lunedì 3 luglio 2023

Lotta con la morte


La voragine, mattino del 2° sener pieno (27 settembre)

Bastiano in preda alla fobia dei luoghi ristretti fugge da Rodrigo, ma invece di mettere distanza tra sé e l'inseguitore cade malamente e viene raggiunto. Probabilmente a causa della maschera da teschio, i tentativi del Ferretti di calmare l'amico non hanno successo, tanto che abbandona i suoi propositi e si vede costretto ad usare un rituale.

Nel frattempo il resto del gruppo supera il lungo cunicolo e si trova in una nuova stanza cubica con spigolo di venti metri. Per la maggior parte del suo spazio la stanza è occupata da un intrico di travi di roccia che escono dalle pareti, dal soffitto e dal pavimento. Solo una piccola sezione triangolare dalla porta al centro della stanza - dove si innalza il solito pilastro di ossidiana - è sgombro. Subito si nota l'assenza del pavimento oltre la sezione triangolare libera da travi.

Subito ci si mette alla ricerca del cristallo da porre in cima all'obelisco, ma non viene trovato. Diomira non sa dire dove sia, ma qualcosa le suggerisce che se è nella stanza, non è caduto oltre la sezione pavimentata.

Intanto Rodrigo, pur odiando con ogni sua fibra questo rituale, non vede alternativa ed entra in contatto mentale con Bastiano per calmarlo. Per un istante Bastiano vomita immagini terribili nella mente di Rodrigo, che però riesce a bloccare immediatamente senza farsi trascinare nell'abisso della follia. Ripreso il controllo, gli fa capire che la via di uscita è bloccata, e l'unico modo per uscire è andare avanti fino in fondo. Il suo tentativo riesce ed i due tornano dal resto del gruppo.

Quando i due arrivano Silvy è appena arrivata in cima all'obelisco, dove trova l'alloggiamento del cristallo e, tra le travi, scorge qualcosa sulla parete alla loro destra. Wotan ispeziona meticolosamente tutto il bordo supponendo che il cristallo sia in una nicchia più in basso, ma così non è; tuttavia rialzandosi in piedi nota un fagotto a terra, proprio al lato dell'ingresso: è il cristallo avvolto in fibre di cocco.

Nel posizionare il cristallo Silvy viene colpita in un occhio da uno dei due raggi di luce riflessi. Uno è orientato in un buco che potrebbe condurre nel pozzo centrale, mentre l’altro si riflette una miriade di volte in minuscole pietre riflettenti sulle pareti, intrecciandosi alla perfezione con i pilastri senza tuttavia toccarli. Si innesca un complesso meccanismo che fa rientrare tutte le travi e fa salire il pavimento nel resto della sala. Al posto delle travi restano migliaia di raggi che si riflettono senza lasciare apparentemente spazio di passaggio. Sulla parete destra si nota una porta chiusa, mentre al centro delle altre due pareti (quella frontale e quella di sinistra) si nota una macchia scura. Wotan allunga un machete per vedere cosa succede interrompendo il fascio di luce: con una velocità impressionante le travi si estendono nuovamente ed il pavimento collassa, tanto che una delle travi colpisce l'arma strappandola dalle mani del westan, per poi ritrarsi nuovamente quando il raggio di luce non è più bloccato.

Mentre Bastiano e Wotan vanno nel pozzo centrale per controllare se qualcosa è cambiato, gli altri fanno dei tentativi per aprire la porta: appurate che le due macchie scure sono delle piastre a pressione, Diomira e Silvy utilizzano rispettivamente il bastone del Re Scimmia ed una freccia appesantita per premerle, ed in effetti la porta si apre, per poi chiudersi dopo circa dieci minuti: resta il problema di come raggiungerla senza interrompere il raggio luminoso.

Nel pozzo centrale si nota immediatamente che il raggio luminoso si riflette in un cristallo in una delle nicchie del pilastro centrale e poi in tutti i cristalli già incontrati lungo la discesa, e le sezioni di scalinata sono tutte estese. Wotan è preoccupato che altri possano scendere mentre Bastiano si rende conto che asportando dal tempio la pietra azzurra che probabilmente origina il raggio questo si interromperebbe bloccando la via di fuga.

I due tornano indietro ed il gruppo si riunisce nuovamente. Si nota che alcune decorazioni del pavimento sembrano indicare un sentiero che conduce prima alla piastra a pressione di sinistra, poi a quella frontale ed infine alla porta. Il sentiero non è libero da raggi luminosi, ma sembra possibile evitarli - anche se non si tratterebbe di un compito semplice.

Rodrigo taglia la testa al toro ed esegue un rituale che lo rende temporaneamente invisibile. Anche i raggi luminosi lo attraversano senza risultare deviati né interrotti: riesce così ad azionare i pulsanti ed entrare nella porta, che si apre in un altro corridoio buio. Poco più avanti in una nicchia trova la leva che blocca l'apertura e disinnesca la trappola. Non resta che percorrere anche questo corridoio: in fondo un debole bagliore azzurro preannuncia forse l’ultima delle stanze...

Fine cinquantasettesima puntata.


