lunedì 10 agosto 2015

[RdL] Gli artefatti

Power in the Artifact by Deems

Dimora dell’ultimo dei guaritori, 7° tahner crescente (2 maggio)

Dopo essersi ripresi dallo spavento ed aver recuperato le forze, la compagnia, Maya in testa, entrano nella stanza.
Trovano uno scranno costruito in legno ed ossa. Ad occuparlo uno scheletro polveroso. La figura ha una testa bizzarra, simile a quella di un’insetto, e l’unico indumento a non essere stato consumato dal tempo è un manto di piume nere che gli cinge le spalle. Ad un’ispezione più accurata risulta che la testa di insetto è in realtà un elmo.
La contessa è sicura che quelle siano le reliquie che sta cercando. Maya percepisce una forte energia provenire dal manto e dall’elmo, nonostante questo (e nonostante gli sguardi preoccupati del capovillaggio) decide di prenderli ed indossarli. La contessa le ricorda che, stando al contratto, qualsiasi cosa rinvenuta spetta a lei. La kebukte risponde dicendo di voler tenere gli oggetti solo fino al villaggio per poterli tenere sotto controllo. La contessa, anche se a malincuore, acconsente.

Villaggio Uru-tan, sera del 7° sener crescente (3 maggio)

Gli abitanti del villaggio accolgono calorosamente la compagnia, felici che tutti siano riusciti a tornare sani e salvi.
Fanno salire Maya su una lettiga costruita in legno e canapa intrecciata, e la conducono trionfalmente per il piccolo villaggio.
Quando finalmente la lettiga viene riposta al centro del villaggio, Maya si alza e fa un annuncio importante. Fin da quando ha sentito per la prima volta la storia degli Uru-tan ha percepito un forte legame con questo popolo. Quando ha sconfitto lo spettro ed ha recuperato le reliquie ha capito che il suo destino era tra questa gente. Ha deciso di restare con gli Uru-tan per essere il nuovo guaritore del villaggio.

I membri della compagnia, chi più chi meno, sono attoniti. Maya non aveva mai accennato a nessuno di loro di questa decisione.
La contessa, invece, aveva intuito qualcosa del genere, e non perde tempo per far valere i suoi diritti. Ricorda a Maya del contratto, e le dice che se vuole reciderlo è affar suo, ma che gli oggetti che sono stati rivenuti le spettano di diritto. Maya è impassibile: le reliquie appartengono al villaggio ed al villaggio devono rimanere.
La contessa incalza dicendo che senza il suo interessamento non solo le reliquie sarebbero ancora in balia dello spirito maligno, ma il villaggio non avrebbe nemmeno un guaritore.
Quando Maya ancora una volta si dimostra inflessibile, la contessa perde la pazienza. “Ho passato anni ed impiegato enormi risorse per localizzare e raggiungere queste reliquie. Ora che so dove sono cosa pensate mi possa impedire di assoldare dei mercenari e prenderle con la forza? Se hai veramente a cuore la vita di questi pulciosi faresti bene a consegnarle subito! E voialtri? Non vi pago abbastanza? Chiunque di voi mi porterà le reliquie avrà cinque volte il compenso pattuito!”
La compagnia si divide in tre.
Medòm è tra quelli fedeli alla contessa - o meglio ai suoi soldi.
Il dr. Zanoch comunica apertamente di aver intenzione di onorare il contratto firmato, ma non ha intenzione di esercitare nessuna forzatura sui membri della compagnia.
Chaim e Maliny sono dalla parte di Maya, anche se prima di recidere il contratto vogliono trovare un compromesso.

Maya discute allora il da farsi con Chaim e Maliny. Prima di prepararsi per la notte valutano le seguenti opzioni:

  • Preparare degli artefatti fasulli da dare alla contessa. Purtroppo gli artefatti sono molto complessi e non hanno modo di preparare nel breve tempo una copia.
  • Cancellare la memoria della contessa con un potere psicoscientifico. Maliny non ha le competenze per farlo, ed il dr. Zanoch non intende schierarsi.
  • Imprigionare la contessa. Sebbene possa sembrare una soluzione, rimanda solo il problema, senza contare che la cattività renderebbe la contessa decisamente più determinata nel compiere una rappresaglia.
  • Eliminare la contessa. Maya aborra questa soluzione, e Chaim concorda che senza contessa non ci sarebbe nemmeno il compenso.

Maya si separa dal gruppo per la notte: mentre agli altri spetta la solita capanna comune, a lei viene assegnata un’altra capanna, presidiata da due cacciatori uru-tan.

