, e di nuovo delle visioni si affacciano alla mente dei presenti.
Il volto dei presenti in rapida successione, una sensazione interrogativa
Maya capisce che la creatura vuole sapere chi è che si vuole sottomettere al rituale per primo. Tutti guardano Kaisho, che però fa un passo indietro. E’ Chaim che decide di andare per primo.
Chaim in piedi al centro della piattaforma
Il brone capisce al volo e si posiziona dove indicato. La creatura alza il bastone ed emette suoni alieni. Le iscrizioni sulla lastra di marmo si illuminano incenerendo all’istante i licheni che le ricoprono. Le sei pietre circolari si alzano nell’aria fino a circa 3 metri di altezza, dopo di che proiettano delle colonne di luce sotto di esse.
Chaim che tiene Zaradal di fronte a se, puntata verso il basso, e la lascia cadere.
Il brone esegue le istruzioni, ma la spada, invece di cadere a terra, resta sospesa a mezz’aria, ruotando pigramente sull’asse verticale mentre lancia (o assorbe?) scariche luminose verso le colonne di luce.
Sul volto della creatura si dipinge quello che si direbbe essere un sorriso. Chaim è il prescelto.

Monte Wulter, mezzogiorno del del 3° enhor crescente (9 aprile)

La compagnia è di nuovo in marcia.
La strana creatura, dopo aver fatto capire alla compagnia che Chaim è il prescelto, ha indicato loro il sentiero che ora stanno percorrendo, poi si è allontanata senza aggiungere altro.
Le convinzioni di Kaisho vengono confermate quando, oltre un pesante masso, si scorge un’enorme caverna, la stessa che ha sognato qualche giorno prima.
E’ larga almeno venti metri ed alta la metà. Ai lati dell’ingresso delle pesanti colonne ricurve si uniscono perpendicolarmente ad un’immensa trave. Al suo interno un obelisco di tre metri che reca altre iscrizioni illeggibili. Quando Chaim nota una fessura della dimensione adatta non perde tempo cercando di decifrarle e vi infila Zaradal.
Dall’obelisco e dalle pareti fuoriescono, come dal nulla, delle fibre organiche che si avviluppano attorno al corpo del brone, in una matassa che non cessa di aumentare di dimensione. La grotta, e tutta la montagna, è scossa da un potente terremoto. Nonostante sia preoccupata per la sorte di Chaim, la compagnia fugge dalla caverna, ed una volta fuori assiste ad un prodigio senza precedenti.
(c) by Fenghua Zhong
Le colonne ricurve e l’imponente trave sulle quali poggiano si rivelano essere la struttura ossea di una mastodontica cassa toracica. La “matassa” di materiale organico che ha avviluppato Chaim cresce fino ad inglobare le colonne e la trave. Da questa iniziano a formarsi braccia e testa. Con un grugnito l’immensa creatura - che evidentemente non ha completato la crescita ed ad ora sembra scuoiata - si alza in piedi scrollandosi di dosso l’intera montagna. E’ lo stesso gigante che, con il suo corpo, fa da scudo al resto della compagnia, evitando che sia seppellita dalla frana. L’evento dura un paio di minuti, al termine dei quali si trovano di fronte ad un colosso di oltre 100 metri armato di mazze grandi come edifici. Il gigante si guarda intorno, come spaesato, per alcuni secondi, poi qualcos'altro accade. Il suo corpo emette dense nubi di vapore, come se stesse evaporando. Quando le ultime nubi di fumo si dissipano il gruppo vede Chaim, tornato alle sue dimensioni, avanzare barcollando. Il brone se ne esce con un laconico “Cosa è successo qui intorno?”

lunedì 27 ottobre 2014

[RdL] Il prescelto (parte 1)

(c) by ageo_akaihana 

Monte Wulter, metà giornata del 3° tehner crescente (8 aprile)