Diario a cura di Bastiano
Revisione a cura di Ohmnibus

lunedì 12 giugno 2023

La danza del sole e della luna

Ix Chel - Moon Goddess by BalamTzibtah

La voragine, sera del 2° tahner pieno (26 settembre)

La stanza è un cubo di venti metri le cui pareti ai lati dell’ingresso sono orientate apparentemente come le "vele" in superficie. Nella stanza si trovano due semi circonferenze composte da otto statue ciascuna, alte circa tre metri ed incise con lo stesso stile astratto delle incisioni viste finora. In una serie di statue è raffigurato il dio sole, nell'altra la dea luna. La stanza è attraversata da un raggio di luce così intenso da sembrare solido, che esce da un buco quadrato a cinque metri di altezza al centro della parete di sinistra e finisce contro il muro opposto. Di fronte ad ogni statua c'è una pietra leggermente rialzata che reagisce al peso. Tutte le statue sono orientate verso il centro della stanza, dove un pilastro di ossidiana si alza fino a pochi centimetri dal raggio luminoso. Nella parete di destra c'è un passaggio sbarrato da una lastra di pietra. Le pareti sono decorate in modo alternato da motivi che ricordano praterie e motivi che ricordano alghe.

Ai piedi del pilastro viene rinvenuto un prisma simile a quello che azionava le scale e che si rivela essere uno specchio. Quando viene posizionato da Nimrod sopra il pilastro il raggio di luce viene riflesso con precisione in un'altra apertura sopra la porta di pietra, che però resta chiusa.

Seguono diversi coraggiosi tentativi alla cieca per azionare le piattaforme senza però capire la logica del meccanismo quando un'intuizione di Carenna riporta tutti sulla giusta via: non si tratta di un calendario lunare come ipotizzava Bastiano, bensì una danza le cui statue ripropongono le posizioni principali. Azionando all'unisono le piattaforme opposte secondo il ritmo suggerito dalle statue si arriva a toccare la parete ai lati della porta. Dopo alcuni tentativi sfortunati (Carenna si sloga una caviglia) e rivelazioni inaspettate (Wotan ha il dono innato della danza), la porta si sblocca e lentamente si alza lasciando intravedere un altro corridoio. Il gruppo decide di festeggiare il successo accampandosi per la notte.

La voragine, mattino del 2° sener pieno (27 settembre)

Bastiano, preoccupato di avere sempre chiara la via di fuga da quel luogo soffocante, traccia con cura una mappa del luogo e intuisce così che si sta girando attorno al pozzo centrale.

Più lungo del precedente, il corridoio in totale misura sessanta metri, ma già dopo venti iniziano ad aprirsi innumerevoli nicchie in entrambi i lati ed al cui interno sono riposti dei vasi di arenaria o terracotta, ognuno di forma diversa dagli altri. In fondo al corridoio si apre un’altra stanza delle stesse dimensioni della precedente. Qui non ci sono statue, ma solo un obelisco di ossidiana, sempre al centro. Vi è incisa una rappresentazione della scissione di una figura umanoide in due parti distinte, una diventa il sole mentre l’altra una figura dai lineamenti felini. La stanza è debolmente illuminata da un raggio di luce che proviene da un foro sopra il passaggio da dove è arrivato il gruppo. Anche qui alla base dell'obelisco si rinviene un cristallo come i precedenti, ed anche questa volta Nimrod lo posiziona sopra l'obelisco, ma qui terminano le analogie: infatti il raggio di luce non viene semplicemente rifratto ma moltiplicato in cinque altri raggi di luce. Uno entra in un buco nella parete di destra, sopra un passaggio chiuso, gli altri quattro sono direzionati verso gli spigoli della stanza. In quel momento la terra trema e dal pavimento si sollevano quattro monoliti di ossidiana. Diomira, che casualmente era su uno di questi, cade rovinosamente a terra. Nel punto in cui la luce colpisce gli obelischi si trova una nicchia vuota e alle spalle di ciascuno c'è la raffigurazione di una scena.

Diomira chiede un momento di silenzio, e si concentra per decifrare il significato delle scene. Nella prima c'à il dio sole che sembra osservare dall'alto tante piccole figure umanoidi al lavoro nei campi. La seconda è simile ma al posto del sole c’è la figura felina e al di sotto gli umanoidi si trasformano in tentacoli. La terza è simile alla prima ma gli umani hanno le braccia alzate al sole alcuni piangono altri sono in ginocchio. L’ultima scena rappresenta il sole che con un gesto scuoia il felino e ne fa uscire la dea luna. La pelle del felino afflosciata a terra ricorda la raffigurazione già vista dietro al piedistallo a forma di ziggurat, ed inoltre secondo Yelena somiglia al profilo dell’isola di Tiwia.

La luce colpisce le nicchie tracciando delle forme i cui profili ricordano dei vasi. E' subito chiaro che il passo successivo è trovare i vasi corrispondenti, e tutti si mettono subito a cercare. Diomira è la più fortunata e per prima trova un vaso che corrisponde ad uno dei profili, ma quando sta per sollevarlo sente un "click", per cui si immobilizza. In quel momento l'improvvisa apparizione di uno scorpione da dietro un altro vaso fa piombare nel panico un Bastiano già duramente provato dalla sua claustrofobia. Nel correre verso l'uscita urta violentemente Diomira che cade portandosi dietro il vaso. In quell'istante si apre una botola sotto i suoi piedi, e solo grazie ai suoi riflessi riesce ad attivare un rituale che la fa saltare sul corridoio appena in tempo per evitare di restare intrappolata dalla botola che subito si è richiusa.

Bastiano è fuggito e le sue grida rieccheggiano lontane. Rodrigo gli corre dietro per controllare che non si faccia del male. I restanti tre vasi vengono individuati e raccolti, dopo che Wotan identifica una trappola che si attiva se non vengono sollevati contemporaneamente. Posizionati nelle rispettive nicchie degli obelischi, la porta si apre rivelando l'ennesimo corridoio che si perde nel buio.

Fine cinquantaseiesima puntata.