Villaggio Uru-tan, notte del 7° sener crescente (3 maggio)

Maya fa sogni strani. Vede luoghi dove non è mai stata ed apprende cose che nessun altro sa. All’improvviso quei sogni si fanno contorti, ed il senso di disagio aumenta finché non si sveglia nella notte…
…e vede la contessa china su di lei, pronta ad affondarle un pugnale nel petto.
Maya grida, e tenta disperatamente di allontanarsi dalla contessa. Sente un dolore acuto al fianco, ma questo non le impedisce di formulare un’invocazione protettiva. Intanto i cacciatori all’ingresso sono entrati nella capanna, richiamati dall’urlo. Fissano per un attimo la contessa, ma prima di poter fare anche solo un passo verso di lei vengono intercettati da Tuvalin, sbucato dall’ombra. Non hanno nemmeno il tempo di attaccare: l'uomo li colpisce esibendo una maestria inaspettata, uccidendoli sul posto. Elminia intanto cerca di colpire Maya, ma è come se una barriera deviasse i suoi colpi. Intanto le urla e la confusione hanno richiamato Medòm e Chaim, il quale affronta Tuvalin prima che questo possa alzare le armi contro Maya. Il servitore della contessa si difende abilmente da un colpo del brone, e contrattacca colpendolo in pieno volto… ma non succede nulla. Le carni di Chaim non si lacerano sotto la spada affilata di Tuvalin, né le ossa si spezzano. Tuvalin fa un passo indietro, sgomento…

Poi la terra trema con vigore.

Per effetto del terremoto invocato da Maya, tutti cadono a terra, tranne la contessa, che con un salto si è aggrappata al buco sul tetto della capanna e, con agilità, si è issata sparendo dalla vista.
Tuvalin è il più rapido a rialzarsi, e senza pensarci due volte segue la contessa uscendo dal buco sul tetto. Chaim, meno agile, esce dall’ingresso principale e gira intorno alla capanna per cercare di rintracciare i fuggitivi, ma senza successo.
Intanto, nella capanna, Medòm ribadisce la sua fedeltà alla contessa attaccando Maya. Inclina la lama in modo da infliggere danni superficiali, ma a prescindere da questo accorgimento i suoi colpi non sembrano essere particolarmente efficaci, smorzati dalla barriera magica che ancora difende la donna. Il nordan viene infine bloccato ed imprigionato da tre abitanti del villaggio accorsi in aiuto della guaritrice.

giovedì 30 luglio 2015

19 errori che un master deve evitare

(c) by Ralph Horsley
Non sempre è facile fare il master. Bisogna preparare la sessione, creare l'ambientazione, pianificare gli intrighi ed i combattimenti, oltre ovviamente ai problemi del mondo reale come la gestione dei giocatori, la pianificazione delle serate di gioco e la ricerca di un luogo adatto per giocare.

Nel libro Dungeon Master’s Guide, la Wizards of the Coast fornisce alcuni utili suggerimenti ai novelli master. Il concetto è "conosci i tuoi giocatori".

In base a questi suggerimenti è stata posta la domanda "Quali sono i tre errori più comuni compiuti dai master alle prime armi?" su Reddit e la Roleplaying Games community di Google+ . Il post iniziava offrendo tre suggerimenti e la richiesta alla comunità di aggiungerne altri.

Voi quali suggerimenti avreste aggiunto?
  1. Non includere nel gioco il feedback dei giocatori. Include ovviamente non considerare affatto le richieste dei giocatori.
  2. Sottovalutare la preparazione della sessione. Puoi improvvisare gran parte del gioco, ma non puoi improvvisare tutto il gioco per tutto il tempo - specialmente se sei un master alle prime armi.
  3. Sopravvalutare la preparazione della sessione. Il gioco di ruolo deve essere divertente. Essere un master non deve occupare tutto il tuo tempo libero, senza considerare che qualsiasi livello di preparazione non è mai abbastanza quando si ha a che fare con i giocatori.
Questi sono i suggerimenti arrivati dalla comunità:
  1. Approcciare al gioco come avversario dei giocatori invece di essere un loro collaboratore, come dovrebbe essere.
  2. Lasciar decidere ai dadi quello che potrebbe essere narrato come parte della storia.
  3. Raccontare i fallimenti in modo noioso, come ad esempio il solito "non succede nulla".
  4. Non fornire abbastanza informazioni. I giocatori hanno bisogno di informazioni per prendere decisioni sensate.
  5. Iniziare il gioco con una storia preconfezionata piuttosto che una situazione che i giocatori possano esplorare.
  6. Non impostare una corretta linea guida sull'ambiente del gioco. E' uno dei casi in cui la politica del "dì sempre di sì" risulta problematico; una vecchia gattara pazza, anche se divertente non c'entra un tubo in una partita con personaggi di 20° livello, quindi meglio scartare l'idea per un'altra occasione.
  7. Focalizzarsi troppo su sé stessi. Bisogna capire che essere il master significa offrire un servizio, quindi i giocatori devono essere sempre considerati al primo posto.
  8. Perdersi in dettagli inutili. Sì, la storia del tuo mondo può essere interessante, ma se ai giocatori non interessa (e non è necessaria ai fini della trama), non è importante.
  9. Permettere che non accada nulla in caso di fallimento. Piuttosto, complicare la situazione corrente. Ogni fallimento, invece di generare un "non succede nulla", dovrebbe dare origine ad una complicazione interessante. Se non si riesce a pensare ad una complicazione interessante in caso di fallimento, significa che non è necessario lanciare i dadi.
  10. Non costringere i giocatori ad effettuare lo stesso test, come furtività o individuare, ancora ed ancora finché non falliscono. Piuttosto, basarsi sul primo risultato. Il giocatore ha ottenuto un buon test in furtività? Consideratelo valido per tutta la scena, a meno di cambiamenti importanti. Effettuare gli stessi test in continuazione è noioso nonché ingiusto.
  11. Preparare uno scenario senza considerare l'input dei giocatori e poi obbligarli a giocare. Invece, chiedete ai giocatori che genere di partita vorrebbero giocare, e quali sono gli obbiettivi dei loro personaggi. Basate il gioco su questo. I giocatori dovrebbero perseguire gli obbiettivi che ritengono importanti, e devono essere ricompensati per questo.
  12. Lasciare che i giocatori (la frase potrebbe essere "lasciare che i giocatori vincano", "lasciare che i giocatori falliscano", "lasciare che i giocatori provino", "lasciare che i giocatori siano eroi/malvagi/ospiti di talk show/quellocheè", o qualsiasi altro "lasciare che i giocatori").
  13. Preoccuparsi più delle regole che della storia e dell'avanzamento del gioco. Ovvero: finché tutti si divertono al tavolo non è necessario che ogni lancio sia effettuato seguendo le regole alla lettera.
  14. Cercare di raccontare la propria storia anziché aiutare i giocatori a raccontare quella dei loro personaggi. Presupponendo di sapere quello che i giocatori faranno o, peggio ancora, forzarli a fare quello che la tua trama richiede. Perché allora non scrivere un racconto e leggerlo ad alta voce?
  15. Credere di poter "vincere" ad un gioco di ruolo. O solo pensare che si tratta di una competizione tra master e giocatori.
  16. Sembra che il modo migliore per trovare gli errori che stai facendo come master - novellino o meno - è quando ti ritrovi a chiederti "Come posso indurre i giocatori a..."

