lunedì 29 marzo 2021

[RdL] La solitudine pesa

Romilda la "selvatica" (165 by Paul Shut)

Torana, mattino del 9° ahner pieno (14 agosto)

Previdentemente Yelena si era procurata delle protezioni per gli insetti notturni e la partenza può avvenire con un po' di preoccupazione in meno, almeno per quanto riguarda le fastidiose zanzare. 

Le direzioni proposte sono tra andare diritti verso il lago o andare a sud fino alla foce di un grande fiume per poi risalirlo. Interpellata da Rodrigo, Yelena ribadisce che la sua mansione è di coordinare la logistica e non di capitanare la spedizione. Non essendoci un capo di fatto si decide per voto di maggioranza la direzione da seguire: dritto verso il lago... teoricamente.

Cercando tracce della “selvatica”, Bastiano si imbatte in alcuni segni evidenti della presenza di passaggio in una zona di foresta abbastanza vergine, decisamente oltre il territorio di caccia normalmente battuto.

Procedono piuttosto agilmente seguendo un sentiero già aperto al passaggio. Giunti a sera si iniziano a rinvenire a terra alcuni oggetti quali una pentola ammaccata, pezzi di stoffa rimasti lì da diversi giorni ed altri "rifiuti" simili. Di lì a breve il gruppo rinviene i resti di un essere umano quasi completamente spolpato. Rodrigo, a giudicare dalla conformazione del bacino e della mascella, stabilisce si tratti di un maschio. Poco più in là ci sono i resti di un altro essere umano, maschio anche lui. Probabilmente si tratta dei resti dell’accampamento della precedente spedizione "non ufficiale" finita in tragedia. Alona e Diomira ispezionano i poveri resti alla ricerca di qualcosa di utile. Oltre ad abiti resi luridi dagli insetti e dall'umidità ed attrezzi da campeggio di scarsa utilità, trovano tre machete, due spade, alcuni tra pugnali e coltelli ed in tutto una razione ancora commestibile, oltre ad un unguento per allontanare gli insetti. Alcuni oggetti personali vengono presi per essere riportati ai famigliari, in particolare un borsellino con le iniziali J. I. ed un machete con manico intarsiato. I corpi vengono ricomposti in attesa di essere riportati a Torana nel viaggio di ritorno. Si decide di cercare un luogo alternativo per accamparsi, ma il sopraggiungere della notte li costringe a fermarsi non più lontano di un centinaio di metri.

Giungla nei pressi di Torana, alba del 9° tahner pieno (15 agosto)

Durante il suo turno di guardia Bastiano sente il rumore di un rametto spezzato. Intuendo di chi possa trattarsi chiede "Romilda sei tu?". Illuminata debolmente dal fuoco, Romilda si fa avanti. Dice che lui ed il gruppo non dovrebbero essere qui, ma senza attendere una risposta si avvicina fino ad arrivare faccia a faccia con un impacciato Bastiano. L'uomo non si sottrae alle avances della "selvatica", e dopo essersi baciati consumano un frenetico quanto frugale rapporto. Restano abbracciati per pochi minuti, poi lei si desta come se improvvisamente si fosse ricordata qualcosa e si riveste frettolosamente, continuando a mormorare "Non dovreste essere qui".

All'improvviso le fronde degli alberi e dei cespugli tutto intorno iniziano a frusciare minacciosamente. Bastiano si riveste velocemente mentre urla ai compagni per svegliarli ed avvertirli del pericolo. Tutti si svegliano e si mettono sulla difensiva, ma Wotan dopo essersi istintivamente nascosto resta impigliato tra le radici di un albero. Diomira e Alona, come se si fossero esercitate per farlo all'unisono, attivano un arcano difensivo mentre tutti gli altri, armi alla mano, attendono l’arrivo del nemico. 

Romilda, più preoccupata che impaurita, mormora qualcosa come "...oh no sono qui... sono qui...", mentre qualcosa della dimensione di un grosso ratto saetta nella direzione del campo. Bastiano è il più pronto di tutti a ribattere l’attacco. Estraendo la Bardotta e impugnandola con due mani taglia a metà la creatura che però è tutt'altro che sola. Tantissime altre creature, che alla luce del fuoco appaiono essere grossi lucertoloni sibilanti, saltano dalle fronde sui presenti. Un altro viene abbattuto da Rodrigo prima che le lucertole possano attaccare. Wotan, ancora incastrato, viene preso di mira, ma riesce ad evitare che i rettili lo feriscano seriamente. Anche Rodrigo schiva senza problemi, mentre Silvy viene colta alle spalle da una creatura che la morde al collo. La ferita brucia parecchio, le creature salivano veleno o addirittura acido. Le lucertole si organizzano in tre gruppi di almeno una dozzina di individui ciascuno negli attacchi.

Giannunzio dopo aver avvertito gli altri di non allarmarsi, incredibilmente avvampa ricoprendosi completamente di fiamme, quindi afferra agilmente una lucertola e, a mani nude, le torce il collo. Con grossa sorpresa di tutti anche Silvy avvampa. Terrorizzata, la ragazza si butta a terra nel tentativo di soffocare le fiamme, che però non accennano a spegnersi. Fortunatamente, però, le fiamme non la stanno consumando e non causano dolore. Alona agita goffamente il machete ferendo una creatura. Diomira pianta il bastone a terra e formula un arcano che si manifesta come un'onda d'urto concentrata in direzione di uno dei rettili in procinto di avventarsi su Yelena. Il potere dell'arcano si percepisce tutto intorno, mettendo in fuga le restanti creature.