Diario a cura di Bastiano
Revisione a cura di Ohmnibus
Immagine (c) BalamTzibtah

lunedì 5 giugno 2023

Discesa verso il passaggio ad ovest

Kranion by Metzae

La voragine, pomeriggio del 2° tahner pieno (26 settembre)

"Cosa simboleggia il tempio?" si domanda Bastiano con voce sommessa. Non abbastanza per non essere sentito da Diomira, che parte con un suo personalissimo "spiegone".

La luce che sconfigge l’oscurità? La dualità tra luce ed ombra che unite proteggono il tempio? Oppure è forse una prigione per qualcuno? Di certo nella zona c’è una forte presenza divina.

Mentre Diomira parla di cose complicate (o anche cose semplici ma spiegate in modo complicato), Wotan trova e decifra alcune scritte che fanno da cornice all'enorme volto scolpito. Rappresentano due date, ed il gruppo conviene che potrebbe trattarsi dei solstizi.

Prima di tentare la discesa si eseguono alcune prove per testare il comportamento delle piattaforme: sembra possibile attivare le piattaforme in modo di averne sempre almeno due estese ed eventualmente una terza, quindi è possibile procedere in sicurezza. Bastiano e Carenna per maggior sicurezza legano due corde con asole all’estremità e le usano come fune di sicurezza aggrappandole ai portatorce. Purtroppo la corda non sarebbe in grado di reggere l'intero gruppo, e la sua utilità è principalmente psicologica.

Poco dopo aver iniziato la discesa una delle piattaforme si blocca dopo essersi estesa per soli trenta centimetri. Il passaggio così ristretto risulta molto pericoloso, ma fortunatamente l'imprevisto viene superato senza troppi problemi.

A metà discesa si iniziano a distinguere alcuni dettagli. In corrispondenza del fondo e per tutto il perimetro ci sono incisioni. In alto, dalla parte opposta rispetto al volto incontrato nella prima piattaforma, c'è un altro volto delle stesse dimensioni. Dettagli di questa incisione indicano chiaramente che fa riferimento alla luna. Ad ovest, quindi esattamente sotto al volto incontrato all'inizio, c'è un passaggio che si inoltra nell'oscurità. A destra di questo passaggio qualcosa di simile ad una piccola gabbia, e dall'interno si irradia un debole riflesso viola.

Ed è proprio sopra a questo bagliore viola che, quando l'ennesima sezione di scala si estroflette dalla parete, causa una piccola frana che va ad ingombrare il passaggio. Fortunatamente sembra possibile superare i detriti senza troppo sforzo, ma Rodrigo si accorge che nel ritrarsi la scala lascerebbe cadere le macerie sull'oggetto dai riflessi viola. Rodrigo ritiene inammissibile la distruzione di quello che potrebbe essere un tesoro prezioso, Bastiano è invece più preoccupato di risvegliare qualcosa sigillato in quell'oggetto. Il gruppo impiega quindi il tempo necessario per rimuovere i detriti e farli cadere il più lontano possibile.

Arrivati in fondo si notano ulteriori dettagli. Nella parete est, a circa cinque metri d'altezza viene notato un foro quadrato di circa 25 cm di lato di cui non si vede il fondo. Probabilmente da lì arriva la luce che attiva le scale.

Ad ovest il passaggio relativamente angusto (1,5 metri per 2 di altezza, la volta è a trapezio) che pure si perde nell'oscurità. Circa dieci metri a destra un piedistallo a forma di ziggurat alto circa un metro e mezzo e sormontato da una gabbia metallica di circa 35 cm di lato, con all'interno una meravigliosa maschera in oro ed ametista che rappresenta un teschio umano. Piedistallo e gabbia sembrano privi di trappole, sempre che la maschera non lo sia essa stessa. Bastiano è convinto di vedere qualcosa muoversi nel buio, ma ulteriori indagini non rivelano nulla... che si sia autosuggestionato per via delle precedenti esperienze con le trappole?

Tutti si allontanano a distanza di sicurezza mentre Diomira utilizza un rituale per praticare un'apertura nella gabbia. Rodrigo raccoglie la maschera prima che gli altri possano fare un passo, e la trova così invitante che non ci pensa due volte prima di indossarla. La brama si trasforma in stupore e poi in preoccupazione quando la maschera resta attaccata al suo volto come se si fosse fusa con la pelle. Altrettanto preoccupante è come la maschera ora rifletta i movimenti ed anche le espressioni del volto di Rodrigo. Diomira tenta un rituale per "scollarla", ma non sortisce nessun esito. La custode tranquillizza il Ferretti dicendogli che proverà di nuovo dopo una notte di sonno.

Per analizzare in modo dettagliato tutte le iscrizioni occorrerebbe almeno una settimana di sforzi congiunti, per cui ci si divide in quattro gruppi divisi nei quattro punti cardinali nella speranza di comprendere almeno il senso delle incisioni.

Sono rappresentate figure con uno stile molto complesso, astratto ed onirico. Dopo che si è fatto l'occhio allo stile è possibile comprendere che si tratta di figure umane occupate in varie attività quotidiane, come la raccolta del mais, la caccia, la pesca. Di tanto in tanto una figura guarda dall'alto, ed è chiaro che si tratta della stessa rappresentata all'ingresso del complesso (e la stessa rappresentata nella chiave sferica).

Osservando le scene nella parte sinistra (ovest) viene rappresentato il volto che oramai sembra chiaro essere associato al sole, mentre nella parte destra (est) questa figura lascia il posto a quella che rappresenta la luna, in corrispondenza a scene che rappresentano attività notturne.