Siete d'accordo con tutto? Una domanda da tenere in considerazione è: Il master dovrebbe guidare la trama e creare una storia? O la storia dovrebbe nascere dalla collaborazione tra master e giocatori?

Traduzione dell'articolo
originariamente scritto da Andrew Girdwood

lunedì 20 luglio 2015

[RdL] La dimora dell’ultimo dei guaritori

(c) Richard Doble

Villaggio Uru-tan, mattino del 7° ahner crescente (1 maggio)

Grazie alle cure di Maya, al capovillaggio Keramon non occorre più di una giornata per rimettersi completamente in sesto. La mattina seguente, come promesso, il vecchio conduce la compagnia verso la dimora dell’ultimo dei guaritori.
Il bosco non è particolarmente insidioso, e grazie alla guida di Keramon e Peadok (il cacciatore che si era scontrato con Chaim) si procede piuttosto rapidamente.

Bosco Uru-tan, 7° ahner crescente (1 maggio)

Verso mezzogiorno il gruppo arriva al ciglio di un crepaccio. E’ largo approssimativamente venti metri e non è molto profondo - una quindicina di metri - ma sul fondo ci sono rocce irregolari. Poco lontano c’è un ponte di corda e legno. Entrambe le estremità del ponte sono state invase dai rampicanti, ed ha l’aria di non essere stato usato da moltissimo tempo.
Medòm testa una delle funi che compongono il ponte strattonandola. La fune si spezza senza opporre quasi resistenza. Evidentemente usare il ponte non è un’opzione.
Si valutano le varie possibilità. Scendere da una parete e risalire dall’altra richiede comunque una certa competenza nell’arrampicata, che non tutti posseggono. Qualcuno della compagnia è in grado di librarsi in volo, ma non è in grado di trasportare tutti. Potrebbe aiutare a tendere una corda tra i due lati della forra, ma anche in questo caso per sfruttare la corda tesa sarebbe necessaria una certa agilità, che non tutti posseggono.
Maya decide di invocare la conoscenza degli dèi, affinché la guidino per la via migliore. Si avviano tutti, sotto la sua guida, lungo il bordo del crepaccio. Verso l’imbrunire giungono in una zona dove l’altezza dal fondo è molto minore ed i fianchi sono agevoli da permettere l’attraversamento e la risalita dalla parte opposta. Ma oramai è scesa la notte, e la compagnia si accampa.
Durante la notte il gruppo viene visitato da un verro non esattamente amichevole. L’intervento di Kaisho e Peadok, che erano di guardia, neutralizza la minaccia senza permetterle di fare danni al campo. Quando finalmente inizia ad albeggiare nell’aria si diffonde un gradevole odore di arrosto.