Chaim è prontamente soccorso da Maya. I sortilegi della donna sciamano risanano le ferite del brone, ma nulla può cancellare il ricordo dell’orrore delle tre creature. Intanto i resti di due di esse iniziano a dissolversi in rivoli di denso fumo bianco, che si dissipa dopo aver disegnato delle spirali in aria.
Maya e Kirsten hanno impiegato gran parte della loro energia spirituale, e chiedono di poter riposare per il resto della giornata. Thomas usa le sue abilità di cacciatore esperto e trova una piccola insenatura tra due massi sopra ai quali è caduta una roccia piatta. La nicchia non è grande, ma sufficiente per ripararsi durante la notte. Il resto del pomeriggio trascorre tra la meditazione, la ricerca di legna da ardere e qualcosa da mangiare. Per la notte vengono stabiliti dei turni di guardia.

Monte Wulter, notte del del 3° tehner crescente (8 aprile)

E’ durante il turno di Maya che una delle creature torna alla carica. Presenta alcune ferite sul corpo, e secondo la older si tratta di uno dei superstiti del precedente combattimento. Maya sveglia prontamente gli altri che si preparano alla battaglia, ma quando la creatura emette il suo ruggito di nuovo la sensazione di terrore puro penetra fin dentro le loro ossa, paralizzandoli per un istante.
Chaim, attanagliato dal terrore, rotola via di lato e si lancia in una corsa folle verso il buio del bosco. Kirsten e Maliny, tremanti come foglie, si rannicchiano dietro Maya e Thomas, che invece resistono all'impulso di fuggire. Maya pronuncia parole antiche, ed una luce magica appare sul volto della creatura illuminando l'ambiente ed accecandola.
La creatura, furiosa per essere stata accecata, con un colpo poderoso dall'alto verso il basso colpisce la roccia piatta che fa da “tetto” al loro riparo improvvisato. Con un suono secco la roccia si spacca e si inclina pericolosamente, riversando una pioggia di detriti sulla compagnia. Maya, nonostante la situazione, trova la concentrazione necessaria per invocare Gurunth, e dal fuoco allestito per la notte si librano delle fiamme che avviluppano danzando la creatura, trasformandola in un’enorme torcia vivente. Il mostro emette un grido straziante, mentre la sua pelle sfrigola e crepita sotto le fiamme voraci, poi l'urlo cessa, la creatura si accascia e si consuma come fosse un origami di carta velina troppo vicino ad una candela. Quando del corpo non resta più nulla le fiamme, sazie, si riuniscono al fuoco di campo senza lasciare traccia dell'accaduto.

Monte Wulter, alba del del 3° enhor crescente (9 aprile)

Ripresosi dall’incontro notturno, il gruppo si rimette in cammino seguendo le indicazioni di Kaisho ed il sortilegio di guida di Maya.
Dopo qualche ora incontrano un torii, elemento che Parsic identifica come chiaro segno della vicinanza di un antico luogo sacro. Passando sotto di esso gli avventurieri si sentono come alleggeriti di una sensazione fastidiosa. Si sentono disorientati per un istante, poi si accorgono che la convinzione di viaggiare nella direzione sbagliata è sparita. Convinti di essere prossimi alla loro destinazione, la Compagnia degli Erranti si rimette in marcia con vigore rinnovato.

lunedì 15 settembre 2014

[RdL] Arrivo al monte Wulter

(c) Capcom

Everek, alba del 3° tehner crescente (8 aprile)

Kaisho sogna. Vola libero nell’aria, a centinaia di metri di altezza, librandosi come un uccello. Sotto di sé vede un fiume restringersi sempre di più, e dei villaggi lungo le sue rive. Piccoli agglomerati, qualche centinaio di anime al massimo, a parte uno, decisamente più grande degli altri (ma non delle altre cittadine visitate dal whirn). Superato un banco di nuvole vede stendersi a perdita d’occhio un’immensa catena montuosa. Viene attratto da un picco in particolare di quella catena, la cui cima è avvolta da un denso banco di nebbia. Poi il sogno si interrompe: qualcuno sta bussando insistentemente alla porta. E’ uno dei giovani aspiranti studiosi della corporazione, inviato ad avvisarlo che l’esploratore Thomas è ai cancelli e sta chiedendo di lui.
La compagnia si prepara in fretta, e nel giro di mezz’ora si trova a bordo della Allegra ma non troppo, insieme a Thomas. Il capitano Antorei impartisce gli ordini e la nave si mette in movimento.