Dietro al piedistallo a gradoni si notano scene che stonano con le restanti: alcuni individui sembrano impauriti o preoccupati da un felino minaccioso rappresentato in prossimità del pavimento e di è visibile solo una parte della testa, come se ci fosse stato timore anche solo nel rappresentarlo.

Si decide quindi di affrontare l'unico passaggio disponibile, con grande sgomento di Bastiano. Dopo una ventina di metri il passaggio si apre in un'ampia stanza in cui si accede dallo spigolo. Rodrigo, che è avanti, è il primo ad entrare, e non riesce a trattenere un'esclamazione di meraviglia per quello che gli si para innanzi...

Fine cinquantacinquesima puntata.



Diario a cura di Bastiano
Revisione a cura di Ohmnibus
Immagine (c) Metzae

lunedì 22 maggio 2023

Il tempio del Dio del Sole

ROAD by 王 琛 (wangchen-cg)

Giungla di Tiwia, sera del 1° ahoer pieno (22 settembre)

Bastiano fa conversazione con Skidso per migliorare la sua conoscenza della lingua kragan. Scopre che creano piccoli gruppi famigliari e che le loro comunità sono composte da "una mano di mani" di individui. Le comunità sono guidate da un anghmara (ossia uno sciamano). Anche tra gli anghmara c'è una gerarchia, ed il loro capo è alla guida di tutti i clan. Le femmine kragan si distinguono dai maschi principalmente dalla coda tozza e lunga, è per questo che Skidso è convinto che il gruppo sia composto da soli maschi. La coda è un segno di debolezza, in quanto impedisce alle femmine di cavalcare i lupi, mentre i maschi non hanno problemi con la loro coda corta e sottile.

Quella dei kragan è una cultura guerriera. In passato hanno combattuto prima contro i hroak e poi tra di loro. Sembra ci sia stato uno scontro tra il clan delle tre paludi ed il clan del lago, ma poi gli scontri si sono interrotti perché sono arrivati gli animali giganti che hanno reso difficile i contatti tra i due clan.

Skidzo racconta di aver viaggiato molto più di ogni altro kragan e conosce i pericoli della giungla: parla dei cinquemani, delle bestie giganti e di strani alberi delle paludi che trascinano le prede all'interno del tronco per digerirle.

Nel frattempo Diomira si apparta per eseguire dei rituali. Quando torna la seguono quattro scimmie di differenti razze. Sembra che le scimmie che l'hanno seguita dal Tempio del Re Scimmia non fossero comuni animali ma incarnazioni di spiriti che ora sono al suo comando.

Giungla di Tiwia, mattino del 1° tehner pieno (23 settembre)

Si decide di risalire il fiume finché possibile per poi proseguire a piedi. Ed infatti dopo un paio di ore di risalita le sponde diventano molto ripide, e si decide di risalirle prima che la pendenza diventi eccessiva. Si sgonfiano quindi le barche per proseguire a piedi fino a superare la cascata. Inizia a piovere.

Terre brulle di Tiwia, mattino del 2° ahner pieno (25 settembre)

Dopo due giorni di pioggia e di alternanza tra tratti a piedi ed in barca si raggiunge una zona molto strana. La giungla lascia improvvisamente il posto ad una pianura di terra brulla e arsa dal sole. E' come se una colonna di luce squarci il cielo mentre alle spalle continuano incessanti le piogge battenti.

La voragine, primo pomeriggio del 2° tahner pieno (26 settembre)

Dopo un altro giorno di cammino si intravede dietro delle dune sassose una strana costruzione, due pareti triangolari di roccia che si elevano verso l’alto come due vele. Formano tra di loro un angolo di novanta gradi, ed i lati perpendicolari al terreno si fronteggiano come due guerrieri in posa di combattimento. Distano tra loro una decina di metri, e svettano per circa venticinque. I lati perpendicolari al terreno recano un'apertura a semicerchio, e le due aperture formano un grande cerchio di cielo su una tela di arenaria. Avvicinandosi si scopre che le "vele" sono erette in corrispondenza di un gigantesco pozzo largo quarantacinque metri e profondo almeno sessanta. Al centro della cavità si erige una colonna ottagonale di pietra scura che sembra in parte assorbire la luce ed in parte rifletterla. Sui fianchi delle "vele" delle claustrofobiche rampe di scale si immergono nella roccia per spuntare in corrispondenza di una piattaforma sospesa a circa cinque metri nella voragine. La piattaforma poggia su un lato interno della cavità, e nella parete corrispondente c'è un'enorme incisione di un volto stilizzato, simile in tutto e per tutto a quello nell'artefatto sferico. Da un lato (a sinistra osservando l'incisione) la passerella si interrompe nella parete arcuata, dall'altro scende in una larga rampa di scale che però si interrompe bruscamente dopo pochi metri.

Aileen si sente stranamente attratta dal fondo della voragine, che dalla posizione attuale non è possibile vedere a causa della distanza e delle ombre quasi innaturali.

Ad intervalli irregolari lungo quello che sembra un percorso a spirale verso il fondo ci sono dei tozzi  reggi-torcia di pietra con sopra un largo cristallo trasparente.

Il volto incute un certo timore reverenziale anche se è un semplice volto scolpito nella roccia. Secondo qualcuno potrebbe rappresentare il dio del Sole.