Bosco Uru-tan, 7° tahner crescente (2 maggio)

Il cammino prosegue per tutta la mattinata, e poco prima di mezzogiorno la compagnia arriva al ponte di funi, dall’altra parte del crepaccio. Hanno perso un’intera giornata, ma almeno sono tutti sani e salvi.
Il cammino riprende sotto la guida di Keramon. Poche ore più tardi escono dalla foresta e si trovano dinnanzi ad una possente costruzione di roccia di forma piramidale, sovrastata da un obelisco senza fine (lo stesso visto da Kaisho). Alla base della costruzione c’è un’ampia entrata. Sulle pareti ai lati dell’ingresso ci sono due spessi bassorilievi semicircolari realizzati in oro. Lungo la loro semicirconferenza ci sono 7 pannelli metallici tirati a lucido, ed al centro un’enorme perla, più grande di una testa umana. Nonostante siano coperti da uno strato di sporcizia accumulatasi nei secoli, riflettono i raggi solari in tutte le direzioni. Il bassorilievo di destra ha un aspetto malmesso: i rampicanti l’hanno preso d’assalto da anni e l’aspetto è molto più “opaco”.
Alla visione dei preziosi bassorilievi la contessa si lascia sfuggire un’esclamazione deliziata, e fa un passo verso quello di sinistra. Ma all’improvviso dall’interno delle pareti giunge un suono metallico di leve, ingranaggi e verricelli. Il bassorilievo si stacca dalla parete, e dalle sue spalle spuntano due arti metallici snodati che poggiano a terra e lo sollevano come fossero delle gambe. Altri due arti metallici simili spuntano ai lati a mo’ di braccia. L’automa, alto tre metri, incede minaccioso verso la compagnia.
Prima di avere il tempo di reagire, un raggio di luce si riflette su una piccola pietra incastonata nella maschera di Keramon. Il raggio di luce riflesso colpisce l’enorme perla dell’automa - anche se sembra che il riflesso sia attirato dalla perla. L’automa immediatamente si ferma, e goffamente si prostra di fronte al capovillaggio, restando immobile.

Dopo che tutti si sono ripresi dallo spavento, la compagnia decide di esplorare il tempio. Nonostante la sua struttura sia molto massiccia, poche aperture ben piazzate garantiscono un’illuminazione eccellente. Evidentemente chi l’ha costruito ha saputo sfruttare al massimo la riflessione e rifrazione della luce.
In breve tempo la struttura viene ispezionata senza risultato, a parte un’unica stanza chiusa da una pesante porta di legno. Tutti, e Maya in modo particolare, percepiscono una forte energia negativa provenire da dietro la porta. La donna sciamano, per buona misura, decide di invocare le sue divinità per generare un’onda di energia positiva. E la cosa dietro la porta non gradisce.
Un urlo disumano fa tremare le spesse pareti della struttura, e tutti istintivamente si portano le mani alle orecchie. Con un’esplosione la porta viene divelta dall’interno, sfiorando Peadok prima di schiantarsi sulla parete alle sue spalle. Una figura di oscurità solida alta quasi tre metri si erge dove prima era la porta. I lineamenti sono sfuocati, a parte due occhi di furia color della brace. Alza una mano, e quando pronuncia parole arcane dei tentacoli di oscurità, eruttati dal terreno, si avvinghiano ai presenti. Come intangibili sanguisughe demoniache drenano la forza di volontà delle loro vittime, lasciando i presenti in preda ad una disperazione crescente.
Mentre Kaisho cerca di convincere Chaim a farsi dare Zaradal, Maya prova ad usare un’altra invocazione, ma non riesce a concentrarsi a dovere. Peadok tenta la fuga, solo per scoprire che la via di uscita è chiusa da rampicanti. Invece di tentare di aprirsi un varco, torna sui suoi passi per affrontare lo spettro, ma inciampa e cade rovinosamente. Il dr. Zanoch decide di ripagare lo spirito con la stessa moneta, ed attiva un potere psicoscientifico che gli permette di assorbire l’energia spirituale dell’avversario. Riesce nell’intento, ma è come tentare di svuotare uno stagno con un secchio. Gli altri, in preda alla disperazione, tentano di nascondersi.
Intanto Kaisho ha convinto Chaim, e con Zaradal in pugno si avventa verso l’ombra. Ma anche lui inciampa e, cadendo, fa volare la spada lontano.
All’improvviso uno schianto, seguito da un familiare rumore meccanico. Il costrutto incontrato all’ingresso del tempio è entrato nella stanza, sfondando i rampicanti che bloccavano il passaggio come fossero fuscelli. I pannelli metallici che fanno da “corolla” alla testa dell’automa si inclinano in modo da catturare la luce e rifletterla verso l’enorme perla al centro. Questa si carica alcuni istanti, poi proietta un potente raggio luminoso verso lo spettro. La creatura oscura, colpita in pieno, emette un altro grido carico di sofferenza. L’energia negativa dello spirito viene consumata dalla luce, fino ad essere completamente annullata. Il grido cessa con un suono come di risucchio, e nello stesso momento dall’interno dell’automa giungono stridii e crepitii sinistri. L’automa all’improvviso si blocca, emettendo una nube di fumo nero.
Dello spirito non c’è più traccia.

lunedì 6 luglio 2015

[RdL] Non tutto ciò che è male vien per nuocere

(c) by Arman Akopian

Villaggio Uru-tan, pomeriggio del 6° tehner crescente (29 aprile)

La compagnia - come di consueto - è intenta a discutere sul da farsi, quando entrano tre donne con delle ciotole. Si avvicinano a Chaim con l’intento di cospargere il suo corpo di una sostanza oleosa. Maya traduce le parole delle donne: si tratta del rituale di preparazione alla sfida.
Chaim, prima di parlare con il capovillaggio Keramon, ha avuto una discussione con uno dei cacciatori della tribù, durante la quale è emerso che il brone non era degno di portare i colori di caccia. Chaim allora lo ha sfidato, ma sembrava che la cosa fosse morta lì.
Le donne se ne vanno, ed alcuni minuti dopo la cerimonia ha inizio.