Allegra ma non troppo, verso il monte Wulter, mattino del 3° tehner crescente (8 aprile)

Thomas concorda con il capitano Antorei la direzione da prendere: a est fino a Partea, poi est-nord-est per circa quindici leghe. I venti sono favorevoli e la nave si muove velocemente. Giunti in prossimità di Partea, Kaisho riconosce la città vista nel sogno. Dopo circa tre ore dalla partenza, la Allegra ma non troppo supera un fitto banco di nubi e Kaisho rivive il suo sogno. Riconosce il picco che ha attratto la sua attenzione la notte precedente, anche se non c’è traccia di nebbia. Thomas concorda che molto probabilmente si tratta del Wulter (è incerto perché non l’ha mai visto da questa altitudine), ed il capitano Antorei dispone affinché la compagnia venga fatta scendere nel luogo più adatto. Il capitano saluta il gruppo e dà loro appuntamento nello stesso luogo di lì a due giorni.

Monte Wulter, mattino del 3° tehner crescente (8 aprile)

Di buona lena il gruppo, condotto da Thomas, si mette in marcia. Tutto prosegue tranquillamente, ma dopo un’ora di cammino Kaisho percepisce qualcosa che non va. Secondo lui invece di proseguire verso la vetta della montagna le stanno girando intorno. Thomas si dimostra piuttosto risentito, ed il resto della compagnia è d’accordo con la guida. Ma Kaisho insiste e dice che probabilmente è la spada che gli permette di accorgersi dell’errore. Parsic entra in meditazione e percepisce un’aura di energia che non sa meglio identificare. Maya usa un rituale usato dagli sciamani della sua tribù per ritrovare la strada smarrita, ma invece di indicargli la strada verso la vetta gli indica una direzione che, secondo lei, dovrebbe aggirare la montagna. Ma la direzione suggerita dal suo arcano coincide con quella indicata da Kaisho, quindi concorda con il whirn che probabilmente la spada gli sta facendo percepire le cose come stanno realmente.
Il gruppo decide allora di seguire Kaisho, anche se la loro sensazione è quella di girare in torno al promontorio.
Avanzano per un’altra ora circa, quando sentono dei ruggiti che raggelano il sangue. Non si tratta di nessuna creatura a loro nota. Quando, dopo poco, sentono un altro ruggito, è chiaro che la creatura si sta avvicinando. Tutti si preparano a difendersi dalla creatura, ma nessuno è veramente pronto a quello che sbuca dalla foresta: tre creature vagamente simili ad un gorilla, ma estremamente più grandi. Camminano sulle gambe posteriori, chinati in avanti e poggiando sui pugni. Anche così, però, sono abbastanza alti da guardare un uomo dall’alto verso il basso. La pelle è ocra, squamosa, ed hanno una corta coda. Ma il vero orrore è nel loro volto: nella parte inferiore delle loro fauci due zanne uncinate, simili a quelle di un ragno ma rivolte verso l’alto, come si muovono oscenamente nell’aria come alla ricerca di carne da straziare. Quando vedono la compagnia emettono nuovamente il temibile ruggito, togliendo ogni dubbio, quindi si scagliano all’attacco, inferociti.
Chaim, Maya e Kirsten impazziscono per l’orrore e fuggono senza nemmeno curarsi di dove mettono i piedi. Il combattente brone è il più sfortunato perché non fa in tempo a mettersi in salvo e viene afferrato da una delle creature, che lo scaglia lontano come si trattasse di un rametto. Thomas, arco in mano, non riesce a colpire le creature nonostante la loro stazza: la sua mano trema irrefrenabilmente impedendogli di prendere la mira.
Parsic, Maliny ed il dr. Zanoch utilizzano i loro arcani per ferire le creature. Il custode intuisce che si tratta di naga e riesce ad infliggere gravi danni. Kaisho, che sembra essere sparito, spunta come dal nulla alle spalle della terza creatura, che non solo non si accorge del whirn, ma involontariamente gli mostra il fianco. Il guerriero ombra non si lascia sfuggire l’occasione e, impugnando la sua katana nella mano destra e Zaradal nell’altra, assesta un colpo devastante che non lascia scampo.
Nel giro di pochi ma interminabili secondi le tre creature vengono distrutte. Solo Chaim è stato ferito, ma i danni che ha riportato sono piuttosto seri.