Diomira esamina meglio il cristallo e capisce che dentro di esso c'è uno specchio. Yelena realizza che si tratta di un "mezzo specchio" ed il cristallo serve per dividere in due un raggio di luce. Mentre stanno analizzando il cristallo si accorgono che questo reagisce alla vicinanza degli artefatti. Avvicinandoli il cristallo si solleva dalla sua posizione e si ferma a mezz'aria. In base alla posizione assunta dal cristallo Yelena stabilisce che i due raggi di luce rifratti si proiettano uno verso la colonna nera al centro ed uno al cristallo successivo. Controllando le traiettorie notano nel muro un piccolo buco di circa due centimetri di larghezza e profondità che dovrebbe rappresentare il punto di origine della luce, o forse il punto di arrivo. Forse i cristalli sono azionati da qualcosa che è sotto. Combinando la luce della torcia elettrica e quella emessa dagli artefatti, Diomira e Yelena riescono ad indirizzarla verso un cristallo. Il raggio di luce viene effettivamente riflesso verso il cristallo successivo, e con un rumore di rocce che sfregano tra di loro si estende dalla parete la successiva sezione della rampa di scale. Servirebbero  però almeno due torce e molta precisione per arrivare in fondo, dato che non appena si smette di proiettare il raggio di luce sul cristallo le rampe di scale si ritraggono nella parete.

Bastiano è divorato dalla curiosità e solo dopo che gli altri hanno fatto tutti questi esperimenti trova il coraggio di affrontare le rampe di scale che danno sulla piattaforma sospesa. Appena arrivato si distrae cercando ogni tipo di traccia. Scopre che un tempo doveva esserci un ponte che dalla passerella portava alla sommità della colonna nera. Il ponte deve però essere stato intenzionalmente smantellato, dato che gli alloggiamenti dei picchetti sono stati chiusi con pezzi di pietra opportunamente lavorati. Convinto che ci sia qualcosa sulla sommità della colonna importuna Diomira finché non la convince ad inviare Nimrod. Lo spirito dall'aspetto di rapace compie una manovra circolare dall'alto sopra la colonna e quando torna dalla sua padrona le comunica di aver visto inciso nella pietra nera il volto di un felino...

Fine cinquantaquattresima puntata.


Diario a cura di Bastiano
Revisione a cura di Ohmnibus

lunedì 24 aprile 2023

Ungharaf il portatore di morte

Skidso (Henry M.I.A 1957 by Daniel Midholt)

Giungla di Tiwia, 14° tahner pieno (19 settembre)

Rodrigo utilizza ancora una volta il rituale che gli permette di mettere in comunicazione due menti, così Diomira e Skidso iniziano a scambiarsi immagini mentali. Con enorme stupore di tutti dopo pochi minuti Skidso inizia a parlare la loro lingua, dicendo che per lui è sempre stato facile capire le lingue straniere - non che gli sia capitato frequentemente di farlo.

Il kragan si rivela una grande fonte di informazioni. Non è in buoni rapporti con la tribù: è sempre stato trattato male e alla fine è stato allontanato per avere allungato le mani sulla "anghmara" (ossia la sciamana). Proviene dal clan delle tre paludi, ma parla anche del clan del lago, probabilmente quello con cui il gruppo ha fatto il primo incontro. Sembra che i due clan non siano in stretto contatto tra loro. Lui è diventato un nomade eremita e vive  nella giungla di quel poco che raccatta. Il gruppo, preoccupato per l'imminente stagione delle piogge, chiede come fanno i kragan a sopravvivere agli acquazzoni, ma Skidso non capisce e si limita a dire che quando non piove c'è l'acqua sotto, e quando piove c'è l'acqua anche sopra.

Interrogato sulle quattro creature umanoidi delle storie dei hroak (i portatori di torcia, arco e lancia, più la figura sulla nuvola) dice che hanno disseminato distruzione tra le tribù delle paludi, ma sconfissero ungharaf, il distruttore dall'unico occhio, che portava morte con "il potere dei muscoli" e quello dell'occhio velenoso che "chiunque guarda muore". Alla descrizione del faraglione di Torana, Skidso dice che potrebbe essere ungharaf, o forse una sua rappresentazione o la sua forma pietrificata. Da quel che sa quando l'occhio si apre "è molto male".

Skidso sembra riconoscere l'entità oscura incontrata da Aileen, ma sa gran ché in merito: questo genere di storie è conosciuto bene solo dagli anghmara (gli siamani).

Il gruppo chiede al kragan se conosce l'ubicazione di altri templi, e tutto contento dice di sapere dove sono "cose fatte di bella pietra".

Bastiano è molto interessato ad imparare la lingua dei kragan per conoscere meglio i suoi nemici e saper loro dire delle frasi ad effetto prima di mandarli ai creatori.

Interrogata in merito Yelena conferma che la Corporazione sarebbe molto interessata alla collaborazione di Skidso, se lui è d'accordo a seguire il gruppo fino a Torana. Diomira non si trattiene dal sottolineare ancora una volta la cupidigia della Corporazione e dei suoi collaboratori, ancora ferita per il tradimento sul segreto degli hroak. Aileen confessa che anche per lei è sempre stato facile apprendere nuovi linguaggi, ed infatti è già in grado di parlare la lingua dei kragan. "Quindi lo sgorbio non è poi così utile", pensano i più avidi, domandandosi quanto valga per la Corporazione il suo cadavere...

Ad ogni modo Skidso viene ritenuto degno di fiducia e liberato. Il kragan sembra accettare di buon grado l'idea di fare da guida al gruppo, perché anche a lui piace esplorare. Dopo aver intrattenuto un po' la compagnia con il bizzarro suono di uno strumento mai visto prima, si addormenta per terra russando sonoramente. 