La tribù è raccolta in cerchio. Al centro c’è il cacciatore uru-tan, in attesa dello sfidante. Keramon sta invocando la saggezza delle divinità affinché siano testimoni della sfida. Chaim si fa avanti, ed il combattimento ha inizio.
Il brone è addestrato all’uso di molte armi, ma non è particolarmente abile nel lottare a mani nude. Sferra un primo attacco, ma l’uru-tan lo schiva con agilità felina, senza contrattaccare.
Nel frattempo Kaisho, non visto, approfitta della distrazione per frugare nelle capanne.
Chaim attacca nuovamente, e questa volta l’uru-tan per un pelo non viene colpito dalle pesanti mani del brone. Il piccolo cacciatore decide di contrattaccare. Rapido come un serpente afferra il braccio dell'avversario e glie lo torce dietro la schiena. Chaim si aspetta un dolore lancinante, che stranamente non arriva. Anche l’uru-tan sembra sorpreso, ed applica sempre più forza alla torsione. Chaim non sembra essere a disagio, ed anzi riesce a liberarsi dalla presa. L’uru-tan fa un passo indietro, perplesso. Il brone decide di puntare sull’intimidazione piuttosto che sulla forza bruta. Lancia un grido portentoso, e quindi colpisce violentemente il terreno con un pugno. Il colpo, le cui vibrazioni sono percepite attraverso il terreno da tutti i presenti, avrebbe spezzato il braccio di chiunque, ma Chaim, ancora una volta, non si accorge di nulla. L’uru-tan si rende conto che il brone è un avversario al di là della sua portata, e si arrende cadendo in ginocchio.
Tra le grida di esultanza, Chaim viene dipinto dei colori di caccia, e viene approntato un banchetto di festeggiamento.

Villaggio Uru-tan, sera del 6° tehner crescente (29 aprile)

Dopo il banchetto, quando ancora alcuni giovani stanno danzando, Maya parla con il capovillaggio. Egli ha capito subito che la ragazza è una kebukte, ed anzi si meraviglia di come possa viaggiare con degli individui così avidi.
Maya spiega che è nel disegno degli dèi se si è unita a questa compagnia. Dice di essere molto preoccupata per il villaggio, e si offre di formare uno dei giovani affinché divenga un guaritore.
Keramon teme che oramai non ci sia più speranza per il villaggio, ma visto che si è dimostrata così disponibile si offre di accompagnarla nel luogo sacro dove dimorava l’ultimo dei guaritori. La mette in guardia: le leggende dicono che l’ultimo dei guaritori sia morto a causa di uno spirito maligno che tutt’ora infesta quel luogo. Inoltre fa promettere alla kebukte di non rivelare agli altri l’ubicazione di quel luogo. Maya accetta con gioia.

Villaggio Uru-tan, alba del 6° enhor crescente (30 aprile)

Delle grida angosciate svegliano di soprassalto la compagnia.
In molti sono ammassati attorno alla capanna del capovillaggio. La compagnia viene presto informata che Keramon e le sue due mogli sono morti nella notte.
Maya non esita ad agire. Si fa largo tra la folla ed entra nella capanna. Sotto gli occhi attoniti degli uru-tan, inizia a formulare le antiche parole per invocare i poteri degli dèi. Si avvicina alle labbra dell’anziano, e ponendosi come tramite di Kamui soffia gentilmente un alito di vita nel corpo del vecchio. Che riprende a respirare.
Il villaggio viene percorso da un’ondata di gioia, e tutti iniziano a urlare “Kamuyuk Maya! Kamuyuk Maya!” (Maya portatrice di vita!)
Dopo alcuni momenti di emozione, Maya torna in sé, e chiede al vecchio - debole ma vigile - cosa sia successo. Keramon è convinto di aver bevuto dell’"acqua cattiva", ma non sa come è potuto accadere. Sospetta che una delle mogli, per sbaglio, abbia lasciato cadere del veleno in una brocca, che poi è stata usata per raccogliere l’acqua.
Maya porta la brocca al dr. Zanoch per fare delle indagini, ma Kaisho viene colto da uno dei suoi “momenti di follia” e distrugge la brocca - e con essa tutte le eventuali tracce.
Maya torna allora alla capanna del capovillaggio, ed usa altre invocazioni per rimetterlo in forze. Keramon le dice che, nonostante sia da tutti considerato il più saggio, si è dimostrato sciocco a non aver compreso prima il valore della kebukte, e che evidentemente - che ne sia conscia o meno - è lei la guida della compagnia. In virtù di questo si offre - non appena si sarà rimesso in forze - di accompagnare non solo lei ma tutta la compagnia alla dimora dell’ultimo dei guaritori.