lunedì 1 settembre 2014

[RdL] La Spada

Autore sconosciuto

Everek, sera del 3° nehener crescente (6 aprile)

Maya, Parsic e Maliny sono ricevuti dal prof. Kimmen, che chiede un resoconto dell’accaduto da quando si sono separati dal Capitano Antorei. I tre raccontano del bozzolo e si dimostrano disponibili per eventuali azioni per distruggerlo. Il prof. Kimmen li congeda chiedendo loro di rimanere a disposizione per ulteriori colloqui.
Il gruppo si ritira nelle stanze messe loro a disposizione nel presidio della Corporazione. Decidono che l’indomani sarebbero tornati al Tempio per consultarne la biblioteca.

Colli del Larentar, mattino del 3° ahoer crescente (7 aprile)

Chaim e Kaisho, rimasti soli, tentano di capire qualcosa di più sulla creatura. Sembra immune a qualsiasi tentativo di danneggiamento. L’unica arma efficace è la spada rinvenuta nel cadavere di Brapir Akrak, che dopo seri tentennamenti Kaisho si decide di impugnare nuovamente (senza conseguenze negative, stavolta).
La spada infligge ferite piuttosto profonde e dal brutto aspetto, ma il whirn si rende subito conto che è come tentare di svuotare un lago con un secchio e quindi dopo un po’ i due desistono.

Everek, mattino del 3° ahoer crescente (7 aprile)

Il gruppo che si reca al tempio viene ricevuto dall’adepto Lorenzio, che in assenza del Maestro After ne fa le veci.
Lorenzio sarebbe felice di aiutare il gruppo, ma ci sono ancora molti feriti dall’attacco di Brapir Akrak e l’unica cosa che può fare è consentire loro l’accesso alla biblioteca.
Qui Maliny ritrova il libro “Antichi misteri e leggende dello spiritualismo”, e sfogliandolo si accorge della presenza di un illustrazione dove, senza dubbio, è rappresentata la spada trovata nel corpo del mostro.
Il libro fa riferimento ad uno dei concetti dello spiritualismo e sottolinea di come in ogni cosa buona gli dei abbiano messo qualcosa di malvagio, e di come in ogni cosa malvagia abbiano instillato qualcosa di buono. La spada, che il libro chiama Zaradal, spesso si manifesta quando il male è troppo grande per essere affrontato e rappresenta una chiave che, se usata da un prescelto, è in grado di riequilibrare le forze in campo.
Il libro menziona anche il monte Wulter, l’ultimo luogo noto dove è avvenuto il rituale per individuare il prescelto.
Chaim, Maliny e Parsic tornano dal professor Kimmen per annunciare le nuove informazioni, più in cerca di aiuto che per divulgarle: molti dei concetti espressi sono astratti e sfuggono ai tre. Il professore è curioso, più che interessato. Spiega che non è interessato allo spiritualismo e quindi non è in grado di aiutarli con i loro indovinelli. Li invita però a partecipare alla missione della Luce d’Argento con lo scopo di recuperare il resto della compagnia sui colli del Larentar e prelevare dei campioni del bozzolo.