Durante la notte, nel suo turno di guardia, un rumore di ramo spezzato attira l'attenzione di Bastiano. Avvicinatosi all'origine del suono ha l'impressione di essere caduto in una trappola, e decide di utilizzare il "metodo Silvy", per cui raccoglie una grossa pietra e la lancia su uno strano cespuglio spinoso. Colpito di striscio, il cespuglio emette un suono di fasciame spezzato decisamente più intenso di quanto ci si potrebbe aspettare, di fatto svegliando tutto il gruppo. Intervenuto sul posto Rodrigo ricorda di aver letto di questi "cespugli rumorosi" i cui rami contengono sacche di gas sotto pressione che amplificano il suono quando vengono spezzati, probabilmente per tenere lontani gli animali.

La notte procede senza altri incidenti.

Giungla di Tiwia, 14° sener pieno (20 settembre)

L’indomani mattina viene fatta una deviazione di un giorno per raggiungere le "rocce belle" di cui parla Skidzo.

Nascosti da rovi emergono sezioni di pareti in pietra appartenuti ad edifici ormai crollati e inglobati dalla giungla. Affiorano i resti di una strada di cui è possibile intuire solo la direzione, che da un lato sembra essere il tempio centrale, mentre dall'altra parte ci sono, in lontananza, le montagne. Sulla parete esterna di uno degli edifici più grandi ci sono dei motivi di figure antropomorfe simili per stile a quelle del tempio della grotta. Sono raffigurati anche strani uccelli a forma di pipistrello e dei "cinquimani" stilizzati.

Wotan si aggira tra le rovine, ed osservando con attenzione giunge ad alcune conclusioni. La prima è che il posto deve essere stato abbandonato almeno 600 anni prima. La seconda è che, in base alle raffigurazioni dei cinquimani, gli umanoidi erano di taglia leggermente inferiore a quella dei llud. Infine stabilisce che la società era guidata da sacerdoti, ed i culti venerati erano legati non tanto alla vegetazione quanto alla fauna. Sembra ragionevole pensare che potessero venerare il dio mostratosi ad Aileen nell’oscurità.  

Giungla di Tiwia, sera del 14° nehener pieno (21 settembre)

Dopo essere tornati al fiume ed essersi accampati, il giorno dopo il gruppo si rimette in barca con l'idea di risalire fin dove possibile il secondo affluente del lago, quello che secondo i hroak è sbarrato da una cascata. La sera tirano in secco le imbarcazioni e preparano il campo a pochi km dal punto in cui le sponde del fiume sembrano innalzarsi. Di lì a poco il fiume potrebbe smettere di essere navigabile. La compagnia si prepara ad affrontare un'altra notte, mentre le piogge sembrano essere sempre più incombenti.

Fine cinquantatreesima puntata.


Diario a cura di Bastiano
Revisione a cura di Ohmnibus
Immagine (c) Daniel Midholt

lunedì 10 aprile 2023

Enigmi nell’oscurità

Dead Snake Valley by robin saether

Tempio delle scimmie, sera del 13° enhor pieno (17 settembre)

Il campo viene allestito qualche centinaio di metri dal teatro dello scontro: è troppo tardi per rimettersi in viaggio e tra le scimmie ed i tentacoli si reputa che la zona possa essere sicura.

Attorno al fuoco ci si pone molte domante. Aileen è entrata in contatto con un'entità potentissima, forse una divinità. Racconta che i suoi poteri, che ha dall'infanzia, sull'isola si sono come risvegliati ed intensificati.

Si suppone che i kragan fossero loro addosso perché percepivano questi suoi poteri, quindi le suggeriscono di usarli se non lo stretto indispensabile. Bastiano si offre di proteggerla e si propone di fornirle una lista di persone che lui ritiene degne di punizione da parte della maschera - in particolare una certa fuorilegge dai poteri simili a quelli di Aileen.

Per quanto riguarda il viaggio si decide di tornare al lago. In base alle condizione meteorologiche decideranno poi se puntare al terzo tempio oppure se tornare a Torana.

Tempio delle scimmie, notte del 13° enhor pieno (17 settembre)

Aileen fa il turno di guardia con Bastiano. Il combattente le chiede se è in grado di percepire poteri simili al suo allo stesso modo di come faceva la sciamana. Le chiede di provare su di lui, nella speranza di essere egli stesso legato a queste terre - magari per via della sua spada. Ma Aileen non percepisce nulla se non un misto di ansia e speranza. Aileen racconta di aver posseduto da sempre questi poteri, ma di averli usati raramente per via delle reazioni di chi era presente. Sembra tuttavia che in caso di pericolo si inneschi un meccanismo di difesa che la aiuta nell'utilizzo del potere.

Rodrigo e Wotan fanno il secondo turno. Il primo è preoccupato dai poteri della ragazza, mentre il westan è più rassegnato e si domanda quando li ucciderà. Ferretti è convinto che se Aileen dovesse entrare nel tempio innescherebbe poteri troppo pericolosi per tutti, e vuole evitarlo a tutti i costi, lasciando sottintendere metodi estremi.

Diomira e Silvy fanno l'ultimo turno. La custode passa la notte a interrogare i suoi libri di religione. Ha la conferma che molte divinità legate allo Yang sono associate al buio o all'oscurità, mentre altre sono associate a forme feline, ma in nessun caso le due rappresentazioni sono usate per la stessa entità. Racconta a Silvy che quando si entrò in contatto con le popolazioni di Arborea e Torrida si ebbe un'ulteriore conferma della tangibilità degli dèi perché i culti coincidevano - sebbene ci fossero differenze minori. Alcuni rumori nel bosco attirano l'attenzione delle ragazze, per scoprire che si tratta di un gruppetto di scimmie la cui attenzione è attratta da Diomira. La custode le avvicina e le carezza, creando un legame che perdurerà anche nei giorni seguenti.