Romilda fugge nella boscaglia. Si muove molto velocemente l’armatura pesante, ciononostante Bastiano la raggiunge a grandi falcate. Incalzata dalle domande dell'uomo, la selvatica confessa di essere vittima di una maledizione che porta sventura e morte su chi le sta intorno.

Giannunzio raggiunge i due e, come già accaduto in precedenza, è colto inspiegabilmente dalla consapevolezza che per Romilda la solitudine è un peso. La sua scelta di vivere lontana da Torana deve dunque essere un'imposizione. Facendo leva su questa informazione, Giannunzio convince Romilda a tornare al campo per parlare della sua situazione. Mentre sono sulla via del ritorno, però, i lucertoloni tornano alla carica.

Rodrigo, che pure non ha mai abbassato la guardia, sente un fastidioso solletico salirgli dalle gambe seguito da un morso doloroso all’inguine. Per bloccare la bestia che gli si è infilata nei pantaloni abbassa istintivamente le mani, lasciando cadere le armi. Il resto del gruppo dei sauri ne approfitta per avventarglisi addosso, mordendolo più volte. Il morso velenoso brucia, ed anche se non sembra avere altre conseguenze strappano un grido di dolore al virile guerriero, che si vede costretto a chiedere disperatamente aiuto.

Arrivato al campo Giannunzio si ammanta nuovamente di fiamme, e, di nuovo, altrettanto accade alla older. Intimorita ma non impaurita, la ragazza decide comunque di attaccare, ma quando tende l'arco la corda dell'arma va in fiamme e si spezza. Estrae allora un pugnale, e nota che la lama si ricopre delle stesse sue fiamme.

Wotan si concentra ed applica la sua conoscenza delle creature selvagge e calma il gruppo di animali di fronte a lui. Diomira crea un’altra onda d’urto indirizzata verso la creatura nei pantaloni di Rodrigo. Il brusco combattente sente un forte impatto nella zona inguinale e per un attimo teme il peggio, ma fortunatamente è solo il rettile che lo stava attaccando a smettere di muoversi.

Bastiano dà fondo alle sue energie ed abbatte tre lucertoloni in rapida successione, mettendo in fuga i restanti. Al campo torna la quiete.

Rodrigo raccolte le sue armi e si accorge che Wotan è ancora intento nel tenere a bada un gruppo di mezza dozzina di creature che dal terreno guardano il westan eseguendo ritmicamente uno strano movimento ondulatorio con la testa. Riallacciandosi i pantaloni gli si avvicina, armi in pugno, pronto a dilaniare anche queste lucertole. Wotan si rende conto che le creature sono affamate e lancia loro del cibo che aveva con sé. I sauri, saettando, lo raccolgono e spariscono tra i cespugli. A terra si contano una decina di creature morte.

Diomira esamina il corpo di una delle creature per verificare che non siano possedute da un naga e che non lo siano esse stesse, e dopo pochi minuti stabilisce con ragionevole certezza che non si tratta di nessuno dei due casi. 

Tornata la calma, Giannunzio spiega di aver ricevuto dagli dei il dono di ammantarsi di fiamme. Diomira esterna la sua ammirazione per un dono così portentoso e loda gli dèi. Il nordan la ignora e cede Silvy un unguento per trattare il suo equipaggiamento: in futuro eviterà che questo venga danneggiato dalle fiamme. Giannunzio confessa che durante il viaggio verso Torana ha già percepito delle strane sensazioni quando era in vicinanza di Silvy, tuttavia mai si è sentito parlare della condivisione di poteri tra più persone.

Romilda racconta di essersi accorta di essere vittima di una maledizione da diversi anni. Ha pensato di unirsi ai coloni nella speranza di migliorare la situazione, ma la maledizione ha continuato a manifestarsi e ha deciso infine di isolarsi nei boschi per non arrecare danno a chi le sta intorno. Inizialmente la cosa accadeva solo con le persone a lei care. Poi si è estesa anche a tutti quelli che le stavano intorno: incidenti sul lavoro, rovinosi scivoloni, inspiegabili malattie, sfortuna negli affari e nel gioco, raccolti andati a male... tutti eventi nefasti che accadevano a chi le era vicino senza mai coinvolgerla (se non indirettamente).

Le competenze diversificate dei membri del gruppo potrebbe essere utile a dipanare la matassa. Chi ha conoscenze arcane concorda nel dire che in effetti potrebbe trattarsi di una maledizione, ma non è chiaro da chi o cosa possa essere causata. Per verificare la validità della sua teoria Diomira deve esaminare il corpo di Romilda in cerca di un segno. Eliminare la possessione potrebbe però richiedere un potere al di là delle sue capacità.

Fine settima puntata.


Diario a cura di Bastiano
Revisione di Ohmnibus
Immagine by Paul Shut

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