Colli del Larentar, mezzogiorno del 3° ahoer crescente (7 aprile)

Il bozzolo è cresciuto ulteriormente dalla sera prima ed il Capitano Farnel, che non l’aveva ancora visto, resta atterrito alla sua visione. Ordina di calare una scialuppa per recuperare il resto della Compagnia degli Erranti in modo da poter tornare indietro al più presto.

Everek, primo pomeriggio del 3° ahoer crescente (7 aprile)

Il Capitano Farnel mostra la sua preoccupazione per quello che ha visto e suggerisce caldamente al prof. Kimmen di poter bombardare il bozzolo con le sofisticate armi a bordo della Luce d’Argento. Maya sente che sarebbe una cattiva idea, e convince il professore a lasciar loro due giorni per fare delle indagini sul monte Wulter, del quale però nessuno ha mai sentito parlare. Lo psicoscienziato accetta, proponendosi nel frattempo di compiere ricerche sui campioni di bozzolo prelevati.
Kaisho, che meglio di tutti conosce la città, viene mandato a cercare qualcuno che li guidi. Incontra Thomas, il cacciatore con il quale la compagnia aveva avuto a che fare qualche giorno prima. Sa dov’è il monte Wulter: fa parte di una catena montuosa a circa 200 Km ad est della città. E’ felice di avere la possibilità di salire su una nave volante, per cui chiede solo 1800 Drog per far loro da guida per due giorni.
La compagnia si prepara. La partenza è fissata per l’alba del giorno dopo.

lunedì 4 agosto 2014

[RdL] Il bozzolo

(c) by MIAO ZHANG

Colli del Larentar, pomeriggio del 3° nehener crescente (6 aprile)