Giungla di Tiwia, 14° ahner pieno (18 settembre)

Aileen è preoccupata dal modo in cui Yelena si è astenuta di prender parte alle discussioni della sera prima. La osserva attentamente nella speranza di capire cosa le passa per la testa, ma sembra chiaro che la giovane sia concentrata sulla figura di Giannunzio e su quanto siano scolpiti i suoi pettorali.

La compagnia sta viaggiando lungo una cornice rocciosa quando durante una pausa Diomira inavvertitamente urta lo zaino con le razioni e le fa precipitare a valle.

La valle in questione è appena 10 metri più in basso, e ospita una fitta vegetazione - così fitta da aver spinto la compagnia a preferire la cornice rocciosa.

Fatto sta che Silvy e Bastiano si calano per andare a recuperare le provviste. Arrivati sul fondo vedono, riverso su alcuni tronchi spezzati, il corpo di un enorme serpente. La creatura sta ancora sanguinando, e lo zaino giace tra le sue spire. Silvy fa per legare la corda ad una delle sue frecce speciali quando la vegetazione fruscia pesantemente ed appare una mangusta grande come un pachiderma. Silvy si pietrifica e Bastiano si mette in posizione difensiva in attesa di sviluppi. Le scimmie che seguivano Diomira fuggono impaurite. Dall’alto la custode urla a Yelena di estrarre il cristallo per tentare di controllare il titano, ma a quelle grida la bestia alza lo sguardo minacciosa in direzione della voce. Wotan si cala frettolosamente urlando a Bastiano di non attaccare l’animale, ma la bestia sembra non gradire l'intromissione rumorosa e nel cercarne la fonte incrocia invece gli sguardi di Bastiano e Silvy, ancora immobile con la freccia incoccata.

Wotan si avvicina e grazie alla sua capacità di comunicare con gli animali lo convince che non hanno cattive intenzioni e di continuare il suo pasto. La mangusta gigante allora inizia a trascinare via il pesante corpo del serpente fino ad essere inghiottiti nella foresta.

La borsa viene recuperata e Silvy raccoglie una grossa squama sanguinolenta per chissà quali scopi.

Giungla di Tiwia, 14° tahner pieno (19 settembre)

Diomira racconta che durante la notte ha studiato il bastone del Re scimmia, scoprendo che può allungarsi a piacimento fino a trenta metri ed è in grado di sostenere un peso enorme. Sembra impossibile romperlo, ed ogni tentativo lo fa semplicemente accorciare. Ha una chiara aura di attrazione nei confronti delle scimmie, e sembrano essere presenti anche altri poteri latenti non ancora identificati.

La compagnia raggiunge il ponte dove hanno incontrato per la prima volta la sciamana kragan. Sembra essere stato rinforzato da viticci naturali la cui crescita è stata in qualche modo accelerata.

Dopo circa mezz’ora si sentono delle imprecazioni in una lingua sconosciuta provenire dal bosco. Secondo Wotan sembrerebbe qualcuno che si sta lamentando per essere caduto in una trappola, forse si tratta di un kragan. Avanzando cautamente si accorgono trattarsi effettivamente di un cavalcalupi la cui gamba è incastrata in una ramificazione a V, la caviglia messa in trazione da un cappio teso irraggiungibile dalle sue mani. La creatura è piuttosto brutta anche per gli standard dei kragan. Quasi completamente calvo, i lati e la parte posteriore della testa sono caratterizzati da una chioma di capelli impazziti. Il vestiario è stranamente colorato per gli standard dei kragan visti finora, sebbene i colori siano molto slavati. Anche il volto è colorato, da pitture blu, anche se l'attenzione è catturata dagli incisivi larghi e sporgenti. Sembra capire almeno in parte la lingua parlata dal gruppo, e si presenta come Skidso. Legato e liberato dalla trappola viene portato da Rodrigo per stabilire un ponte mentale, ma si rifiuta di farlo in prima persona, cosicché Diomira ancora una volta viene convinta a comunicare con lo straniero per mezzo dei poteri del Ferretti.

Fine cinquantaduesima puntata.



Diario a cura di Bastiano
Revisione a cura di Ohmnibus
Immagine (c) robin saether

lunedì 3 aprile 2023

La ragazza della notte e lo sfacciato guerriero

Bruto kragan (Three Eyed Brute by Tim Kaupp)

Tempio delle scimmie, pomeriggio del 13° enhor pieno (17 settembre)

Mentre gli altri affrontano la stretta e rudimentale scalinata, Bastiano rimane a proteggere l'affaccio sul fiume. La via porta verso il buio, dato che la parte superiore della fenditura è stata coperta da un fitto groviglio di radici e sottobosco.

Mentre Wotan apre un varco utilizzando i suoi poteri, Aileen trova un'apertura laterale nascosta da una grossa radice. Attratta dall'oscurità al di là di questa, avvisa Yelena di voler ispezionare, e si inoltra. Pochi passi ed Aileen viene letteralmente inghiottita dal buio. Yelena e Carenna notano subito che qualcosa non sta andando per il verso giusto, ed illuminano con la torcia l'apertura. Ma questa si rivela essere profonda solo un metro e mezzo, e di Aileen nessuna traccia.