lunedì 29 giugno 2015

8 modi di iniziare una campagna diversi dalla solita taverna

(c) Wizards of the Coast LLC
by Rob Rey
Non che ci sia nulla di male, ma è diventato una sorta di tormentone quello di iniziare la campagna in taverna. E nonostante questo resti comunque una scelta sensata, se consideriamo che è il luogo più frequentato dai viaggiatori ed è dove, magari davanti ad un bel bicchiere di rosso o un buon boccale di birra, si stipula la maggior parte degli accordi.
Ad ogni modo se vi ritrovate ad iniziare la settima o l'ottava campagna allo stesso modo, forse è il caso di allargare il proprio repertorio. Quelle che seguono sono otto idee alternative che potreste trovare interessanti.

1. Alcuni amici tornano alla loro città natale per il funerale di un amico di infanzia

Come spesso accade ad un certo punto ci si divide dagli amici di infanzia per seguire le proprie aspirazioni. Uno o più membri del gruppo ricevono un messaggio che chiede loro di tornare alla loro città natale per partecipare al funerale di un amico. Questo potrebbe spingere i personaggi ad indagare sulle cause della morte dell'amico, o per riscattarsi di un torto subito, oppure potrebbero scoprire che la loro città natale è corrotta fino al midollo.

2. I personaggi stanno viaggiando verso qualche posto lontano in nave

La nave potrebbe essere catturata dai pirati, attaccata dai mostri o naufragare. I personaggi potrebbero ritrovarsi su un'isola o una spiaggia e doversi ingegnare su come vendicarsi dei pirati o semplicemente sopravvivere.

3. I personaggi si incontrano in un campo di profughi

Una guerra o pestilenza su vasta scala ha causato un esodo di massa da un'area popolosa. Il gruppo è costretto a collaborare per poter sopravvivere e magari trovare una soluzione al loro problema comune.

4. I personaggi sono obbligati a prestare servizio per un tiranno

Questo è un modo semplice per far conoscere i personaggi ed inviare in missione il gruppo. Il gruppo può decidere di scalare la gerarchia del comando accettando missioni sempre più difficili, o può cospirare contro il tiranno per liberarsi dal suo giogo.

5. Uno dei personaggi è il proprietario della taverna ed è in cerca di buttafuori o aiutanti

Beh, è un po' come barare, però è sempre un'idea! Soprattutto se il setting è quello di una grande città iniziare la campagna in questo modo offre al gruppo un luogo da usare come quartier generale e fornisce al master continui agganci per avventure (una banda che cerca di offrire "protezione", alcuni ladri che scelgono la locanda per organizzare i loro colpi, la guardia cittadina che sospetta il locandiere di proteggere i membri della gilda dei ladri...).

6. I personaggi stanno viaggiando sullo stesso convoglio/carovana

I personaggi si uniscono a mercanti o coloni diretti verso una zona pericolosa. Si trattava di una pratica comune nell'antichità come forma di protezione (colonizzazione del West) o per allietare i viaggi molto lunghi (I racconti di Canterbury). Quello che accade lungo il viaggio per far unire la compagnia è lasciato alla vostra fantasia...

7. Il gruppo viene catturato ed i personaggi venduti come gladiatori

Il gruppo viene catturato e venduto ad un signore dei ladri locale che gestisce una specie di labirinto per il divertimento dei suoi soci/seguaci. Può trattarsi di qualcosa in stile L'implacabile (The Running Man). Lo scopo ultimo è la salvezza, ma il gruppo potrebbe cercare un modo di vendicarsi o almeno di fuggire con una larga parte del tesoro del signore dei ladri. Probabilmente è meglio utilizzare quest'idea con personaggi non proprio principianti.

8. Ogni membro del gruppo sogna la stessa radura di una vicina foresta

I membri della compagnia sognano di un luogo ben definito (come una radura con delle pietre particolari) in un particolare momento della giornata (tramonto, luna piena, ecc.). Il personaggio sente che deve recarsi nel luogo del sogno in quello specifico momento. Quando si ritrovano tutti nello stesso posto appare una figura eterea che comunica loro di essere stati scelti per uno scopo specifico. Quale sia questo scopo è lasciato alla vostra fantasia...


Queste sono solo alcune idee e la maggior parte di voi sarà in grado di suggerirne molte di più - ogni contributo è benvenuto!


Traduzione dell'articolo
originariamente scritto da RupertG

lunedì 22 giugno 2015

[RdL] Gli Uru-tan

(c) by Garrett Post

Bosco di Altavalle, mattino del 6° ahoer crescente (28 aprile)

La compagnia si rimette in cammino dopo essersi ripresa dallo scontro con l’abominio.
Non passa molto tempo prima che Kaisho noti delle tracce di tintura bianca su alcuni rami. Dopo una ricerca minuziosa trova delle tracce di passaggio recente di un piccolo gruppo di individui, ma non riesce a capire da dove arrivassero né dove fossero diretti. Il gruppo, sull’allerta, prosegue.