Il bozzolo è lungo approssimativamente 3 metri e largo 2. La superficie è scura, opaca, disomogenea. Dalle pieghe si intravede un debole bagliore rosso. Sembrerebbe un blocco di lava che si sta raffreddando, se non per il fatto che non emana un calore così intenso. Kaisho intravede al suo interno dei movimenti guizzanti che gli ricordano i girini quando in via di formazione nelle uova di rana.
Parsic tenta di analizzare il bozzolo per valutare la presenza di spiriti, ma senza successo: gli arcani usati sulla Allegra ma non troppo per salvare il Capitano Antorei l’ha lasciato senza energia magica.
Maya percepisce chiaramente una forte emanazione di malvagità, e Chaim è dell’opinione che dovrebbe essere distrutto. Il guerriero brone tenta di colpirlo, ma un’energia blocca tutti i suoi attacchi emettendo un bagliore azzurro quando la lama è a pochi centimetri dalla superficie della cosa.
Intanto il bozzolo si sta ingrandendo a vista d’occhio. Per non toccarlo la compagnia indietreggia fino ad essere costretta a ridiscendere la collina.
Il bozzolo ha ormai occupato tutta la cima della collina, che sta ricoprendo come fosse una membrana.
All'improvviso dal bosco, trafelato, spunta Artemio che si blocca con espressione perplessa quando vede il gruppo.
E’ meravigliato di vederli in questo posto, dato che l’ultima volta che si erano visti la compagnia era alle prese con Brapir Akrak ad Everek - ed anzi, si scusa per non averli aiutati, ma decisamente per lui non sarebbe stato saggio entrare in città.
Chaim gli spiega di come lui ed i suoi sodali erano a bordo di un vascello fluttuante quando hanno visto i sette fulmini abbattersi sulla collina. Decide di bluffare, e basandosi sul sogno di Maya dice anche di aver visto dal vascello - grazie ad un cannocchiale - il maestro After essere colpito dai fulmini e tramutarsi nel bozzolo sulla collina.
Artemio sembra notare il bozzolo solo in quel momento. Concorda che sì, deve essersi trattato di After, poi chiede se Brapir Akrak è stato ucciso. Maya prontamente risponde di sì, ma quando Artemio chiede se le sette teste del mostro sono state decapitate la older dalla pelle viola, dopo aver lanciato un’occhiata agli altri, è costretta a dire la verità: no, le teste non sono state decapitate.
A quel punto Artemio, colto dallo sconforto, dice che non c’è più nulla da fare. Brapir Akrak, racconta, era un’emanazione di Ugriryl, dio malvagio dello spiritualismo. Ma con il sacrificio di uno spirito potente come quello di After il mostro può diventare Ugriryl stesso. Ora che il dio sta maturando nel bozzolo non c’è più nulla da fare se non attendere che il destino si compia ed il mondo intero venga distrutto.
Parsic non accetta le parole disfattiste di Artemio e dice che deve esserci qualcosa che si può fare. Per combattere un dio serve il potere di un altro dio, così dicendo si mette in meditazione per invocare Jiwenoryu, il suo dio guida. L’entità celeste spiega a Parsic che non può intervenire negli eventi perché quello che è stato iniziato dall’uomo può essere interrotto solo dall’uomo, e che quindi sta a lui ed ai suoi compagni porre rimedio. Parsic chiede allora come può un semplice uomo come lui contrastare il potere di Ugriryl, e Jiwenoryu ribatte che un semplice uomo non può contrastare il potere del dio malvagio. Quindi il custode si risveglia e riferisce agli altri, che però non sono affatto sollevati dallo scarso aiuto ricevuto.
Chaim suggerisce di usare la spada rinvenuta nel cadavere di Brapir Akrak per colpire il bozzolo. Chiedono a Kaisho di farlo, che è molto riluttante ad accettare visto quanto accaduto la prima volta che ha toccato la spada. Dopo molta insistenza da parte degli altri Kaisho accetta. Decide di toccare la spada con la mano sinistra e, forse per questa ragione, nuovamente la spada emette un lampo di luce e scaglia il whirn qualche metro indietro, lasciandolo incosciente. Anche stavolta Kaisho ha una visione, molto più semplice della precedente: vede, in una zona montuosa ammantata da una lussurreggiante foresta, una piattaforma di roccia levigata di circa 5 metri di diametro. La piattaforma è inscritta con simboli simili a quelli apparsi sulla sua mano dopo aver toccato la spada la prima volta. La visione muta, ed ora vede, sul fianco di quella che probabilmente è la stessa montagna, un’enorme apertura. Nonostante la sua grandezza - saranno almeno 40 metri di diametro - è piuttosto ben celata da altre pareti rocciose ed è difficile vederla se non accedendo alla valle che la contiene.
Quando rinviene il whirn è piuttosto di malumore per essere stato “forzato” a toccare nuovamente la spada.
In quel momento il crepuscolo viene squarciato la fasci di luce intensa. Provengono da una nave volante dall’aspetto molto migliore della Allegra ma non troppo. La compagnia conviene che probabilmente si tratta della Luce d’argento, congettura che si rivela essere veritiera.
Maya, Parsic e Maliny decidono di salire a bordo così da poter tornare in città ed effettuare qualche ricerca su Ugriryl mentre gli altri decidono di restare in zona per tenere d’occhio il bozzolo.
Il Capitano Farnel accoglie i tre viaggiatori ed accetta di portarli al presidio della Corporazione presente ad Everek; agli uomini rimasti a terra fa calare un kit di sopravvivenza composto da tenda, kit di pronto soccorso e viveri per tre giorni.
Una volta allontanatasi la Luce d’argento Chaim si dimostra molto curioso sul come e perché Artemio si trovi proprio in quel luogo: qualcosa nel fare del custode insospettisce il brone. Le discussioni vengono rimandate al giorno successivo, ma durante il suo turno di guardia Artemio lascia l’accampamento. Tutti i tentativi di seguire le sue tracce sono vani.