Nello stesso momento il primo dei bruti raggiunge l'affaccio sul fiume e fronteggia Bastiano. Il combattente colpisce il bruto, ma il suo tremendo colpo ha il solo effetto di farlo infuriare ulteriormente. La sua risposta è come un maglio, e scaglia Bastiano addosso a Rodrigo sbilanciandolo. Rodrigo riesce comunque ad attirare l'attenzione del bruto facendolo entrare ancor più nella fenditura: sperando di ucciderlo rapidamente, in questo modo il suo corpo ostruirebbe il passaggio agli altri cavalcalupi.

Silvy e Wotan escono all'aperto, e notano la presenza di un gran numero di scimmie che stanno aggredendo i cavalcalupi. Non si sentono più i loro corni, ed è forse per questo che le scimmie li stanno attaccando.

Silvy tenta di comunicare con le scimmie offrendo una manciata di noci d'argento ed un corno da caccia (sottratto tempo prima ad un bandito), ma le scimmie non mostrano interesse, preferendo continuare ad aggredire i cavalcalupi.

Bastiano colpisce a morte il bruto, ma in quel momento arriva anche il secondo. Questi invece di spostare il corpo dell'altro per attaccarli, inizia a lanciare loro cavalcalupi come fossero bambole di pezza. Il primo cade tra Diomira e Rodrigo. La custode non perde tempo e lo attacca subito con un lampo di luce, mancandolo.

Silvy aiuta per un po' le scimmie, ma si accorge presto che il suo aiuto è di scarsa utilità e soprattutto non sembra essere apprezzato dalle scimmie.

Il bruto continua a lanciare cavalcalupi oltre Diomira, che continua ad attaccarli con lampi di luce tagliente mentre da dietro Rodrigo fa saettare la sua lancia per tenerli a bada.

Wotan utilizza nuovamente il suo potere per allargare l'uscita dalla fenditura, ma nel farlo provoca una piccola frana ai danni di Diomira.

Nella parte bassa della scalinata Bastiano capisce che il bruto non vuole affrontarlo, allora risale fino a superare Diomira per fronteggiare il cavalcalupi e sazia la sua sete di vendetta falciandone due.

Luogo ignoto, pomeriggio del 13° enhor pieno (17 settembre)

Aileen si rende conto di non trovarsi più nell'angusta fenditura. Percepisce una oscurità più profonda del buio materializzarsi in tentacoli. Vorticano e si intrecciano fino a formare una maschera dai tratti squadrati raffiguranti un felino. La maschera le parla: “finalmente ci incontriamo, è da molto che ti sto chiamando”. Aileen vede nella sua mente l’immagine dei suoi compagni e di quello che accade all’esterno come se la vedesse da ogni angolazione contemporaneamente. E la maschera parla nuovamente, questa colta ponendo una domanda: “Chi sono i tuoi amici e chi i nemici? Chi ritieni degno di essere punito dall’oscurità?” Aileen risponde.

Tempio delle scimmie, pomeriggio del 13° enhor pieno (17 settembre)

Dalle pareti della fenditura e dal terreno trasuda un liquido scuro e denso che si prolunga in tentacoli di oscurità, del tutto simili a quelli comandati dalla stessa Aileen, ma su più vasta scala. I tentacoli avviluppano i cavalcalupi rimasti per poi stringendoli fino a stritolarli tra sinistri scricchiolii di ossa spezzate.

Carenna e Yelena assistono con orrore alla fuoriuscita dalla fenditura laterale di un'escrescenza bulbosa di melma nera. Questa dopo essersi gonfiata fino a toccare la parete opposta scoppia come un bubbone, lasciando al suo posto Aileen, che ammicca come se fosse stata appena svegliata da un sogno. L'oscurità che riempiva il passaggio laterale ora è scomparsa, ed è evidente che si tratti di una nicchia di poco più di un metro.

Bastiano vuole accertarsi che la minaccia dei cavalcalupi sia finita e corre verso il cadavere della sciamana, uccidendo i pochi lupi in fin di vita che incontra. Rinviene sul corpo un sacchetto di semi di fuoco, e sembra che il suo bastone abbia residui magici in grado di dare un aiuto in caso di movimento in zone paludose. Wotan stabilisce che l'origine del potere nel bastone è sciamanico, e lo prende in custodia.

Rodrigo e Diomira senza consultarsi con gli altri decidono di richiamare lo spirito nel corpo della sciamana per interrogarla. Diomira è inizialmente perplessa, ma Rodrigo la convince dicendo di essere a conoscenza di un rituale per farlo. Scoprono così che i kragan, così chiamano se stessi i cavalcalupi, cercavano la ragazza della notte e lo sfacciato guerriero che si è opposto alla sciamana. La ragazza è portatrice della connessione con questi luoghi. I kragan avevano intenzione di piegare la sua volonta per ottenere un potere inimmaginabile.

Le pietre blu hanno invece il potere di controllare i titani.

Tuona che altri verranno dopo di lei per completare la missione e l’intero popolo dei kragan vorrà vendetta. Prima di andare per sempre maledice i due: “non ci sarà notte che voi possiate dormire tranquilli senza che ci sia qualcuno a controllarvi. Prima o poi il vostro sangue sarà pieno del veleno delle nostre frecce, e soffocherete nei vostri umori”.

I due decidono di tenere per sé queste informazioni, ma non tengono conto di Bastiano che si aggirava nei paraggi ed ha sentito tutto.

Il gruppo si riposa e prepara il campo per la notte. Aileen sfoglia i suoi libri di arcanologia, e si convince che la maschera possa essere la manifestazione di una qualche divinità terrena, anche se non sa ancora quale...

Fine cinquantunesima puntata.


Diario a cura di Bastiano
Revisione a cura di Ohmnibus
Immagine (c) Tim Kaupp