Bosco di Altavalle, alba del 6° tehner crescente (29 aprile)

Poco prima dell’alba, durante il quarto ed ultimo turno di guardia, Kaisho si accorge della presenza di qualcuno. Si tratta di sei assalitori che li attaccano scagliando frecce mentre si muovono tra i rami. Grazie all’avvertimento del whirn la compagnia è pronta a difendersi. Maliny contatta telepaticamente uno degli assalitori. Gli comunica di aver distrutto l’abominio e di avere intenzioni pacifiche. Il tentativo della studiosa ha successo e l’uomo riesce a fermare i suoi compagni. Fortunatamente lo scontro non ha avuto tempo di reclamare alcuna vittima.
Gli uomini, che sono alti circa un metro e mezzo e coperti di pittura bianca, parlano uno strano dialetto del terok che solo Maya è in grado di comprendere. Dicono di voler scortare la compagnia al loro villaggio in modo che possano parlare con il saggio.

Villaggio Uru-tan, mattino del 6° tehner crescente (29 aprile)

I sei uomini dicono di essere guerrieri appartenenti alla tribù Uru-tan, e conducono la compagnia attraverso il bosco. La vegetazione sembra avere un aspetto differente, e sicuramente non è fitta come lo è stata fino a poco prima. Gli Uru-tan, inoltre, hanno tracciato dei sentieri per rendere più agili gli spostamenti.
Dopo due ore di cammino si giunge al villaggio. Si tratta di una dozzina di capanne costruite in fango e foglie intrecciate, a forma di cupola. Non hanno finestre e l’unica porta è composta da un’apertura chiusa da un pesante drappo di pelle. Nella parte superiore delle capanne, al centro, c’è un buco per far uscire il fumo e far entrare la luce. Le dimensioni di queste costruzioni variano notevolmente, ed hanno un diametro da 5 a 8 metri circa. La compagnia viene condotta nella capanna più grande, che è vuota.

Dopo qualche tempo entra nella capanna un vecchio con il volto coperto da una maschera di legno. Inala e fa inalare ad ogni presente il fumo proveniente da una ciotola di terracotta. Le erbe che bruciano al suo interno creano un fumo denso e rilassante. Qualcuno nell’inalare il fumo tossicchia, altri tossiscono copiosamente. Il dr. Zanoch ha invece un accesso di tosse che lo fanno rimettere, tanto che è costretto ad uscire all’aria aperta per un po’. Quando torna si scusa attribuendo la colpa dell’accaduto alle sue allergie.
Il vecchio non si scompone, e parla per tramite di Maya che traduce le sue parole.
Il suo nome è Keramon. Dice che il villaggio è molto, molto antico, ma da qualche generazione è privo di guaritori perché l’ultimo è morto senza designare un successore. Questo significa che l’esistenza del villaggio è destinata a terminare.
La creatura uccisa dalla compagnia era per il villaggio sia un carceriere che un protettore. Impediva agli uomini del villaggio di uscire dal bosco ma impediva anche agli uomini che vivono all’esterno di entrarvi, proteggendo le loro tradizioni.
Per questa ragione non sa se considerare la Compagnia degli Erranti dei salvatori o invasori.
Chiede perché si siano spinti così in profondità nel bosco. Chaim risponde dicendo la verità, ossia che sono alla ricerca di artefatti (Maya traduce come “oggetti della leggenda”). Il saggio ribatte che le creature terrene non hanno il diritto di toccare gli oggetti della leggenda. Decide quindi che il gruppo può restare al villaggio per qualche giorno, ma poi dovrà andarsene percorrendo la stessa strada fatta per arrivare. Così dicendo si alza e se ne va.

La contessa è piuttosto amareggiata e non ha intenzione di tornare indietro a mani vuote. La compagnia è combattuta: anche loro intendono proseguire con la ricerca, soprattutto dopo quanto affrontato fino a quel momento, ma avere contro il villaggio è un problema.
Nel frattempo Kaisho riesce ad arrampicarsi per sbirciare il villaggio attraverso il buco nel tetto. Nota in lontananza un obelisco che si leva nel cielo fino a sparire tra le nuvole. Solo quando ne parla al gruppo ed il dr. Zanoch glie lo fa notare si ricorda di aver già visto una struttura simile in Arborea qualche tempo prima: è uno degli obelischi custoditi dai Sette Sommi Sciamani.

lunedì 15 giugno 2015

[RdL] Un piccolo aiuto

(c) by Gnigi

Casa del Bosco, notte del 6° ahner crescente (24 aprile)

La compagnia, nella stanza della locanda loro assegnata, è intenta a valutare la situazione: alcuni sono dell’opinione di proseguire con la missione, altri sostengono che il rischio è troppo alto e la contessa vada dissuasa. La discussione è interrotta da Chaim quando si accorge che qualcuno sta lanciando sassolini alla finestra. Affacciatosi scorge una figura scura che gli fa cenno di raggiungerla.
Chaim, Medòm e Kaisho raggiungono con circospezione la figura nei pressi di un boschetto vicino alla locanda. Qui scoprono che si tratta di Artemio, il custode fuorilegge sparito alcune settimane prima.
Nonostante le domande pressanti di Chaim sul dove si sia cacciato per tutto quel tempo, il custode risponde in modo evasivo dicendo che ha avuto da fare e che la sua condizione di fuorilegge gli ha imposto di muoversi nell’anonimato.
Dice di aver sentito parlare del loro incontro con l’abominio nella foresta e si offre di fornire loro informazioni sulla sua natura in modo da poterla affrontare preparati.
La creatura viene citata in alcuni testi con il suggestivo nome di Elementale della morte. Si tratta di un corrotto, dei più potenti, e va affrontato come tale. La sua caratteristica più terribile è l’aura di energia negativa che emana. Si estende per una ventina di metri, ed entro quest’area si muovono liberamente gli insetti deformi generati dal suo addome. Ma non solo: la negatività di questa emanazione è in grado di corrompere l’aria stessa, che uccide le creature viventi minori e soffoca le altre. Artemio fornisce due talismani di tipo scongiuro: sono in grado di ferire gravemente questo tipo di creature, ma per essere efficaci devono essere applicati direttamente a contatto del bersaglio.
Chaim chiede ad Artemio di aiutare la compagnia in modo più consistente unendosi a loro. Il custode declina dicendo di non essere alla loro altezza e, soprattutto, di non voler correre un rischio del genere. Dopo aver augurato a Chaim e agli altri buona fortuna, il fuorilegge si allontana tra le ombre proiettate dalla notte.
Forte di queste nuove informazioni - e dei due talismani - la compagnia decide di proseguire con la missione.

Casa del Bosco, mattino del 6° tahner crescente (25 aprile)

La contessa è ben lieta di apprendere la decisione della compagnia, e dispone affinché sia approntato il maggior numero possibile di razioni di cibo non deperibile.
Maliny, per ridurre la possibilità di incappare nuovamente nell’abominio, propone di affrontare il bosco da un’altra direzione.
L’idea prevede di muoversi lungo il perimetro del Bosco di Altavalle superandone la cuspide a nord e proseguendo poi verso sud-ovest per qualche dozzina di km, in modo da poter affrontare il bosco da una direzione differente.
Nonostante si prospetti la pedita di almeno un giorno di marcia la contessa è favorevole, e la comitiva si mette in moto ben prima di mezzogiorno.

Bosco di Altavalle, mattino del 6° ahoer crescente (28 aprile)

La compagnia si è inoltrata nel bosco da due giorni, ed a parte alcuni incontri con animali selvaggi tutto è andato liscio.
Poi la sgradevole sensazione di aria secca inizia a far tossire tutti con frequenza sempre maggiore, e diventa chiaro che il tentativo di aggirare l'abominio è fallito.
La compagnia supera i primi segni di insetti deformi, poi la vegetazione marciscente. Chaim si prepara ad usare i talismani, e Maya invoca i suoi dèi affinché concedano a lei ed ai suoi compagni la capacità di respirare anche in quell’aria malsana. Il potere delle divinità si manifesta attraverso la donna sciamano, con grande sollievo di tutti.
Superato l’ennesimo albero marciscente, in quella che sembra una palude di putrefazione, un fitto sciame di insetti voritca attorno ad una creatura dall’aspetto orribile.
Maya invoca ancora una volta il potere delle divinità terrene, e questa volta le implora affinché tengano a distanza lo sciame di insetti. Molte delle malefiche creature volanti sono incenerite sul colpo, le altre si tengono a distanza.
Oltre a dare respiro, le invocazioni di Maya sollevano il morale della compagnia. Mentre Chaim e Medòm avanzano coraggiosamente verso il centro dello sciame, il dr Zanoch usa i poteri della psicoscienza per incendiare la creatura. Rosse lingue di fuoco si levano dal corpo bizzarro, mentre l’abominio leva acute grida di dolore. Lo sciame di insetti soffoca le fiamme, impedendo loro di consumare il corpo deforme.
Poi l’elementale reagisce.
Dal terreno si levano invisibili tentacoli che si avvinghiano al corpo degli avversari. Al loro tocco le energie vitali del corpo fluiscono via, come si trattasse di sanguisughe maligne. Qualcuno emette un gemito di dolore, altri gridano apertamente. Chaim invece digrigna i denti, e si scaglia contro l’Elementale della morte con tutta la sua furia.
Gli insetti lo avvolgono completamente e lo mordono furiosamente, nel tentativo di tenere il brone lontano dal loro padrone. Chaim non sente null’altro che il sangue pulsare nei suoi timpani, e brandendo Zaradal con entrambe le mani colpisce il mostro imprimendo nel gesto tutte le sue forze. La spada coplisce qualcosa di carnoso e poi, affondando, qualcosa di molto più duro, che si spezza contro l’acciaio magico della lama.
La creatura, oramai divisa in due dal fendente prodigioso, emette un ultimo grido di morte e, nel farlo, recide il legame con gli insetti, che si disperdono in tutte le direzioni.